

Traduzione in italiano a cura di Cristiana. Leggi la versione inglese.
WDET: David, l’ultima volta che ti ho visto – un po’ di tempo fa – stavi suonando a Chicago con Robert Fripp. Fu davvero una collaborazione memorabile ed un concerto memorabile – a.. com’è chiamato quel club… credo sia il Park west – a Chicago.
DS: Uh-huh …
WDET: Prima di tutto, possiamo tornare indietro di alcuni anni e parlare della tua collaborazione con Fripp? Quella fu l’ultima volta che ti ascoltammo, almeno su CD. Come ti sentivi dopo aver finito di lavorare con Robert Fripp, è stata una buona esperienza?
DS: C’è sempre qualcosa da prendere da una collaborazione – a certi livelli – a prescindere dal successo del progetto stesso. Lavorare con Robert fu davvero un’esperienza. Ottenni molto dalla collaborazione – particolarmente nel contesto della performance live. All’inizio la collaborazione cominciò come… il tour di un trio - Robert Fripp, io e Trey Gunn. Ci vedemmo due settimane prima dell’inizio del tour, a casa mia a Londra, e scrivemmo il materiale per circa una settimana. La seconda settimana lo provammo e poi andammo fuori a suonarlo, così.. era necessario una forte concentrazione ed attenzione per mantenere tutto integro (ride), sai com’è, impedirgli dal cadere a pezzi. Questo perché stava ancora prendendo forma, anche durante il periodo del tour. Man mano che il tempo passava, andava evolvendo ed era quasi una sfida. Penso che fu il grado di concentrazione, attenzione che dovevamo porre ogni sera durante l’esecuzione che mi consentì di immergermi nell’esibizione – come mai nel passato, in termini di performance live – e mi consentì di godere il contesto del concerto dal vivo molto più di quanto avessi mai fatto. Ne ho tratto molto. Ed ero anche influenzato dal grado di concentrazione che Robert prestava all’esecuzione notte dopo notte. Lavorare con Robert ogni sera ti richiede un grandissimo impegno. Non avevo mai fatto un’esperienza di tale intensità. Così fu una bellissima esperienza. Continuammo andando a registrare un album insieme in studio, e fu… un periodo difficile per entrambi. Tutti e due stavamo vivendo enormi sconvolgimenti nelle nostre vite e l’album per certi versi lo riflette. Nel senso che io lavoravo in un contesto gestito da Robert – aveva selezionato anche i musicisti e… fu un’interessante provocazione. Mi permise di esprimere certe emozioni e tematiche che mancavano nel mio lavoro passato. Fui in grado di affrontare… tematiche come la rabbia, la frustrazione, l’ansia – con cui avevo vissuto per un certo numero di anni ma non avevo trovato il giusto contesto in cui esprimerle.
In questo ne ebbi l’opportunità. Ma non fu un album facile da fare. In seguito, andammo di nuovo in tour insieme e, di nuovo, fu una grande esperienza.
WDET: E.. come ti senti in questi giorni… per quanto riguarda la tua vita personale. Hai detto che a quei tempi ci sono stati un sacco di sconvolgimenti nella tua vita. Ti senti più sistemato adesso? Più felice?
DS: Oh, sicuramente si. Si sono verificati un sacco di cambiamenti, proprio durante il periodo in cui io e Robert cominciammo a parlare di lavorare di nuovo insieme. Ero.. attraversavo un periodo molto intenso. È durato per circa tre o quattro anni ed ho cominciato a vedere la luce alla fine del tunnel quando arrivai a lavorare con Robert. Ecco perché fui in grado di affrontare quegli argomenti piuttosto negativi in modo positivo, lì c’era una soluzione. Così, per certi versi, fu un’esperienza catartica. Allo stesso tempo incontrai la mia futura moglie, Ingrid, e a quel punto tutto cominciò a cambiare. Me ne andai negli States e misi su casa a Minneapolis, per un po’ di anni. Ebbi due bellissime figlie e tutto cominciò a girare. È stato un periodo molto ricco, pieno di eventi, gioioso; sai, è stato davvero un periodo meraviglioso.
WDET: Quale è stato il più grande insegnamento che hai tratto dall’esperienza di essere genitore? Cosa ti ha insegnato?
DS: Caspita, è così ricca, sai… intendo.. tutti i clichés sono veri; il livello di amore – quell’amore incondizionato – che provi per i tuoi figli è tremendo – avere rapporti ricchi come quelli nella tua vita. Intendo che influisce immensamente ma essere genitore è anche una sfida e… penso ti metta in condizione di vedere gli aspetti negativi e positivi della tua stessa natura – a seconda di come rispondi ai tuoi figli. Il che ti permette di comprendere meglio dove devi lavorare su te stesso. Per migliorarti – come genitore e come persona. Comunque questo succede spesso nelle relazioni parentali ma penso che sia intensamente magnificata nel rapporto con i tuoi figli.
WDET: Hmmm. Come incontrasti tua moglie, Ingrid - Ingrid Chavez?
DS: Beh, è stata davvero una strana serie di circostanze. Lei era in tour in Europa, e stava promuovendo il suo album a quel tempo e…
WDET: Su quello che noi mandammo molto qui a WDET.
WDET: E ancora lo facciamo - oh, yeah.
DS: Bene, buon per voi. Bene, le fu chiesto dai giornalisti in numerose occasioni con chi le sarebbe piaciuto lavorare nel futuro e spesso saltava fuori il mio nome. Lei era a Parigi ed il mio nome uscì nuovamente mentre parlava con un giornalista – e lui mi conosceva. Lui le disse che poteva presentarmela quando fosse arrivata a Londra, di lì a poco. Lei venne a Londra, ma io ero a Parigi in quel momento, così non ci incontrammo. Ma lei lasciò un cd ed un appunto per me, che io lessi al mio ritorno. Ora, prima di volare a Parigi per lavorare con Hector Zazou, avevo scritto un brano con Ryuichi Sakamoto, 'Heartbeat', ed avevo scritto una parte di quel brano per un parlato femminile. Non avevo ancora deciso chi fosse la persona giusta per la parte, e fu così… sincronicità, c’era quest’album che mi aspettava. Non appena lo ascoltai, trovai la voce completamente appropriata per la composizione appena completata. Questo ci permise di incontrarci e tutto cominciò da lì. Dopo due settimane di compagnia reciproca, eravamo inseparabili.
WDET: Hmm.
DS: Fu un incontro… meraviglioso. Fu circondato da una serie di circostanze ed eventi in cui non entrerò, ma fu una serie fortuita di circostanze che ci portarono insieme.
WDET: Vivi ancora a Minneapolis ora, o sei sulla west coast?
DS: Sono sulla west coast. Yeah – vivo in un paese vinicolo, a nord di San Francisco.
WDET: Oh, sembra bello, davvero piacevole.
DS: è un ambiente molto bello, yeah – è delizioso.
WDET: Quando ti trasferisti in America – fu uno shock, fu un periodo di difficile adattamento?
DS: Non fu così difficoltoso; mi ci volle un po’ per.. lasciar andare certi legami con l’Europa. Ma, allo stesso tempo, vedevo lo spostamento a Minneapolis come un ritiro. C’era una tale intensità nella mia vita in Inghilterra che era… non riuscivo a lavorare e avevo deciso di spostarmi, di lasciare comunque il paese, prima di incontrare Ingrid. Non avevo previsto che l’America sarebbe stata la mia futura casa ma, quando ci spostammo a Minneapolis, yeah, tagliai un sacco di legami – intendo.. mi stavo sbarazzando di quel sovraccarico culturale che avevo vissuto e di certi circoli sociali – da cui mi tirai fuori. Divenne così una specie di ritiro consapevole e ci sono questi lunghi inverni a Minneapolis; ti permettono di focalizzarti sull’ambiente più vicino a te – la famiglia. L’ho trovato molto gratificante. Forse per la prima volta nella mia vita, non avevo niente a che fare con l’industria nel suo complesso, con i media e tutto il resto ed io semplicemente… nessuno era intrusivo in maniera insopportabile ma il semplice non avere contatti con quel mondo era in quantomeno riposante. E proprio perché in grado di porre attenzione alla vita di famiglia in quel modo – costruimmo lo studio nell’attico di casa – la musica nacque da quell’ambiente pieno d’affetto; fu meraviglioso.
WDET: Quando iniziasti a scrivere materiale per quest’album? So che ti ci è voluto molto tempo per registrarlo – a quando risalgono certe canzoni, David?
DS: Penso che gli abbozzi di alcuni pezzi li buttai giù… forse nel 93/94. Questo perché io inizialmente cominciai a scrivere con Ingrid – stavamo valutando la possibilità di una collaborazione musicale. Avrei scritto dei pezzi che fossero adatti a lei, come autrice, ed alcuni di questi hanno una leggera vena r & b. Insieme completammo alcuni pezzi, prima che la nostra prima figlia nascesse, e per ovvie ragioni le priorità e le attenzioni mutarono. Quando mi sentii pronto a scrivere il mio album, trovai alcuni di quei brani che lei non aveva avuto il tempo di guardare o focalizzare o indirizzare ed io li adattai per mio uso personale. Uno di quei pezzi divenne 'I Surrender', che è ovviamente un pezzo portante dell’album. Penso che la natura di quel pezzo influenzò la scrittura dei successivi. È molto interessante per me; nel senso che avevo scritto un pezzo musicale che si potesse adattare a mia moglie ed ispirarla a scrivere ma, alla fine, ispirò me e, ad un certo punto, influenzò la direzione musicale dell’album.
WDET: Da dove arriva il titolo dell’album? Voglio dire, uno dei tuoi precedenti album era intitolato "Secrets of the Beehive'. Qual è il tema delle api e delle api morte su una torta? Cioè… ha un significato specifico oppure evoca qualcosa di diverso nei differenti ascoltatori o cosa?
DS: Beh, la metafora dell’ape è cambiata nel tempo, nel mio modo di usarla. Il titolo uscì durante la fase di scrittura dell’album e mi intrigò molto. Solo questa immagine molto semplice ma davvero non capivo il suo significato in relazione al lavoro. Quello venne dopo, quando iniziai a vedere i temi principali che percorrevano tutto il lavoro che, per me, erano l’amore, la devozione, e per finire la divina intossicazione. E… spesso, il traguardo che si nasconde sul sentiero spirituale è il concetto della morte dell’ego che si fonde con l’oggetto del desiderio – e l’ape diventa una metafora per l’ego – o la morte dell’ego. Era un riferimento obliquo, un riferimento spiritoso e, come ho detto, anche piuttosto semplice ma mi attraeva molto e non potevo… divenne parte dell’album in modo tale.. che non misi mai in dubbio la sua validità come titolo.
WDET: Come sempre, ti sei circondato di un sorprendente gruppo di musicisti. Sto parlando di gente come… Bill Frisell e Marc Ribot e Kenny Wheeler. Ce ne puoi parlare… che cosa ti guida nella scelta dei musicisti che vorresti lavorassero con te nell’album? E particolarmente in questo. Sei più interessato alla loro personalità o al loro effettivo modo di suonare? Cosa ti guida in queste decisioni?
DS: Beh, una volta scritto il pezzo, durante l’arrangiamento di quella composizione, è l’arrangiamento stesso che chiede certe voci. Quelle voci sono ovviamente entro la mia cerchia di riferimento, così faccio una connessione tra un certo tipo di lavoro che mi attrae, a cui in qualche modo sono collegato, ed una particolare composizione. E allora è questione di portarci dentro quel musicista e vedere se possono trovare un qualche tipo di connessione. E molto spesso funziona… e questo è il modo in cui ho lavorato da Brilliant Trees, - suppongo fu l’inizio di questo metodo. Quando i Japan si sciolsero nell’82, inizialmente ero un po’ preoccupato su come sarei andato avanti in quel senso – lavorare con musicisti differenti. Ero molto preoccupato di dover lavorare con musicisti da studio, per il fatto che passano la vita spostandosi da una session all’altra, e sono musicisti molto competenti ma non hanno un coinvolgimento emotivo nel lavoro. Io desideravo disperatamente di trovare proprio questo nei musicisti con cui lavoravo… così, questo metodo di fare connessioni tra particolari composizioni e lavori altrui cominciò a succedere piuttosto naturalmente. E, in ultimo, ho finito con l’avere performances più impegnate, come risultato – questi sono davvero musicisti unici che, quando arrivano ad un lavoro… e lavorare con Ribot per la prima volta fu un esempio meraviglioso. Lavorammo insieme soltanto un pomeriggio ma in quel pomeriggio mi diede un’ enorme quantità di materiale su cui lavorare, e non solo è un musicista meraviglioso ma anche un notevole ascoltatore. Rispose al lavoro in maniera assolutamente appropriata. Infatti, finì per lavorare su più materiale di quanto originariamente gli avessi dato… notevole. Così, quella fu – quel genere di esperienza fu/è… rara e dà valore all’intero processo, sai – quel momento di collaborazione – incontrarsi su un terreno comune, trovare un vocabolario comune è davvero notevole.
WDET: Ci sono un paio di canzoni su "Dead Bees On a Cake' che contengono samples. Sto pensando a 'Midnight Sun', che campiona un pezzo di.. John Lee Hooker …?
WDET: E poi su 'Pollen Path', è campionata una composizione di John Cage. Sono particolarmente interessato dal sample di John Lee Hooker. Non ti ci vedo come un fan del blues. Come è successo?
DS: Beh, c’è – prima di iniziare a scrivere materiale, tendo a passare un periodo di tempo creando suoni sui sintetizzatori, creando una library di suoni e una di samples. In questo caso andò così: avevo preso un sample da un brano di John Lee Hooker ed avevo iniziato a lavorarci, all’ultimo momento. Inizialmente fu per divertimento, perché era un genere che non avevo mai toccato… un’area musicale in cui non pensavo fosse appropriato addentrarmi. Mentre suonavo l’idea si concretizzava sempre più e saltò fuori questo… una specie di ibrido, che mi attraeva sempre di più. Lavorare con il blues semplicemente mi aprì a quel mondo in misura più ampia… come ascoltatore. Ma fu l’idea dell’ibrido che mi interessò, fu interessante portare la mia voce – prima di tutto, intendo – nel contesto del pezzo blues… per poi portarvi altri elementi. Come Ribot…come… quel genere di arrangiamenti dei fiati stile Gil Evans e così via. Stavo tentando di portare qualcosa nel blues che non avevo mai sentito.. prima. È questo che… mi spinse e… mi permise di trattarlo ad un livello molto più serio.
WDET: Mi sembra di aver letto da qualche parte che tu dicevi ‘Tutti I miei albums sono incomplete, per certi aspetti’. Puoi parlarci un altro po’ di quest’aspetto del tuo lavoro? In qualche modo mi ricorda un pezzo artistico di … Marcel Duchamp, il suo bicchiere largo, che deliberatamente lasciò incompleto.
WDET: Sei un fan … del suo lavoro?
WDET: Influenzò il tuo lavoro?
DS: Non credo abbia dato spunti al mio lavoro, no. Perché a volte… il … livello, il grado di incompletezza di un lavoro non è, non è indesiderabile (ride); sono le circostanze in cui fu creato… che gli permettono di essere in quel modo. Voglio dire che, con quest’album, sono stato in grado di vedere il lavoro completo, ad un tale punto di completezza che non mi era mai riuscito nei precedenti lavori solisti. In questo non c’erano restrizioni; non c’erano limiti di tempo o finanziari. Potevo continuare a lavorare sul materiale finché non sentivo di averlo portato dove volevo. Nel passato non è sempre stato così. Gone to Earth è.. sento che è incompleto. Beehive è sicuramente incompleto – la traccia portante su cui fu costruito l’album non fu mai finita. Perciò, dovetti… ripensare l’album, prima di poterlo far uscire; non c’erano più soldi per… permettermi di completare il progetto, dovette uscire come era, così… però, detto questo, l’idea di lasciare una composizione in qualche modo “a finale aperto”, permettere che ci sia abbastanza spazio per l’interpretazione da parte dell’ascoltatore, è davvero importante per me. A dispetto di qualsiasi cosa sia stata detta sulla realizzazione di questo album, mi deluderebbe pensare che le persone possano avvicinarsi al lavoro vedendolo puramente autobiografico. Limiterebbe la potenza del lavoro, l’effetto che potrebbe avere su di loro. Per me è importante che possano interpretare il lavoro e farlo diventare rilevante per le loro vite, arricchire le loro vite in qualche modo – questo è l’obiettivo reale.
WDET: Ecco una domanda rapida – e forse banale, ma un sacco di persone volevano che te la facessi, David Sylvian: farai un tour per 'Dead Bees On a Cake'?
DS: Mi piacerebbe molto ma non penso che accadrà a breve termine. Sto pensando forse all’inizio dell’anno prossimo, perché ci sono un paio di progetti che mi piacerebbe completare prima di mettermi on the road.
WDET: E quali sono?
DS: Mi piacerebbe molto produrre un album per Ingrid. Questo sarebbe il prossimo passo e.. devo mettere insieme una compilation che la Virgin mi ha richiesto – per un po’ di anni ed io ho sempre rimandato. Ora sembra il tempo giusto per creare una visione d’insieme del lavoro da… diciamo dall’82 in poi. E forse includere alcuni brani che non furono completati, al tempo, e quindi esclusi, in questo, nel contesto di una compilation. E così alcuni pezzi davvero molto belli potrebbero finalmente vedere la luce del giorno. Una volta completati questi due album, potrò concedermi di partire con un tour che supporti Dead Bees. Portando la famiglia con me nel tour mondiale, potrò fare un tour di durata maggiore di quanto altrimenti potrei fare.
WDET: Voglio farti la domanda finale. I tuoi testi sono sempre stati profondamente personali e c’è sempre stata molta introspezione e ricerca verso la felicità e soddisfazione e spiritualità.. e sembra che tu l’abbia trovata, a giudicare dal tono dei testi del tuo nuovo album. Sei una persona religiosa… in qualsiasi tipo di senso convenzionale? O non convenzionale? (entrambi ridono) O nessuna delle due?
DS: Ho una pratica che ispira la mia vita, si… ed è ispirata da aspetti del buddismo, particolarmente lo Zen, e dall’Induismo, perciò… è qualcosa che io trovo necessario per la mia vita e la arricchisce sotto molti aspetti e a molti livelli e, pertanto, trova la sua strada nel lavoro, a certi livelli. È stata una ricerca durata anni e anni e mi sento fortunato di aver accresciuto questo aspetto negli ultimi cinque anni – una grande attività in quell’aspetto della mia vita – e di arricchirlo ulteriormente.
WDET: David Sylvian, è sempre un grande piacere avere l’opportunità di parlare con te. Congratulazioni per 'Dead Bees On a Cake'. Stavamo aspettando la tua nuova musica da molto tempo e decisamente ne è valsa la pena. Auguri a te, ai tuoi figli ed a tua moglie Ingrid. Grazie per aver parlato con noi a WDET questo pomeriggio.
DS: Piacere mio, grazie mille
WDET: benissimo; stammi bene.
DS: Bye-bye
WDET: Bye-bye.