[1989 - Rockerilla] Sideral di Alessandro Calovolo

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[1989 - Rockerilla] Sideral di Alessandro Calovolo
[1989 - Rockerilla] Sideral di Alessandro Calovolo
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[1989 - Rockerilla] Sideral di Alessandro Calovolo


Ringrazio "Barbara/bamboomusic70" per aver condiviso le scansioni di questo articolo.



Suppongo che ciascuno di noi abbia uno speciale modo di riferirsi ai musicisti che sono più importanti per ciò che concerne la propria esistenza di ascoltatore e di essere umano. Molte volte, da quando ho iniziato ad interessarmi di musica, ho provato ad interrogarmi sui motivi che mi spingevano a preferire determinati compositori ad altri, ed anche sul perché la mia concentrazione nel corso del tempo tornasse a riferirsi sempre più spesso e sempre più intensamente ad un certo numero di nomi per me fondamentali. Questo accade a tutti, mi dicevo, a prescindere dai molteplici generi musicali per i quali ciascun individuo sente di avere maggiore affinità. Ciononostante la tentazione più forte era quella di sostenere il mio trasporto emotivo con l'ausilio di aggettivi altisonanti, complicate iperboli e toni apocalittici per tentare di rendere ciò che mi appassionava qualcosa di unico ed inestimabile. Adesso questa attutidine non mi sembra più plausibile, perché sono convinto che ognuno possa e debba giungere ad apprezzare ciò che la musica può offrire alla propria esistenza secondo le proprie facoltà percettive. Soprattutto, secondo la propria sensibilità. Oggi pomeriggio, simpatica giornata sul limitare di settembre, mi son nuovamente trovato a interrogare David Sylvian, che ha pronto il suo secondo LP registrato con Holger Czukai ("Flux and Mutability") ed un bel singolo ("Pop Song") fattomi gentilmente pervenire dalla Virgin (Thanks Clayre), la cui pubblicazione è prevista per ottobre. David è sempre di una gentilezza totale, eppure mi pare più risoluto, più energico ed entusiasta. Intorno a noi è la serenità d'un ideale.

Ciao Mr. Sylvian. Parliamo di "Flux and Mutability".
DS: -Come ti pare. L'opera consta di due composizioni strumentali, eccezion fatta per intermittenti porzioni vocali campionate dall'archivio esotico di Holger, inserite sulla prima facciata (da lui composta). E' un disco nato dal nostro attuale interesse nei confronti dell'improvvisazione. Partendo da alcuni spunti compositivi predelineati, ci siamo avventurati lungo una corrente espressiva spontanea ed inarrestabile. Gli stimoli provenienti dal comporre coi sintetizzatori hanno assunto un ruolo catalizzatore nel presenziare alla metamorfosi dei suoni. Questo disco manifesta il cambiamento nel suo divenire.

E' abbastanza logico collegare "Flux..." a "Plight and Prcmonltion", però ho avuto l'Impressione che "Mutability", da te elaborata, sia in qualche modo più rarefatta ed introspettiva della precedente "Premonition". Un'opinione in proposito?
DS: -Probabilmente questo corrisponde al cambiamento che ha interessato la mia attitudine compositiva negli scorsi due anni. Sono sempre più rivolto all'essenzialità, a definire le mie idee musicali senza eccessive mediazioni. D'altro canto, ti posso assicurare che "Mutability" mi pare una delle mie opere più rilassanti e serene: è quasi un brano di easy-listening".

Hai avuto occasione di ascoltare il nuovo 33 girl dei mitici Can? Che cosa ne pensi?

DS: -Sì, Holger mi ha fatto ascoltare alcuni demos. Temo di non essere la persona più indicata per esprimere un parere significativo sull'attuale corso intrapreso dai Can: ho seguito la loro carriera in modo piuttosto estemporaneo. Il nuovo disco mi piace, comunque. Ho la sensazione che il loro suono contemporaneo sia più accessibile di quello elaborato e proposto nei primi anni '70-

Ed il tuo nuovo singolo, "Pop Song"? Si può considerare un preludio a nuove possibilità?
DS: -In un certo, remoto senso, direi di sì. Anche se non ci sarà nessun nuovo LP per David Sylvian solista nel 1989. "Pop Song" è una canzone che ho composto ed inciso come episodio isolato ed a sé stante. Non ha la minima possibilità di essere un hit, e la amo per questo. E' intrisa d'ironia, di rabbia e disillusione traslate in melanconia. Direi che le parole utilizzate nel testo sono molto esplicite in questo senso: pensa a ciò che va in classifica in questo periodo... Ma non me ne importa nulla, mi sembra palese che il successo commerciale non mi interessa. L'ho avuto, l'ho abbandonato.

Dopo dieci anni, e forse più, dal tuo esordio, come consideri la scena musicale odierna, David? Senti di farne parte?
DS: -Suppongo di sì, dato che continuo a comporre e ad incidere. Non seguo più il procedere del corso musicale perché non esiste quasi nulla che mi interessi o mi appassioni in modo più intenso di ciò che voglio concretizzare. Riconosco che esistono prodotti tecnicamente notevoli, e formazioni e solisti che sicuramente godono d'un folto numero di estimatori. Ho profondo rispetto per il gusto personale di ciascuno, ma non voglio esprimere giudizi a proposito di musica che non ha nulla in comune con la mia vita, e in definitiva per me non esiste. Sarebbe del tutto inutile.

Ascoltando la splendida "Pop Song" ed il suo retro, "A Brief Conversation", si nota una spiccata propensione ad astrazioni armoniche quasi...
DS: -Improvvisate? Ribadisco il concetto, per me l'improvvisazione è la soluzione espressiva più stimolante, adesso. "A Brief Conversation" costituisce forse il punto più estremo cui mi sono spinto in questa direzione. Ho collaborato con il jazzista inglese John Taylor, che ha contrapposto il suo stile affilato e nervoso alle mie elaborazioni melodiche, e tutto il brano è risultato pervaso da questa tensione. Credo di aver raggiunto un risultato, per il mio stile abituale, piuttosto curioso.

La tua ormai consolidata amicizia con Holger Czukai...
DS: -Holger è un personaggio dall'incredibile umanità: ha un'eccentricità stratosferica, il candore e l'entusiasmo di un bimbo, le intuizioni e la perspicacia di un genio. La nostra amicizia, come ricorderai, si è consolidata a Berlino, ai tempi di "Brilliant Trees", e da allora ci siamo sempre tenuti in contatto. Abbiamo perciò registrato "Plight..." nel suo studio di Colonia. Dovresti davvero vederlo. Che luogo fantastico! Dall'esterno pare uno stabile bombardato durante la seconda guerra mondiale (a quell'epoca in realtà era una sala cinematografica), pare che debba crollare da un momento all'altro, però è solidissimo. Holger lo ha allestito come una vera e propria sala prove, un luogo sempre pronto ad accogliere la miriade di musicisti che lo vanno continuamente a trovare. Così il suo studio è una specie di santuario dell'improwisazione: ogni strumentista ha il suo spazio acusticamente ottimale ed attrezzato affinché possa sentirsi il più possibile a proprio agio ed ispirato a seguire la propria fantasia, ad esprimere al massimo le proprie idee e capacità. Quello studio è un luogo magico.

Perché sull' EP di "Pop Song" hai incluso solo la parte più quieta della soundtrack che componesti due anni or sono per il balletto 'Kin'?

DS: -Perché ne era il tema conduttore, quella che per me rappresenta la parte più importante del mio impegno compositivo. Molte delle parti più dinamiche mi erano altrettanto care, in verità, ma l'approssimativa qualità delle registrazioni ne ha precluso la trasposizione su vinile.

Se ricordo bene, all'epoca del nostro primo colloquio, mi dicesti che rimpiangevi di non aver potuto includere la splendida "Ride" tra i brani di "Secrets of the Beehive", e che sarebbe perciò comparsa come singolo nel 1988. Perché ciò non è accaduto?
DS: -Perché nel frattempo ho avuto alcuni ripensamenti a proposito del suo arrangiamento, e mi è parso opportuno attendere di poterla presentare nella struttura più efficace. Comparirà nel mio prossimo LP, da qualche parte nel 1990.


Questo significa che continuerai la tua attività solista?
DS: -Certo, è molto importante per me. Però, se ti dicessi che....

Se mi dicessi che... cosa?
DS: -Che il mio più immediato progetto riguarda la collaborazione con musicisti chiamati Mick Karn, Steve Jansen e Richard Barbieri....

Ne sarei sorpreso ed incuriosito. Di che cosa si tratta?
DS: -So quello che forse stai pensando. Allora è meglio essere chiari, anzi lapidari. I Japan NON si riformeranno. Il progetto coinvolgente questi miei antichi compagni, ed amici di sempre, corrisponde al desiderio di misurarci assieme con un nuovo stile musicale, con forti componenti jazzistiche e una notevole dose di improvvisazione. Abbiamo registrato parecchio materiale, con la produzione ed il contributo chitarristico di Michael Brook (da lungo tempo collaboratore di Brian Eno, Daniel Lanois ed in generale del 'giro' Opal, ndr). Forse terremo dei concerti e certo pubblicheremo un album nella primavera del prossimo anno.

Non temi che il verificarsi di un simile sodalizio possa in qualche modo incoraggiare sconsiderate aspettative da parte dei più nostalgici fans del Japan?
DS: -E' una possibilità, ma non ci preoccupa più di tanto. Innanzitutto la nostra formazione avrà un nome diverso, non
farà alcun riferimento al nostro passato repertorio di componenti dei Japan, e non tenterà nel modo più assoluto di far rivivere ciò che è stato. Inoltre, e sono categorico su questo punto, la mia carriera solista è ciò a cui tengo di più, prova ne sia che sto già attivamente lavorando al mio quarto album. Inoltre ritengo che il pubblico sia perfettamente in grado di giudicare questa nostra nuova fase senza preconcetti di sorta. Se poi qualcuno supporrà di seguire degli spettri, avrà delle drastiche sorprese....

Come hai vissuto l'esperienza 'live' del tour "In Pralse of the Shaman"?
DS: -E' stata un'esperienza, come hai detto. Dilatata in mesi e continenti, ricca di soddisfazioni, contrattempi e controsensi. Assolutamente inestimabile per l'atmosfera e la riuscita dei concerti italiani. Mai, in tutta la mia vita, ho provato simili emozioni. Idem dicasi per i miei compagni: eravamo tutti estatici e commossi per le accoglienze ultraterrene che l'audience italiana ci ha riservato. Non avremmo mai osato immaginare che fosse possibile avere un simile rapporto di confidenza totale, e totale comunione, con la gente pervenuta ad ascoltarci in concerto.

Come procede il tuo rapporto di amicizia/collaborazione con Ryuichi Sakamoto?
DS: -L'amicizia, ormai pluriennale, è saldissima. Roo era a Londra la settimana scorsa, ci siamo incontrati e divertiti un mondo. Musicalmente parlando, le nostre strade si sono di nuovo separate dopo "Secrets..." e non penso che s'intersecheranno nuovamente molto presto. Tant'è.

E' vero che hai registrato del materiale con Laurie Anderson?
DS: -La stimo molto, ma non la conosco personalmente. Non escludo che questa ipotesi potrebbe realizzarsi in futuro, e del resto mi piacerebbe anche collaborare con Kate Bush. Per il momento, comunque, non esiste alcun risultato di simili combinazioni. Vedremo.

Beh, la domanda non era del tutto casuale. Il musicista britannico a te più vicino è probabilmente Peter Gabriel... Che opinione hai di lui? Hai ascoltato il suo più recente lavoro, "Passion"?
DS: -Gabriel è senza alcun dubbio un artista che ha saputo realizzare delle opere molto significative e raffinate, e "Passion" mi pare il suo lavoro più incisivo e stimolante. Per essere totalmente sincero, anche se il suo disco mi ha entusiasmato, non ho potuto far a meno di considerare che non avesse molto senso reinterpretare dei brani di musica etnica già di per sé molto belli nelle loro esecuzioni originali.

Più che giusto. Permettimi, però, un'osservazione da 'amico del giaguaro'. Se non sbaglio anche buona parte del materiale presente su "Tin Drum" era di derivazione etnica...
DS: -Verissimo. Ed altrettanto vero è che quel disco risale al 1981, e che l'unico termine di paragone (per quanto diversissimo) all'epoca era quel capolavoro di "My Life in the Bush of Ghosts", di Eno e Byrne. I climi musicali erano molto differenti da quelli attuali, io ero molto differente dal David Sylvian attuale. Forse allora un certo tipo di intervento sonoro su materiale etnico preesistente mi pareva più plausibile. Forse ti parrò incoerente, ma sono cambiato così come le mie opinioni in proposito. Sta di fatto che adesso, a quasi dieci anni di distanza, tutti compiono il medesimo tipo di operazione. Ognuno ne ricavi il senso che vuole. Questo detto, la mia ammirazione per un disco come "Passion" rimane totale.

Come David Sylvian si predispone agli anni '90?
DS: -Come un qualsiasi altro essere umano, timori e speranze inclusi. Non amo formulare promesse, dico solo che mi rivolgo ai prossimi anni con la convinzione che saranno i più importanti e cruciali per me. Questo è perché sono convinto che lo saranno anche per il mio pubblico. La mia via sarà risolutamente indirizzata verso l'essenza delle persone, delle situazioni, delle cose. II cammino vero e proprio del musicista David Sylvian inizia solo adesso».

Per una strana coincidenza, appena rientrato dal colloquio con David, il notiziario televisivo tardomeridiano diffonde nella quiete della mia casetta periferica le prime fotografìe giunte alla terra dal pianeta Nettuno, dei suoi tratti misteriosi e delle sue lune. Codeste son davvero peculiari. Nereide perché ha uno dei nomi più belli attribuiti ad un corpo celeste, e Tritone perché è l'unico satellite del sistema solare che si muova seguendo un'orbita contraria a quella del suo pianeta. A quanto pare il Voyager 2 ha fatto proprio un bel lavoro. "...My favourite pop song...".