

Ricordo ancora quel pomeriggio, uno dei tanti pomeriggi passati dentro un negozio di dischi a spulciare, curiosare, cercare. Lo sguardo scivola casualmente su un manifesto pubblicitario appeso dietro la cassa…Andrea Chimenti…David Sylvian...
L’incontro con "L’albero pazzo" è stata un’esperienza unica e inaspettata nella mia lunga carriera di ascoltatore. Un disco di rara bellezza, ricco come pochi altri e denso di forti emozioni.
Ascoltarlo per la prima volta è stato un piacevolissimo susseguirsi di sorprese musicali, inaspettate appunto. Non è un disco costruito attorno ad una collaborazione illustre, ma al contrario la partecipazione di un artista del calibro di David Sylvian è al servizio dell’intero progetto. Questo rende onore all’arte di Andrea Chimenti più di qualsiasi parola scritta.
Tanti anni sono passati da quel pomeriggio e oggi, complici i computer e internet, sono felice di poter pubblicare un epistolario dei tempi moderni, tempi in cui al posto delle candele e del calamaio ci sono neon e computer. Quasi tre mesi di email scambiate in assoluta calma, concedendosi tutto il tempo necessario per riflettere prima di formulare domande o risposte. Nessuna formalità, nessun filtro: Andrea è persona affabile e disponibile e i contenuti di questo scambio epistolare lo dimostrano.
Buona lettura.
Gianluigi
Un ringraziamento particolare ad Alessandro Scotti per il prezioso contributo.
29 Ottobre 2008
Gianluigi: Prima di fare un tuffo nel passato mi piacerebbe chiederti come stai e se questo per te è un periodo felice, ma vorrei farlo indirettamente. Se è vero che lo stato d’animo più profondo di ognuno di noi si riflette sulla scelta delle letture e della musica da ascoltare, allora ti chiedo cosa leggi e cosa ascolti in questo periodo.
Andrea: Ho proprio appena terminato un libro pochi minuti fa…la mia scelta potrebbe gettare una strana luce sul mio stato d’animo, si tratta di Dostoevskij e il titolo è "Memorie del Sottosuolo". Questa lettura è venuta a ruota dopo "La Morte di Ivan Ilich" di Tolstoj. In realtà sono letture che ho fatto per un futuro spettacolo che spero vada in porto, non sono state scelte ad assecondare il mio umore, anche se penso che spesso siano i libri a scovarci e che capitino sempre di proposito a gettare luce su una condizione che stiamo vivendo. Per quanto riguarda cosa sto ascoltando, devo dirti che in questo periodo sono preso da diverse situazioni musicali e succede che quando termino di lavorare faccio fatica ad ascoltare ancora musica…non ho mai amato mettere un cd di sottofondo e così preferisco rimandare l’ascolto a periodi più tranquilli.
12 Novembre 2008
Gianluigi: "...siano i libri a scovarci...", niente di più vero. Proprio in questi giorni mi è capitato di rincontrare dopo tanti anni un libro di Gurdjieff intitolato "Incontri con uomini straordinari" e di rileggere un passaggio che trovo interessante come spunto per una riflessione: "una coscienza liberamente sviluppatasi ne saprà sempre di più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme". Un invito a sviluppare autonomamente il proprio punto di vista svincolandosi dal conformismo.
Credi che esista un parallelismo con la coscienza musicale?
Andrea: Io credo proprio di si. Certo che una coscienza "liberamente sviluppata" è difficile da immaginare, ma è un paradosso che indica quanto può essere importante evolversi in un proprio punto di vista, libero da influenze conformistiche e spesso omologanti. L’omologazione è uno dei mali dei nostri tempi, se non sei riconoscibile, se non sei appartenente ad un genere preciso, se non sei incasellabile, vieni escluso o perlomeno guardato con sospetto. Forse è sempre stato così, ma oggi è accentuato dai mass media che non ti danno scampo forgiandoti come si conviene sin da bambino e senza mezze misure. Ovvio che anche la musica segue questo processo e per chi decide di sottrarsi al meccanismo è destinato ad un percorso difficile, imboccato da diversi musicisti, ma percorso fino in fondo da pochi. La coscienza musicale non è sondabile e ad ognuno può rivelarsi in modo profondamente diverso e se è vissuta in una libera coscienza darà frutti inaspettati, assolutamente unici, a volte innovativi. La meraviglia della musica e dell'arte in genere è proprio la possibilità di rompere con schemi e regole, la capacità di distruggere e ricostruire, un continuo far divenire inseguendo un semplice flusso interiore. Difficile, a volte, è far fluire questo flusso verso l’esterno liberandolo da ogni limitazione e paura di esprimersi. La difficoltà c’è anche per l’ascoltatore nell’accogliere un onda di emozione senza avere paura e preconcetti. Sia in chi crea che in chi ascolta è necessaria una libera coscienza, disposta a dare e ad accogliere. L' Educazione con la E maiuscola può aiutare in questo…ma insegnare la libertà è una delle cose più difficili.
17 Novembre 2008
Gianluigi: Il ruolo svolto dall'ascoltatore nell'ambito del processo creativo, mi ha sempre incuriosito molto. Un certo tipo di prodotto musicale si modella sulle esigenze di mercato ma esiste anche una realtà parallela in cui il musicista cerca in qualche modo di imporre la propria arte ponendola al di sopra di qualsiasi altra cosa, anche dell'ascoltatore stesso. In che modo il mercato discografico ha influito in passato e influisce oggi sul tuo processo creativo?
Andrea: Più che “imporre la propria arte al di sopra di qualsiasi altra cosa” direi che per alcuni musicisti diventa una necessità urgente quella di esprimere il proprio sentire al di là di ogni tipo di calcolo. E’ come una questione di priorità a cui un artista deve sottostare. La necessità di dire e lasciar fluire un flusso interiore è vitale e viene prima di un eventuale guadagno o apprezzamento degli altri…non è un merito, è una natura, un bisogno a cui un certo tipo di artista non può sottrarsi. E’ come un uccello capace di volare…non ha meriti, è semplicemente quello che è; così penso l’artista nel senso più puro. Ecco che allora non avviene imposizione agli altri, ma semplicemente il presentare se stesso, con tutta la fragilità…per questo spesso l’artista è di animo fragile…è nudo presentando la parte più nascosta e intima di se stesso e questo lo espone al giudizio e se incompreso ne soffre fortemente perché toccato nelle sue corde profonde. Avviene anche, necessariamente, che il mercato discografico abbia comunque un' influenza…il musicista più calcolatore sia quello più puro avrà la necessità di utilizzare dei mezzi per comunicare…e questi vanno dalle sonorità ai generi che nascono e si sviluppano inseguendo anche le mode…ed è inevitabile confrontarsi con questi, fanno parte dell’ambiente musicale. Nulla è demonizzabile tutto è buono, ogni sonorità, ogni genere, mode, filoni, perché tutto può diventare arte, alta comunicazione o stupidaggine. Ci sono brani musicali considerati canzonette, assolutamente influenzati da mode del momento, che mi piacciono e vi trovo una sapienza che non trovo magari in altri brani più ricercati e particolari. Come sempre l’arte sfugge ad ogni regola diventando imprevedibile e cercare di creare argini all’interno dei quali valutarla o muoversi, diventa riduttivo e soffocante. Oggi in me il mercato discografico influisce…e pur cercando di non avere preconcetti (da giovane ne avevo tantissimi), accetto o scarto quello che ascolto anche distrattamente. Ci vengono riversate addosso valanghe di proposte e non essere influenzati è impossibile…ma essere influenzati è cosa buona e in parte è compito di un artista, ma sto attento a non rimanere schiacciato dimenticando il mio mondo personale.
24 Novembre 2008
Gianluigi: Un'antica storiella Zen dice che "il passato e il futuro giacciono fianco a fianco nel presente". Se vuoi è un pò come tenere i ricordi sempre a portata di mano in modo da poterli consultare, elaborare e metterli a disposizione del nostro futuro. Che cosa hai portato con te dall'esperienza vissuta negli anni '80 quando la scena musicale Italiana esprimenva artisti come Litfiba, Diaframma e i tuoi Moda?
Andrea: una bella domanda…non è facile come sembra rispondere. Non ho un bellissimo ricordo degli anni ’80. Di solito gli anni degli inizi, di quando si è giovani sono i più belli, ma per me non è stato così. Gli anni che vivo oggi sono assolutamente migliori di allora, più ricchi, intensi e profondi. Ricordo di quel periodo una gran fatica e tante aspettative quasi del tutto infrante. Il rock italiano, almeno per quanto riguarda l’ondata new wave, era agli inizi, i locali dove suonare, le etichette, i gruppi…tutto iniziava e tutto era da costruire: i mezzi che avevamo a disposizione erano poverissimi, tra i gruppi c’era competizione, il pubblico cercando di essere alternativo era comunque affascinato dalle “Stars” ed era capace di fischiare i Simple Minds quando facevano da supporter a Peter Gabriel e pochi mesi dopo osannarli perché diventati famosi con New Gold Dream….c’era un gran casino, ma la cosa buona era il fermento…forse è questo fermento che oggi manca...è questo bisogno di andare oltre e sfondare nuove porte che personalmente sento ancora dentro e vorrei continuare a portarmi dietro negli anni a venire.
2 Dicembre 2008
Gianluigi: ...poi però sono arrivati gli anni novanta, molte cose sono cambiate ed è arrivata anche la collaborazione con David Sylvian. Capirai che non posso esimermi dal chiederti di raccontarci quell'esperienza. Come mai David Sylvian, in che modo si è svolta la collaborazione e, sopratutto, cosa hai conservato nel "cassetto delle esperienze" dal punto di vista artistico e umano?
Andrea: Stavo smettendo di cantare e suonare…troppe difficoltà in quegli anni. Avevo terminato i provini dell’Albero Pazzo (i brani erano molto simili a quelli della versione definitiva), ma non riuscivo a farlo produrre e pubblicare. C’erano state un po’ di discussioni in merito con il Consorzio Produttori Indipendenti (la mia etichetta di allora). Sembrava che il disco non avrebbe visto la luce, io avevo notevoli difficoltà economiche ed ero molto stanco psicologicamente. Iniziai a cercare lavoro e trovai un ingaggio come venditore di enciclopedie porta a porta; il mio vecchio lavoro di disegnatore di cartoni animati era ormai troppo lontano ed ero fuori dal giro da troppo tempo. Un periodo davvero difficile dove pensavo che il tempo di fare musica fosse finito. Una sera rientrato a casa ascoltai i messaggi nella segreteria telefonica e in uno di questi c’era la voce di Paolo Bedini, il mio manager di allora, che mi diceva che Sylvian era interessato a cantare nel mio nuovo disco. Io rimasi di stucco e chiamato Bedini mi raccontò come era andata: Sylvian, in quei giorni in Italia per concerti, aveva espresso il desiderio di ascoltare musicisti italiani. Gli furono consegnati vari cd di diversi autori e tra questi Paolo aveva messo i provini del mio Albero Pazzo. Qualche giorno dopo si sentì richiamare da Sylvian il quale espresse l’apprezzamento per il mio lavoro. Paolo Bedini, cogliendo la palla al balzo, gli chiese se fosse interessato ad una collaborazione. Non c’era un brano adatto ad ospitare la sua voce e così ho scritto “Ti Ho Aspettato”. Chiesi a Massimo Fantoni e a Marco Parente di accompagnarmi alle chitarre e così registrammo in presa diretta con due microfoni piazzati in mezzo al salotto di casa mia; rcordo che utilizzammo un quattro piste. Mandai il brano a Sylvian che in quel periodo abitava a Minneapolis, ma con la sola intenzione di fargli ascoltare uno spunto e capire se l’idea del brano poteva essere buona. Seguirono alcuni fax dove ci scambiammo l’idea del testo. Dopo un po’ di tempo, con mio stupore, mi tornò indietro un nastro con la sua voce definitiva. L’impazzimento fu quello di risuonare tutto sotto la sua voce…fu un vero lavoro da certosini dove il mitico fonico Giovanni Gasparini dette il meglio di sé. Chiaramente la presenza di Sylvian fece ripartire il discorso produzione e non ci furono problemi per la pubblicazione. Peccato che la Virgin non ci accordò la possibilità di poterlo distribuire all’estero e questo nonostante l’interessamento e l’insistenza di Sylvian. Io e Sylvian ci siamo incontrati tre volte, ma solo dopo aver terminato il brano. Eravamo entrambi soddisfatti del risultato. In uno di questi incontri abbiamo realizzato un servizio fotografico con Guido Harari e con le stesse foto è stato realizzato il video da Taietta. Nella mia carriera di musicista ci sono stati alcuni momenti di grande difficoltà dove sono intervenuti episodi che mi hanno aiutato a proseguire, uno di questi è stato l’incontro con David Sylvian, un incontro speciale, anche dal punto di vista umano.
15 Dicembre 2008
Gianluigi: Hai voglia di raccontarci qualcosa in più sui tuoi incontri con David Sylvian?
Andrea: Sylvian è una persona estremamente pacata e sorridente. Le volte che ci siamo incontrati sono stato bene con lui…purtroppo il mio scarsissimo inglese non mi ha permesso di fare grandi chiacchierate. Spesso comunicavamo attraverso un interprete. Abbiamo fatto qualche discorso riguardo le nostre famiglie…di musica non abbiamo parlato. Durante le foto lui mi diceva che assomigliavo fisicamente ad uno dei Velvet Undergound…ora non mi viene in mente il nome e abbiamo scherzato su questo. Lo frequenterei volentieri di tanto in tanto, magari per un tè pomeridiano, è una persona amabile e affascinante, come lo è Steve Jansen…deve essere una dote di famiglia.
Gianluigi: Credo che David Sylvian si riferisse alla tua somiglianza con John Cale... Recentemente mi sono imbattuto in una interessante teoria che descrive l'artista come colui il quale traduce in arte il bisogno fondamentale dell'uomo: la necessità di comprendere il senso della propria esistenza. La componente religiosa, che nei tuoi lavori è spesso presente, è parte di questa esigenza?
Andrea: L’arte è sicuramente, per me, un metodo conoscitivo. Un modo per indagare dentro di me…scrivere una canzone è come fare un sogno. I sogni sono carichi di simbologie e tutto ciò che si sogna non è mai casuale, ogni elemento e ogni situazione sono rivelatori di uno stato d’animo profondo. I sogni portano sempre alla luce quello che durante la veglia non riusciamo a vedere o a mettere a fuoco. Le canzoni svolgono un ruolo molto simile…guardandomi indietro e riascoltando le mie canzoni scritte anni fa, mi accorgo quanto queste riescano a descrivere perfettamente il mio stato d’animo di allora e molto spesso a descrivere quello che di lì a poco mi sarebbe accaduto. Nessun potere di predizione o profezia, ma più semplicemente nel mio profondo erano già mature quelle esigenze e quei bisogni che avrebbero facilitato l’avvenimento di fatti futuri. Oggi ho imparato questa lezione e dalle canzoni che scrivo capisco molte cose che vivo nell’inconscio, la canzone diventa quindi un messaggio a me stesso dal mio profondo. La bellezza è quando questo messaggio incontra e parla anche ad altri che vivono una condizione spirituale ed emotiva simile.
8 Gennaio 2009
Gianluigi: Restando in tema di composizione, mi incuriosisce molto il tipo di approccio che un artista ha rispetto al contesto in cui la sua opera verrà ospitata. Nella tua carriera hai fatto anche sonorizzazioni di eventi, come componi in questi casi? C'è una sostanziale differenza nel processo creativo?
Andrea: Il processo creativo non è molto differente, anche in una installazione ti poni di fronte ad una sensazione, un sentimento che nasce dentro, la differenza è che questo viene dettato da un’opera: scultura o immagine che sia. E’ stato interessante l’ultimo lavoro che ho fatto per un film: a settembre sono stato in Normandia per una colonna sonora; la particolarità era che la musica doveva nascere durante le riprese del film, in contemporanea. Lì si trattava di calarsi n una dimensione che aveva un suo tempo definito e all’interno di questo doveva nascere l’idea e la realizzazione musicale. Non era automatico riuscirci, ma spesso mi è capitato che senza avere una totale libertà, in questo caso una scadenza, la creatività non viene tarpata, anzi, aumenta. Dipende dal carattere dell’artista…nel mio caso avere un termine mi aiuta a concentrarmi e a non perdermi. E’ stato fantastico lasciarsi influenzare dagli attori (erano due danzatori straordinari Damiano Foà e Olivier Dubois), un’esperienza mai fatta prima che porterà sicuramente influenze nei miei prossimi lavori.
Gianluigi: Parliamo un pò del tuo lavoro più recente "Chimenti Danza Silenda", da un lato un momento per fare il punto della situazione sulla tua carriera e dall'altro un incontro fra musica e danza. Ci racconti come è nato questo progetto?
Andrea: E' un lavoro a cui tengo particolarmente perché ha segnato il mio primo rapporto con la danza. Fernando Mraghini e Maria Erica Pacileo, hanno accostato la mia musica alla danza della compagnia francese “Silenda”.
Amo particolarmente sia Silenda come compagnia di danza che Fernando ed Erica per le loro capacità filmiche. Il risultato sono dei corpi che si muovono ora sorretti, ora mossi, scossi dalle mie canzoni trovando un magico equilibrio. Interazione tra diverse discipline: cinema, musica e danza. E’ un lavoro di ricerca, sicuramente duro che poco concede a chi pensa di trovare, qui, l’accostamento tra musica e danza in senso canonico.
16 Gennaio2009
Gianluigi: Immagina di aprire una finestra che si affaccia sul tuo futuro: cosa vedi?
Andrea: Vivo in un periodo di passaggio, la mia vita sta cambiando sotto molti aspetti e non mi è facile mettere a fuoco il futuro. Credo di aver trattenuto molto negli ultimi tempi, molte emozioni hanno ingolfato il mio mondo interiore. Oggi sento la necessità di espirare, buttare fuori e lasciar vivere quello che sono, compresa tutta la mia fragilità. Questo influenzerà sicuramente il mio prossimo lavoro che inizierò a registrare a primavera. Con l’autunno 2009 dovrebbe uscire. Nel frattempo continuerò a portare in giro il nuovo concerto insieme al chitarrista Stefano Cerisoli, un musicista straordinario con il quale è nata una profonda intesa musicale e insieme a noi “La Machine des Ombres” una macchina misteriosa che crea con le ombre, microstorie che accompagnano visivamente le canzoni.
commenti
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
"Epistolario". In effetti non è la classica intervista, ma uno scambio di pensieri, un flusso di sensazioni. Grazie per averle condivise.
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
Alex, casomai grazie a te! :-)
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
David è un grande !
... is our love strong enough ?
... is our love strong enough ?
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
io a quest'uomo dedicherei un film, davvero.
A parte la sua sincerità, valore che si è davvero perso in questi tempi dove per gli artisti apparire pare più importante che essere, trovo che la la vita artistica da musicista e quella da comune cittadino abbia degli scontri che ti colpiscono davvero al cuore. Il suo raccontare delle difficoltà di incidere un capolavoro come L'Albero Pazzo, che non ha nulla da invidiare ad altri album importanti di artisti più blasonati, ti lascia davvero incredulo.
Senza nulla togliere ad altri artisti discograficamente più fortunati, mi chiedo come si fa a trovare così tante barriere avendo come biglietto da visita un disco della levatura de L'Albero Pazzo e lasciare invece a piede libero dischi di non-faccio-nomi-se-no-mi-infervoro.
Ma sì, perchè continuare a stupirsi di questa ignoranza e mancanza di intelletto di cui si accontenta la massa, dopotutto (e detto in rima) se Chimenti fosse Pelù a noi non ci piacerebbe più.
Ah precisiamo però: John Cale quando era giovane! (ma detto da etero: Chimenti è molto meglio).
Bellissima intervista, grazie a Gianluigi e alla disponibilità del grandissimo Chimenti
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
Ho letto questa intervista in due tranche...tutta d'un fiato, sia la prima che la seconda volta...ho voluto fermarmi a metà e gustarmi i suoi pensieri. Che fascino le parole di quest'uomo, ho sempre bisogno di innamorarmi di qualcosa e in genere prediligo le parole, le rilfessioni intime di una persona sincera. E' davvero un peccato che non ci sia un riconoscimento maggiore per un artista tanto intenso...
Buffo, proprio oggi mi è capitato di parlare del fatto che se non si ragiona come la massa o non si compiono le medesime azioni si è visti come dei "deviati", quindi leggere questa frase mi ha dato non poco conforto "Certo che una coscienza "liberamente sviluppata" è difficile da immaginare, ma è un paradosso che indica quanto può essere importante evolversi in un proprio punto di vista, libero da influenze conformistiche e spesso omologanti"
complimenti gianluigi, è fondamentale stimolare gli argomenti giusti e tu ci sei riuscito pienamente
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
Grande Andrea, mi manca il suo sito quando in passato si poteva avere un contatto quotidiano diretto con lui, anche senza iscrizione
http://www.myspace.com/ar72
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
http://www.myspace.com/ar72
De "l'albero pazzo" vi segnalerei che la bellezza del disco non è solo da imputare alla bellissima voce e ai testi di Andrea, ma anche per la partecipazione molto attiva di un musicista di rarissima bravura soprattutto per l'Italia che è Massimo Fantoni. Sylvian (notizia che mi arrivò per amicizie comuni) rimase particolarmente colpito dagli arrangiamenti delle parti di chitarra e dalla particolarità dei suoni. Vi invito a cercare qualche registrazione di Massimo perché oltre ad essere una persona estremamente squisita è un musicista particolarissimo,
desioworks
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
Desioworks, hai qualche album da suggerirci in cui possiamo ascoltare Massimo Fantoni?
Grazie.
Re: [2009 - davidsylvian.it] Epistolario con Andrea Chimenti
http://www.myspace.com/fantomax
ti rimando al suo "myspace" dove potrai trovare tutto ciò che ha fatto.
Recuperati l'album bellissimo di Andrea Chimenti "il porto sepolto" dove Andrea mette voce alle poesie di Ungaretti e Massimo non è solo un semplice chitarrista... sentire per credere.
Buon ascolto.
desioworks