

Traduzione in italiano a cura di Cristiana. Leggi la versione originale.
David Sylvian, 45, nacque David Batt nel 1958 e crebbe a Lewisham. Con suo fratello Steve formò il gruppo Japan negli anni Settanta, entrando nelle classifiche nel 1982 con Ghost. Fu definito l’uomo più bello del mondo. Il suo primo album da solista, Brilliant Trees, uscì nel 1984; ha posto le basi di una carriera che si è distaccata lentamente e ponderatamente dal mondo del pop verso una via filosofica di vita e musica sulla east coast in America, dove vive con la sua famiglia. Il suo vecchio catalogo al momento sta per essere rimasterizzato e riconfezionato.
Dire che hai passato la vita cercando di sfuggire alla tua infanzia corrisponde al vero?
Non è stata un’infanzia felice. L’impulso iniziale è stato quello di fuggire lontano, perché così si riesce a creare abbastanza distanza per poterla elaborare con un senso di sicurezza. Ci fu una conscia virata da ogni cosa che rappresentasse l’infanzia. E l’impulso è ancora quello di correre…
C’è qualcosa della periferia inglese che ti turba?
Beh, il paesaggio diventa un punto di riferimento per l’emozione. Così, sicuro, prendere un treno per i dintorni di Londra sarebbe un viaggio da fare. Mi causerebbe molto disagio ma, nello stesso tempo, a questo punto della mia vita, avrebbe un enorme fascino – perché sono maggiormente affascinato da ciò che mi mette a disagio piuttosto che da ciò che mi mette a mio agio. Se tu raggiungi quel punto nella vita in cui sei interessato solo allo star bene, potresti benissimo fermarti… io ho il desiderio di dare senso a qualsiasi cosa mi spaventi, a ciò che mi trattiene dall’avere esperienza della vita così com’è.
Pensi di avere esperienza della vita “così com’è” vivendo negli States?
No. Penso che ti trascini dietro il tuo bagaglio ovunque tu vada. Non c’è modo di scappare. C’è solo l’illusione della fuga.
Avere figli ha pesato sulle tue paure?
Si, assolutamente. Cominciai a dimenticarmi di me stesso. Penso che l’ambiente ove sono cresciuto fu terribilmente indimenticabile, per certi versi. Avere figli e vedere il mondo attraverso i loro occhi, ti invita a rivivere l’esperienza della tua infanzia. Improvvisamente certe cose che avevi completamente dimenticate tornano con reale chiarezza, no? Ma qualche volta le ferite vanno molto, molto nel profondo. Sai, i bambini non arrivano nel mondo privi di bagaglio. Rispondono al mondo in modi molto differenti. È stabilito, preordinato, e non importa in quali condizioni siano perché avverrà comunque. Il che significa stare ad occhi aperti. Io ovviamente venni al mondo con un particolare bagaglio che non mi permise di adattarmi bene al mio ambiente.
La musica pop è una carriera piuttosto buona se sei interessato alla fuga, al camuffamento, quel genere di cose. Come pensi saresti finito se non fossi diventato una pop star?
Non penso sarei sopravvissuto.
Saresti stato un suicida?
Cosa ti rese così infelice?
A quale dei tuoi progetti sei più affezionato?
Probabilmente Brilliant Trees. C’era una specie di senso dell’avventura nel fare il primo solo album, nell’incontrare quei musicisti meravigliosi per la prima volta ed in un posto sconosciuto a tutti noi – Berlino – e non avendo mai scambiato una parola con nessuno di loro prima… quel senso di non collocazione aveva come liberato la mente dei musicisti portandoli ad un più grande impegno come esecutori.
In effetti la tua musica è molto scombussolante – hai bisogno di provare un senso di personale subbuglio per stare bene?
Interessante. Negli anni passatiti avrei detto si, era vero – da cui la mia presenza / assenza nel mio stesso lavoro. Ma per gli ultimi vent’anni non è stato questo il caso. Sto tentando di entrare in una realtà più grande: l’essenza del momento. Una volta là, il tempo si dilata, come nei sogni. C’è una profondità che cambia la tua prospettiva, il tuo livello di consapevolezza ed il tuo apprezzamento per ciò che sta davvero succedendo.
La musica non sembra mai superare l’andatura da passeggiata
Hah. Beh, sono sempre stato attratto dai tempi lenti. Anche con i Japan, portavo una canzone in prova e mio fratello diceva “Gesù, non puoi scrivere qualcosa con un tempo un po’ più veloce?” Ma no, semplicemente non potevo. Hmm suppongo di voler essere mesmerizzato. Non voglio essere provocato. E se tu aumenti oltre un certo tempo, è provocatorio. È insistente – ti sentirai in quel modo… voglio accendere una relazione con l’ascoltatore, sedurlo.
Nella vita ti vedi come un seduttore o un sedotto?
Penso che il lavoro sia seduttivo. Se è il timbro, la grana della voce, il contesto, i suoni usati nella composizione non so ma si, là di sicuro c’è un elemento di seduzione. Ma mi piace anche essere sedotto. Mi piace essere catturato da qualcosa, tirato dentro contro la mia volontà. Così, se sono affascinato da qualcosa, sono spesso molto grato di trovarmi in un panorama completamente differente.
Il recente album con Derek Bailey (Blemish) è stato come un viaggio in treno verso Lewisham?
Assolutamente. Si trattava di qualcosa che non riuscivo ad affrontare nella vita reale. Andai in studio, chiusi la porta ed affondai, più giù di quanto dovessi, nelle emozioni che non erano profonde, per cominciare. Come l’odio, per esempio. Il livello di odio che stavo sperimentando non era così intenso ma volevo sfidarmi per scoprire come ci si sente. Usai quasi una modalità di scrittura automatica.
Che stai leggendo a letto?
Mi sono dedicato alla poesia, per un po’ – poesia e libri sulla pratica spirituale
Ti ha affaticato il diventare la persona che sei adesso?
Oh, se fosse uno sforzo essere ciò che sono adesso sarei completamente sul sentiero sbagliato. Sarei incasinato. Il solo modo in cui può funzionare è essere, senza sforzo ... Inspira, espira – ed è tutto là e puoi lasciar andare qualsiasi altra cosa.