

Ringrazio "Barbara/bamboomusic70" per aver condiviso le scansioni di questo articolo.
Il filo e così sottile. L'abisso è così profondo...
Sempliciotto e soave (?) dirigo le mie membra atterrite verso una qualsiasi circostanza. L'impaziente immaginazione solleva per me la grata dell'arena in uno svagato meriggio ottobrino. Tra pochi secoli, brividi, secondi dialogherò per la prima volta con mr. David Sylvian. Chi sa... o chissà? Stilizzatissime segretarie in operosa coorte, l'incontro estasiarne con la tenerissima publicity-vamp Connie Fila pello (che non si occupa di David, ma condivide gli uffici del suo manager Richard Chadwick), l'impagabile entusiasmo di mr. Dino (Virgin), Yuka Fuji che appare fugace e turchese da una porta. Questo e un resoconto sincero ed intimidito. Ma risoluto.
Come si dice, 'la scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ama...' Ed è come carezzare contropelo i più irsuti lican-tropi (geddit?), sapendo che la luce della luna farà sempre di noi tutti ciò che vorrà. Let the happiness in...
Vuoi parlarmi del tuo nuovo disco, "Secrets of the Beehive"? Che cosa rappresenta in se stesso ed al confronto dei precedenti tuoi progetti?
D.S.: "L'idea principale che ha ispirato "Secrets..." è stata quella di sviluppare le mie capacità testuali, tentando di esprimerne colori e concetti impiegando le massime essenzialità ed immediatezza possibili. Questo, in un certo senso, rappresenta una reazione verso "Go-ne to Earth", che aveva delle costruzioni armoniche molto complicate: pensa a brani come "Wave" e "Before the BulIfight"... Ho cercato di conferire alle nuove composizioni una maggiore concisione anche dal punto di vista lirico, e questo rappresenta forse la prospettiva di continuità più pronunziata che collega i vari brani (peraltro arrangiati in modo piuttosto eterogeneo)".
Ritieni che il differenziarsi della tua espressività musicale in questo senso abbia costituito un passaggio logico ed inevitabile?
D.S.: "Mi pare che questa trasformazione sia logica, in una certa prospettiva. Ma non era l'unica via che avrei potuto intraprendere: altrettanto plausibile, ad esempio, sarebbe stato un album completamente strumentale. In realtà, mi accade di non pianificare rigidamente la natura musicale di ciò che comporrò: cerco sempre di pormi nella condizione di scrivere (comporre) con la massima disponibilità mentale. Cerco di riflettere nelle musiche e nei testi le idee che mi paiono più interessanti: "Secrets..." è nato con le caratteristiche di cui ti parlavo prima perché sono quelle chemi hanno più coinvolto nel periodo della sua composizione".
Dopo i primi ascolti, "Secrets..." mi è parso molto più vicino a "Brilliant Trees" che non a "Gone to Earth". Quali sono le tue impressioni in proposito?
D.S.: "Si, c'è una discreta vicinanza tra loro. Penso sia dovuto al fatto che in "Secrets..." ci sono nuovamente molte canzoni, molte ballate. Non intendo solo performances vocali, mi riferisco alle precise proporzioni di un determinato tipo di composizione: "The Ink in the Well" di "Brilliant Trees" potrebbe essere il capostipite di molti brani presenti in "Secrets..." D'altronde, è anche vero che brani come "Nostalgia" o "Weathered Wall" sono poi germogliati in "Before the Bullfight" ("Gone to Earth"). Diciamo che la principale connessione tra "Brilliant..." e "Secrets...." sono i brani in cui ho espresso più esplicitamente una dimensione acustica".
Nel nuovo disco collabori, ancora una volta, con Ryuichi Sakamoto. Ma lo scorso anno alcuni settimanali avevano riportato la notizia della fine del vostro sodalizio artistico. Che cosa è accaduto in realtà?
D.S.: "Ryuichi ed io siamo sempre stati amici, e le notizie cui ti riferisci erano alquanto inesatte. Il fatto è che ci siamo trovati avviati in due differenti direzioni musicali: Ryuichi, come sempre del resto, era ed è molto interessato alla tecnologia, alle sue più moderne ed evolute applicazioni; io, viceversa, mi concentravo sempre di più sulla semplicità e l'acusticità. Però non c'è mai stata alcuna discussione, alcun litigio. Prova ne sia che quando Ryuichi ha prodotto parte di "Hope in a Darkened Heart" di Virginia Ashley, ho accettato con gioia di cantare nel brano "Some Small Hope". Ho sempre stimato le capacità di Ryuichi in qualità d'arrangiatore, il suo innato e brillante eclettismo armonico. L'esperienza di "Hope...", nel momento in cui lo abbiamo registrato, è stata molto piacevole. Anche se il risultato finale mi ha suscitato qualche perplessità: il lavoro di Virginia Ashley che mi è piaciuto di più era "From Gardens Where We Feel Secure"...".
Quali sono le motivazioni che ti inducono a scegliere la collaborazione di un musicista? Qual è la tua attitudine in questo senso?
D.S.: "In genere, dopo aver scritto la prima stesura di un brano, e dopo averlo arrangiato nel modo che mi pare più confacente alle idee da cui è nato, mi vengono in mente i nomi di coloro che sarebbero più adatti ad aiutarmi nel valorizzarne determinate sfumature. Quindi mi metto in contatto con loro, cerco di sapere se non hanno altri impegni (dischi, tournées, ecc). Ad esempio, ho scritto e registrato la prima versione del brano "Brilliant Trees" nel mio piccolo studio domestico. I synths avevano un timbro molto vicino a quello della tromba di Jon (Hassell), perciò è stato spontaneo pensare di collaborare con lui. Naturalmente, si tratta sempre di musicisti che stimo e conosco bene, sia dal punto di vista umano che da quello della loro produzione musicale".
Perchè, nella confezione dei tuoi dischi, non compaiono mai le liriche dei vari brani?
D.S.: "Mi piace scoprire i concetti senza suggestioni. Seguire con la massima attenzione le musiche ed i testi di un disco, senza che una componente prevalga sull'altra. Naturalmente mi rendo conto che il mio pubblico non anglofono può trovare scomoda questa attitudine. Perciò sto preparando un libro con le trascrizioni dei miei testi".
Che cosa ti ha ispirato il testo di "Boy With the Gun" ("Secrets")?
D.S.: "Veramente, riferendomi a tutte le canzoni dell'album, devo dire che le ho scritte di getto, accompagnandomi con la chitarra acustica. "Boy With the Gun" è la semplice storia di un ragazzo che, nell'ambito del suo piccolo mondo, impugna una pistola e decide di sterminare tutti coloro che ritiene malvagi. Ciò che mi interessa di più, in questa idea forse assurda e certo estrema, era la possibilità di cantare una canzone in cui potevo assumere sia il ruolo di esecutore che quello di vittima. La dualità di questo rapporto mi ha suggestionato oltre i limiti imposti dal racconto. Perché penso che nell'esistenza di ciascuno il confine tra questi due ruoli sia molto molto labile".
Nei testi dell'album ci sono molti riferimenti alla luce ed alle tenebre, agli angeli ed alle entità di segno opposto. E' una contrapposizione voluta?
D.S.: "Più che voluta, direi spontanea. Deriva dalle mie convinzioni concernenti la natura di ogni essere umano. Penso che ognuno di noi abbia un diverso livello di consapevolezza a proposito del suo rapporto con la realtà che lo circonda. Sono convinto che tutti abbiano una personale percezione della verità, della luce, della fede (ma non intendo questo termine in senso religioso) che è l'essenza suprema della propria esistenza. E riuscire ad essere consapevoli del significato che ha la nostra presenza sulla terra, secondo me, comporta anche un'attenta indagine (valutazione) delle circostanze più difficili, dei momenti più oscuri. Penso che ogni forma d'arte, ottima, buona o mediocre che sia, corrisponda all'istinto che l'individuo ha di esternare il suo grado di percezione della verità, di condividerlo e confrontarlo con gli altri. Ma non lo intendo come un impulso egocentrico: spero che i miei tentativi possano stimolare chi mi ascolta nel raggiungere la propria e personale consapevolezza del mondo".
C'è qualche autore contemporaneo di testi che ammiri? Che cosa pensi, ad esempio, di Morrissey? E perché, nelle interviste, dichiari spesso di essere scontento delle tue opere?
D.S.: "Non conosco personalmente Morrissey, e non posso dire di conoscere la sua opera. Abbiamo ispirazioni piuttosto differenti, ma apprezzo certi lati della sua sensibilità. Inoltre, in modo curioso, riscontro una certa analogia tra le critiche più ricorrenti che entrambi riceviamo: molti lo accusano di essere troppo pessimista e negativo. Questo accade anche a me. Perché sono scontento? Beh, non mi fido di chi è troppo sicuro di sé, troppo entusiasta delle proprie realizzazioni. So di aver raggiunto un discreto livello espressivo, ma sento anche di avere una lunga strada da percorrere prima di poter esprimere appieno ciò di cui posso essere capace. E' una tensione sfibrante: percepire delle idee per me importanti, concepire delle soluzioni artistiche esaltanti, e concentrarle in modo approssimato rispetto alla forma che hanno nel mio animo e nella mia mente. L'impegno, la speranza, i tentativi non sono mai sufficienti. Ma devo continuare, perché questa è la mia vita".
Sei soddisfatto della soundtrack composta per il balletto "Kin" di Gaby Agis? (Cribbio, quale imperdibile sublimazione di sensualità, ndr).
D.S.: "Si. Gaby è un nuovo tipo di coreografa. Mi è piaciuto molto il fatto che ciascuna performance, come hai visto, dipende dalla speciale atmosfera di ogni serata. Questo perché il tipo di coreografie (molto dinamiche), concede un ampio ruolo risolutivo all'imponderabile emotivo del pubblico e dei danzatori. La sera della prima ero nervosissimo. Ed ipnotizzato. Anche se ho dei dubbi sulla qualità acustica del materiale registrato per questo balletto, penso che alcune parti verranno certamente pubblicate su disco".
Il tuo disco con Holger Czukay?
D.S.: "E' pronto da mesi. Ci sono stati problemi contrattuali con la Virgin, ma sono ormai risolti. Sarà pubblicato in gennaio, probabilmente. Conterrà due brani, uno per facciata, e sarà molto vicino a "Canaxis" e "Steel Cathedrals". Ci hanno aiutato Karl, un amico di Holger che fa il dj, e Jaki (Liebezeit) con un po' di percussioni".
Parlando di "Steel Cathedrals..."
D.S.: "Storia curiosa. All'inizio pensavo di pubblicare su disco solo i brani contenuti in "Words With the Shaman", nonostante le richieste di coloro che avevano visto il video di "Steel Cathedrals". Poi, dato l'entusiasmo ed il coraggio dimostrati dalla Virgin Video (l'unica etichetta realmente interessata a pubblicarlo), ho accettato di diffondere questa soundtrack su cassetta. Quando è stata incisa, ero a Tokyo senza la minima idea organizzativa sul da farsi. E' capitato che molti amici, come Ryuichi, Kenny, Holger, Bob e Mosami fossero o nelle vicinanze, o liberi da impegni. E così...".
C'era anche la voce di Jean Cocteau. E' o non è una tua grande influenza?
D.S.: "Lo è stato. Molti anni or sono. E, a livello inconscio, lo rimane. Ma non posso affermare che regoli tutt'ora le modalità della mia ispirazione".
La copertina di "Secrets...", bellissima, è opera di Nigel Grierson, arcangelo 23 Envelope...
D.S.: "Nigel mi ha scritto quando stavo registrando "Secrets..."; conoscevo ed apprezzavo le sue opere grafiche per i musicisti della 4AD (Hai visto il video di "Lonely..."?). Voleva sperimentare nuove aree espressive. Così anch'io, nonostante fossi soddisfattissimo del lavoro che Russell (Mills) ha compiuto per "Gone To Earth".
Molti penseranno: 'Toh, il Sylvian veleggia in lidi 4AD...
D.S.: "In fondo anche Russell Mills è profondamente legato all'entourage della Opal (Eno, Budd, Brook eie), ma il fatto che abbia realizzato la copertina di un mio disco non ha significato un mio speciale avvicinamento ai musicisti di quel giro (che comunque stimo). Per quanto mi piacciano moltissimo i Cocteau Twins, e certe cose dei Dead Can Dance, non conosco profondamente gli artisti della 4AD. Apprezzo lo spirito dell'etichetta, l'ideale estetico di Ivo. Ma mi pare che la situazione sia un'altra: molti, giornalisti e non, provano un irrefrenabile impulso ad etichettare e catalogare, sempre e comunque. Oggi ci sono molti musicisti che sfuggono alle etichette tradizionali, per una ragione o per l'altra, ed allora vengono raggruppati nella medesima area. Siamo sempre di più, ma questo non significa che siamo necessariamente simili per ispirazione: in realtà molti critici non sanno come situarci... Devo riconoscere che la 4AD ha una disposizione organizzativa molto diversa dalla Virgin: i miei dischi, adesso, vengono promossi e pubblicizzati alla stessa maniera, e per lo stesso pubblico, di quelli di... Boy George. Magari succede che non vendono come i suoi. Per forza! E' un grave problema che riguarda non solo le case discografiche, ma anche la stampa. Nonostante Londra sia forse il centro musicale più importante del mondo, c'è un'attitudine così codificata, così ristretta (mentalmente parlando) che mi spinge a considerare molto più interessanti ed articolate le riviste musicali europee, giapponesi, australiane. Lo stesso vale per il pubblico".
David viaggiatore...
D.S.: "Un tempo viaggiavo di più, cercavo stimoli esotici e lontani. Adesso, per vari motivi, preferisco trovarli in me stesso. Tentare di sondarmi, di interrogarmi come potevo fare dinnanzi ad una vetta o ad un orizzonte oceanico. L'India è un paese realmente sublime e spaventoso, e mi ha aiutato a crescere, a conoscere me stesso più di ogni altro luogo. Lo stesso, e forse di più, vale per il Nepal. Istanti e visioni che conserverò sempre. L'assoluta magia dell'Australia. La quieta poesia di Kyoto, dove cerco di tornare appena posso".
Come componi?
D.S.: "Nella relativa solitudine della mia casa, della mia stanza-studio".
Appari come un essere elusivo e solitario, essenzialmente 'a private per-son'. Però i tuoi dischi, i tuoi testi, rivelano i tratti più intimi e personali del tuo essere. Come spieghi il paradosso?
D.S.: "Credo che ognuno di noi abbia un essenziale ritegno, una sorta di atavico timore, di lasciarsi coinvolgere dalle emozioni, e ancor più di dimostrarlo al mondo. Questa è la ragione per cui nei Japan mi nascondevo dietro a delle immagini. Ed è anche la ragione per cui non ero completamente soddisfatto delle mie/nostre espressioni. Crescendo, invecchiando se vuoi, ho capito che se desideravo comunicare con gli altri, ed essere compreso, dovevo superare certi limili, certe barriere. Perché il tuo prossimo, nel bene e nel male, merita solo l'assoluta schiettezza. La sincerità".
Che tipo sei, David?
D.S.: "Uhm, difficile ed imbarazzante, la domanda. Sono un maniaco della conoscenza. Voglio conoscere, sempre e
comunque. Sono ossessivo in questo. Ma, per il resto, è troppo difficile risponderti...".
Sei soddisfatto di "Secrets..."?
D.S.: "Non proprio. Ma ti avrei risposto così anche per "Brilliant..." e "Gone..". A proposito di "Secrets...", colgo l'occasione per ricordare che il mio più grande rimpianto è la mancata inclusione (sull'album) di un brano intitolato "Ride", che forse era il più importante tra tutti quelli che ho composto. Purtroppo ho dovuto interrompere le registrazioni, per circa due mesi, perché ero davvero stravolto dalla fatica delle notti e dei giorni precedenti trascorsi totalmente in studio. Quando ho provato a riprendere, era troppo tardi. Nonostante mi sia offerto di pagare personalmente lo studio, la Virgin si è opposta, perché eravamo in ritardo rispetto alla data prevista per la pubblicazione dell'album. Comunque "Ride" uscirà come singolo, nel 1988".
Che cosa, come e quanto sogni?
D.S.: "No sogno quasi mai, ahimè. E' uno dei miei maggiori rimpianti, ma proprio non ci riesco, e non posso farci nulla. Raramente sogno della mia infanzia, che è stato sinora il periodo più doloroso della mia vita (niente a che vedere con la mia splendida famiglia: si è solo trattato delle prime esperienze di un bimbo/adolescente troppo sensibile...). Credo che ciò accada perché, dopo tanti anni, certi blocchi siano stati rimossi. Nel subconscio".
Come affronti la realtà, adesso?
DS.: "Non mi distacco dalla società, cerco di allontanarmi il più possibile dalla 'vita sociale' (intesa come 'mondana'). Vorrei appartenere al mio mondo. Vorrei, ma proprio non ci riesco. La vita degli esseri umani è regolata dalla più sfrenata ingiustizia, i valori imperanti sono quelli della più grossolana superficialità. Ogni forma di politica ignora il ruolo dell'individuo, si nutre di speculazioni pseudo-idealistiche secondo le quali, in pratica, pochi traggono il massimo vantaggio dal malessere di molti. I giovani non hanno punti di riferimento perché, nonostante l'inesperienza, si rendono conto dell'estrema insincerità propagandata da coloro che vorrebbero regolare le loro vite. In questo senso, per quanto assurdo possa apparire, il periodo è molto positivo. Perché i giovani cominciano a guardare verso se stessi, a ricercare le proprie risorse, a confrontarsi con le proprie e più essenziali qualità. Per questo, non importa quanto piccola possa essere la mia influenza, quando penso che qualcuno di loro può sentirsi stimolato verso la propria essenza umana ascoltando la mia musica, le mie parole, mi pare davvero di attuare qualcosa di significativo. In generale, odio l'aggressività, che è sempre sostenuta dall'ignoranza. Apprezzo, in assoluto, la sensibilità".
Perché un titolo come "Segreti dell'alveare"? Immagino tu sappia che la società delle api è una delle più peculiari nell'ambito del regno animale...".
DS.: "Il simbolismo, innanzitutto. E poi il fatto che ognuno potrà leggervi quello che vuole: il mistero della produzione mellifera, la comunicazione in forma di danza, la struttura rigidamente matriarcale, la costante e fondamentale presenza dei fiori...".
Pare che suonerai dal vivo, alfine...
D.S.: "Ho dovuto attendere di essere pronto, di sentire nuovamente questa esigenza. Certo, i suoni dei miei tre albums sono molto difficili da rendere 'on stage'. Ma ho fiducia nel pubblico. Spero e credo che l'emotività dei miei compagni, e mia, saprà rendere l'essenza della nostra musica. Certo, non siamo un gruppo da stadio. Ma sono convinto che sarà un'esperienza interessante. Per tutti".
Ti accade di avere più rimpianti per cose che hai fatto o per ciò che non hai potuto fare?
D.S.: "Non ho rimpianti. "Laughter and Forgetting" parlava proprio di questo. Ciò che si è vissuto, è. Ed è concluso. Rimane nella memoria, se è davvero importante. Ma niente di più. Le cose che non ho potuto attuare, allo stesso modo, restano solo se sono progetti davvero importanti. Bisogna attendere l'istante giusto...".