[1999 - Corriere del Ticino] Segui la tua beatitudine di Roberto Gatti





La Virgin ha appena pubblicato il suo nuovo album, intitolato «Dead bees on a cake» - Un'opera a cui hanno collaborato Marc Ribot, Bill Frisell, Kenny Wheeler e Ryuichi Sakamoto.
A distanza immemorabile dal suo ultimo album solista, David Sylvian - ex leader dei Japan e per molto tempo collaboratore strettissimo di Robert Fripp - ritorna allo scoperto con un nuovissimo, interessantissimo lavoro. Dove chiama a raccolta alcuni dei suoi musicisti prediletti (dai chitarristi Marc Ribot e Bill Frisell al trombettista Kenny Wheeler, dal percussionista Talvin Singh al multistrumentista Ryuichi Sakamoto), ma dove, sostanzialmente, fa tutto lui in prima persona. E cioè compone e arrangia, suona canta ed esegue: proprio come capita a tutti i solisti (meglio: solipsisti) degni di questo nome. Ha anche un titolo alquanto particolare, questo delizioso lavoro in quattordici canzoni appena edito dalla Virgin: si chiama Dead bees on a cake, api morte su un dolce, e ricorda da vicino quell'altro titolo leggendario - Flees in custard, pulci nella crema - con cui, più di vent'anni fa, l'incommensurabile Lol Coxhill - sassofonista immenso, avanguardista della più bell'acqua, sperimentatore tanto duttile quanto radicale - fece breccia nel cuore durissimo dei punk-rocker della Gran Bretagna intera. Ma in questo caso, a detta di Sylvian, il titolo ha tutt'altro simbolismo e tutt'altra valenza. Che lui, di passaggio a Milano per qualche ora, giusto per concedere qualche rapidissima intervista, è ben lieto di svelare: gentilissimo e disponibilissimo come sempre.

Dunque, mister Sylvian: ci vuole spiegare l'arcano che si cela dietro un titolo così anomalo?
"È proprio un titolo bizzarro, me ne rendo perfettamente conto. C'è un bel po' di sana follia lì dentro, e sono assolutamente certo di aver "covato" a lungo dentro di me questo titolo, senza mai decidermi ad utilizzarlo. E se alla fine mi sono buttato... è solo perché non riuscivo a trovare nient'altro di più appropriato. Ma comunque mi piace molto l'immaginario che evoca, che va perfettamente bene una volta che ti sei immesso su un certo tipo di percorso... un percorso molto spirituale, voglio dire. Perché, lì dentro, c'è una sorta di unione nella consapevolezza, l'oggetto del desiderio e la morte del sé, e il tutto condito con un bel po' di humour, che non fa davvero male... Ma non so se mi sono spiegato...".

Forse sì. E in ogni caso avevamo il sospetto che ci fosse un bel po' di spiritualità, dentro Dead bees on a cake ...
"Sospetto più che legittimo, mi creda. In quest'album, infatti, ci sono canzoni di devozione, canzoni d'amore e canzoni che semplicemente celebrano... la bellezza della vita in sé: e questo è perfettamente coerente - I suppose - con la mia concezione dell'esistenza. Infatti, io e mia moglie Ingrid pratichiamo l'induismo, e questo perché il cammino della vita ci ha portati a incontrare un discreto numero di maestri hindu, ma siamo tutt'altro che dogmatici: al contrario, siamo aperti a tantissime altre esperienze. Insomma, cerchiamo di comportarci proprio come raccomandava il grande antroposofo Joseph Campbell quando diceva: "segui la tua beatitudine". È quanto tentiamo di fare ogni giorno, e proprio per questo riteniamo molto pericoloso cristallizzarci dentro strutture rigide, sia esistenziali che artistiche".

E in ogni caso una delle canzoni più belle dell'album, Praise, vede la partecipazione di una grande cantante indiana, Shree Maa...
"Certo, ma vorrei semplicemente far presente che Shree Maa non è soltanto una vocalist straordinaria: è, soprattutto, una santa ancor più straordinaria. Shree Maa ha dedicato a Dio l'intera sua esistenza, e proprio per questo - per purificarsi e santificarsi - ha abbandonato giovanissima la sua famiglia, per vivere in solitudine nella foresta indiana. E proprio per questo - vorrei sottolinearlo - canta in una maniera così splendida: il suo canto è così puro, così "mobile" e aperto, così pregno di amore per la vita e per l'Ineffabile, che non può davvero non toccare i sentimenti più alti di chi l'ascolta. Anche con noi è successa la stessa, identica cosa: Shree Maa è venuta a farci visita a Minneapolis, dove ora abitiamo, e ci ha conquistati immediatamente. E proprio per questo la vorrei pubblicamente ringraziare!".

Nel suo disco ci sono anche molti riferimenti agli elementi della natura, i cieli e la luce soprattutto...
"Già. Per strano che possa sembrare, Minneapolis ha una luce bellissima: anche in pieno inverno il suo cielo assomiglia a una sorta di cristallo blu, molto luminoso e trasparente. Ed è anche più affascinante in primavera, quando si scatenano all'improvviso certe tempeste violentissime... Ad ogni modo, ci sono molte immagini anche del luogo dove vivevamo in precedenza: le colline di Napa, in California. Un posto veramente magico, incantato, lontanissimo dal traffico e dalla "civiltà". Dove cantare era un'esperienza a dir poco sublime".

Prima di chiudere, mister Sylvian, ci vuol dire qualcosa a proposito degli altri musicisti presenti in Dead bees on a cake?
"Con grandissimo piacere. Con Kenny Wheeler non lavoravo più da moltissimo tempo, ma lui è un trombettista talmente straordinario che sarebbe stato un autentico delitto non chiamarlo per questo mio album. Con Marc Ribot, invece, non avevo mai lavorato in precedenza, ma un pomeriggio - chissà mai perché - lui ha voluto regalarmi un bel po' di materiale di sua composizione: tutto straordinario, devo dire. Ed è così che è iniziata la nostra collaborazione. Quanto a Bill Frisell, con lui avevo lavorato molto brevemente in passato, e mi ero trovato meravigliosamente bene: così, poiché avevamo ancora moltissimi aspetti musicali da approfondire, ho pensato bene di convocarlo...".

E Ryuichi Sakamoto?
"Beh, Ryuichi è un caso a parte: più unico che raro, per essere precisi. Lui è entrato nella mia vita in un momento veramente topico, quando mi sentivo assolutamente frustrato perché non riuscivo a trasporre nelle liriche i sentimenti che provavo nella mente e nel cuore. Mi telefonò un giorno per offrirmi su un piatto d'argento la colonna sonora di Merry Christmas, mister Lawrence, e ricordo che bastò quel gesto, tanto semplice quanto generoso, per farmi vedere la vita con tutt'altri occhi. Non so come ringraziarlo, davvero!".