

Traduzione in italiano a cura di Cristiana.
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Incontri con donne importanti
David Sylvian è innamorato. Questo non è sempre stato lo stato d’animo del cantante/musicista, conosciuto per il suo jazz-rock malinconico ed i lavori ambient. Un tempo distaccato e irrequieto, si identificò con la mitica figura di Orfeo, che tentò la ruota karmica andando coraggiosamente nell’oltretomba. E quando Sylvian si riunì con i membri dei Japan per il progetto Rain Tree Crow, il suo auto-interrogarsi prese il simbolo del corvo, a lungo associato con la morte, il che in termini occulti significa che l’iniziato viene separato dalla società attraverso la sua esplorazione dei misteri. Però nei 12 anni trascorsi dal suo ultimo album, Secrets Of The Beehive, molti eventi sono accaduti, placando le sue turbolenze interiori.
Alla fine del 1991, mentre stava lavorando al brano Heartbeat con Ryuichi Sakamoto, incontrò la cantante Ingrid Chavez (un’artista del Prince's Paisley Park). Entro tre mesi si sposarono e Sylvian si spostò dalla grigia Londra ai cieli aperti di Minneapolis e fu un ritiro nella natura, per lui che spesso usava tali metafore per descrivere i suoi conflitti interiori (la collezione dei suoi lavori era intitolata Weatherbox). Da allora due figlie sono entrate nella sua nuova vita. Quando saranno più grandi potranno condividere l’attuale felicità del loro padre ascoltando le canzoni d’amore dedicate alla loro madre, "Cafe Europa" e "Wanderlust", sul suo nuovo album dal titolo criptico Dead Bees On A Cake (Virgin).
Il nuovo lavoro di Sylvian non è solo devozione alla sua bella moglie ed alla nuova famiglia. Ad un certo punto della loro storia d’amore, girando per il mondo scoprirono la devozione per la Dea, che prese la forma di puja giornalieri (culto Hindu), di canti di preghiera, yoga e dieta vegetariana. Grazie alla presenza di avatar Indiani (persone sante considerate l’incarnazione del divino sulla terra), Mr & Mrs Sylvian trovarono lo spazio pacifico che lui stava cercando di creare con le istallazioni di sound/art come Ember Glance (fatta con Russell Mills nel 1991). In un ashram a Thalheim, Germania (un paese rurale tra Koln e Frankfurt) Sylvian ricevette una benedizione silenziosa, 'darshana' (che significa visione), mentre si inginocchiava davanti alla santa veggente "Madre" Meera. Questo punto cruciale nella vita di Sylvian fu commemorato nel brano "Darshan (The Road To Graceland)" nell’album che fece con il chitarrista Robert Fripp nel 1993. "Bringing Down The Light," era nell’album dal titolo rivelatore The First Day, che fu così titolato a causa di un libro di Meera, in cui lei spiegava i suoi intenti per manifestare "paramatma-jyotis,", la luce del Sé Supremo.
La maggior parte della pratica in India è basata sul culto alla Dea. Questa non è una proiezione di sentimenti post-femministi ma una metafora umana per il supremo evento non-umano, la creazione dell’universo. La forza divina che generò la creazione in espansione fu considerata femminile, mentre il divino pensiero, la “parola” biblica nella genesi, che iniziò quella separazione dalla testa di dio, fu considerata maschile. Il padre è innominabile, mentre la madre ha molti nomi, a seconda della tradizione religiosa - Aditi, Sephira, Holy Ghost e molti ancora. La Chiesa Cattolica Romana provò a sostituire il culto della dea mettendo la Vergine Maria nei templi pagani e così fece per le festività (comunque il passato pagano della Vergine può essere ancora visto nelle raffigurazioni che la vedono con una aureola di dodici stelle (lo zodiaco). Ora, l’aspetto femminile in pezzi come "All My Mother's Names," "Krishna Blue" e "Thalheim,", come in altri più vecchi tipo "Wave" e "Riverman”, può essere visto come un riferimento alla Madre Divina.
“Assolutamente si, qualche volta inconsciamente” disse Sylvian al telefono dalla sua nuova casa a Napa Hills in California. “ “ma sono arrivato a capire che è esattamente così. Suppongo sia stato quando ho riconosciuto il mio maestro, Sri Sri Mata Amritanandamayi. Ogni cosa andò a posto per me, c’era questa donna che per me incarnava quel potere e quell’immagine. E qualche volta si incrociano al punto che non sono neanche sicuro di dove inizi uno e finisca l’altro. Ci sono certi pezzi nell’album che sono scritti per Ingrid ma riguardano anche le mie esperienze con altri maestri, collegati alla Madre Divina.”
Il culto della Dea è una diretta connessione con la gioia della creazione vivente, piuttosto che la mediazione burocratica dello spirito attraverso gli ordini sacerdotali delle religioni originarie del Medio Oriente. Parte della pratica quotidiana di Sylvian, quando il suo hard drive nello studio non crasha o l’artwork dell’album non viene perso, è riconoscere il divino in ogni cosa.
“Un altro maestro lo risvegliò in me, Shree Ma, la donna Indiana che canta nella penultima traccia dell’album (Praise). Lei ci incoraggiò a vivere le nostre vite in quel modo, a cercare il divino gli uni negli altri e a venerare il divino gli uni negli altri. Penso sia davvero un modo meraviglioso di portare avanti un rapporto. E anche nei nostri figli ed essenzialmente in tutti gli esseri. È diventata una disciplina o una pratica cercare negli occhi delle persone che ami e trovare quell’aspetto del loro essere”.
Il brano di aperture ed il primo singolo, "I Surrender”, è la conferma della redenzione dalle sue passate crisi esistenziali, attraverso la dedizione al culto e la sottomissione dell’ego (che è ciò a cui si riferisce il titolo dell’album – morte dell’ego che si fonde con l’oggetto del desiderio spirituale). In "Krishna Blue" lui canta di come slegarsi da quel genere di restrizioni, menzionate in una canzone più vecchia, della religione ortodossa, "Gone To Earth."
“Le sensazioni in "Gone To Earth" erano sull’essere legati alla terra, essendo attaccati in molti modi al desiderio; "Krishna Blue" parla di come lei mi stia permettendo di lasciar andare tutti quegli attaccamenti e lasciar perdere tutte le ossessioni con questo o quell’aspetto di me, permettendomi di essere liberato ed andare avanti. Credo di aver scoperto che ciò che funzionava meglio per me era una disciplina molto pratica, quotidiana. Mi piace la chiarezza del buddismo e mi piacciono anche gli aspetti devozionali dell’induismo. E la mia pratica personale abbraccia, in qualche modo, entrambe le discipline”.
La ricerca di Sylvian è andata molto avanti da quando cantava “I understand you're facing problems inside you / A certain difficulty of being that I know too" nel suo primo singolo da solista "Red Guitar" (1984). Il percorso iniziò con la scrittura dell’introspettiva “Ghosts” per l’ultimo album in studio dei Japan, dove Sylvian trovò una voce sincera ed una direzione per il suo progetto. “Ghosts” fu una canzone personale sul dubbio interiore, con l’uso di una delle sue molte metafore meteorologiche, in questo caso la pioggia che non smette mai, come segno di disagio spirituale.
“Non ci fu educazione religiosa nella mia famiglia. Tramite i miei viaggi nell’Est incontrai la prima filosofia che mi interessò, il Buddismo, in particolare il Buddismo Zen e lo Scintoismo. E man mano scavai, presumibilmente, nelle mie radici, che sarebbero state cristiane. Cercai nella mistica cristiana, che mi interessava molto, e poi nella kabbala”.
L’interesse di Sylvian per l’impianto esoterico ebraico della Kabbala si ritrovò sulla copertina del doppio album del 1986 Gone to Earth, che fu ispirata dai diagrammi ermetici dello studioso elisabettiano Robert Fludd. Fludd fu accorpato con gli alchimisti ed i Rosacruciani nei primi anni del XVII secolo per la sua storia enciclopedica del cosmo basata sullo studio della natura ed un credo in una gerarchia spirituale della creazione. La copertina di Russell Mill per Gone to Earth presenta tre sfere che rappresentano l’universo creato (I cieli, I corpi celesti e gli elementi). L’influenza del divino proviene da un semicerchio in cima alle tre sfere, chiamato nella Kabbala “Kether” ( o Nirvana nel Buddismo), intersecato da un triangolo che rappresenta il sole, prima che passi alla terra al centro dell’universo creato.
Gone to Earth aveva come protagonisti una specie di supergruppo dell’occulto Britannico; Sylvian lavorò con il chitarrista Bill Nelson, portato per l’esoterismo, e Roberto Fripp. Nelson ha spesso espresso il suo interesse per la magia ed i Rosacroce, e dedicò la sua etichetta ad un artista che anche Sylvian ammirava, Jean Cocteau (che si diceva fosse a capo di un gruppo di Rosacruciani legati alla linea di sangue di Cristo, nel libro Holy Blood Holy Grail). Fripp aveva lasciato gli affari musicali nel 1974 per studiare con JC Bennet, un allievo britannico del mistico armeno Gurdjieff (il soggetto del film biografico Meetings With Remarkable Men, che morì nel 1949). Il metodo di Gurdjieff per raggiungere l’auto-consapevolezza attingeva da molte tradizioni esoteriche e portò in occidente tecniche per superare i riflessi automatici e le abitudini condizionate del nostro stato di normalità, che egli descriveva come un sonno vigile. Sylvian spesso scrive di “sonno” e “sogno” con questo significato nella mente ("Silver Moon," "Riverman," "Firepower"), e campionò Bennet mentre ripeteva un estratto dalla sua autobiografia, Witness, in "Upon This Earth" per Gone To Earth.
“Il contesto in cui il campione fu usato stava a significare un momento di chiarezza in un universo altrimenti caotico. Stava ad indicare, in qualche modo, la possibilità dell’intuizione divina, se preferisci. Penso che in qualsiasi percorso di sviluppo spirituale si abbiano questi momenti di rivelazione, di liberazione, sai, quando improvvisamente entri in un campo nuovo. C’è una chiarezza in quei momenti che li rende veramente intensi. Non sempre durano a lungo. Puoi essere immediatamente sospinto in una fase interamente nuova, un intero nuovo ciclo, e devi seguire quello. Ma quei momenti di chiarezza, quelle mini epifanie, sono così forti che ti portano ugualmente avanti.
Secondo una recente biografia, David Sylvian - The Last Romantic (di Martin Power, Omnibus Press), la conoscenza che guadagnò con gli album nel 1986 e 87 vacillò nel 1988, quando una depressione lo portò in analisi.
“La depressione, penso fosse biochimica. Non c’era niente nella mia vita che avesse potuto causarla. Questo mi generò confusione, perché andai in analisi post-freudiana, feci l’intero percorso. Sebbene abbia imparato molto da quello ed abbia imparato a risolvermi un sacco di cose, sono ancora convinto che la depressione, di base, non fosse causata da un mio stato mentale. Fu un periodo molto difficile, intenso e durò a lungo, fino a quando non incontrai mia moglie e ne uscii fuori. Fu durante quel periodo che lavorai con Robert ed il lavoro documenta quanta negatività stessi sperimentando ma fortunatamente con una soluzione, perché stavo iniziando ad uscirne fuori.
Comunque, Dead Bees On A Cake non è solo bontà e luce. Sylvian attinge alle sue esperienze negative ed alle textures umorali del suo lavoro ambient per esprimere le realtà misteriose che ci circondano, con tracce nervose come "Pollen Path" di ispirazione Navajo e "God Man."
“Penso che il lato oscuro della natura umana debba essere rappresentato, come il dubbio o la rabbia o la paura, cose che dovrebbero essere abbracciate e comprese, e non chiuse da qualche parte. Non penso possiamo accostarci ad un lavoro artistico che non contenga la possibilità di tutti gli aspetti della natura umana. Lo riscontrai nel lavoro ambient fatto con Holger Czukay. Molta della musica prodotta in questa categoria era una specie di dolcificante artificiale. Era musica che si supponeva pura ma era sfavorevolmente troppo pura; non permetteva che certi stati negativi della mente fossero abbracciati e trasformati. Ho sempre provato ad abbracciare quel lato oscuro della natura umana, così come quello positivo, per essere in grado di operare quella trasformazione dall’oscurità alla luce. Alcuni dei miei pezzi scaturiscono vividamente da quella natura; "Let The Happiness In" è proprio una specie di mappa, se preferisci, che aiuta a creare un senso di sollievo dall’inizio piuttosto pessimista. Spero che il lavoro permetta alla gente di trovarvi se stessa, a prescindere dallo stato mentale con cui lo avvicina.”
Dead Bees On A Cake riesce in questo intento lavorando sia sul livello personale che su quello esoterico. Questa umile superstar non è uno che esige di liberare l’innato genio dei suoi fans, come PTV's Genesis P o Ministry's Al Jourgenson, che leggono passaggi dal Book Of Lies di Aleister Crowley ad ignare folle di Lollapalooza. È semplicemente felice di esprimere il momento di intuizione conquistato strada facendo – trofei musicali e poetici dal “sentiero del cuore”
Usi molto l’immagine del lampo e del tuono, si riferisce alla rivelazione?
Si, possono essere interpretati in modi differenti ma si, possono essere interpretati anche così. Non mi piace essere troppo specifico, riguardo a questo. Sono riferimenti ovvi, penso. E tuono e lampo possono essere certamente interpretati in quel modo.
C’è una canzone nel nuovo album in cui ti riferisci al fulmine lungo la spina dorsale, è riferito a kundalini?
In "Krishna Blue" canti i versi "you open the gates/the madness begins," significando che la parte difficile inizia dopo che sei stato ispirato da una esperienza rivelatrice?
Si, perché devi cominciare ad affrontare te stesso in molti modi diversi. Ed alcuni possono essere molto spiacevoli e molto dolorosi. Il processo non è facile. C’è molto da cercare, cose che sono state messe sotto il tappeto e spinte via. Devi affrontarle, devi attraversare questo processo di lasciar affiorare tutto in superficie, guardarlo bene e provare a liberarti di quelle caratteristiche, così da poter andare avanti. Ma bisogna abbracciarle prima di poterle lasciar andare, così a volte è estremamente difficile.
In "Pollen Path" fai riferimento ad una lettura di Joseph Campbell sulla spiritualità degli Indiani d’America. Mi sembra che si riferisca alla bellezza della natura, alla vitalità di ogni cosa attorno a noi.
Si, assolutamente e per citare ancora i maestri con cui sono stato, loro sono capaci di percepirla come palpabilmente reale. Semplicemente vedendo la divinità in ogni cosa. Così la bellezza esiste, è, non è soggettiva. È qualcosa che dobbiamo imparare a capire, di cui diventare sempre più coscienti, per essere capaci di comprendere la bellezza del mondo. Siamo troppo selettivi in ciò che percepiamo, bello o meno bello. Frequentare persone che non la pensano in quel modo, che non vedono il mondo in quel modo, è piuttosto liberatorio, piuttosto profondo.
Perciò il nervosismo di quella canzone rappresenta il bambino spaventato, dentro di noi, che non vuole avere a che fare con quel genere di consapevolezza?
Si, è la natura caotica della vita sulla terra, in moltissimi dei suoi aspetti. Voglio dire, sia quello personale che quello del mondo; il mondo è un posto molto caotico e spaventoso e puoi arrivare a conoscerlo urlando, desiderando disperatamente questo riconoscimento, essendo riconosciuto dal divino, se vuoi, per poter ricevere la grazia della presenza del divino.
La seconda parte del pezzo, dove sei più tranquillo, rappresenta la fuga da quella realtà?
No, penso che si possa arrivare alla stessa conclusione attraverso uno stato della mente più tranquillo, con periodi di riflessione. Non è il pezzo più ottimistico dell’album, è un pezzo che affronta molti dubbi ed interrogativi. Ma essenzialmente pone la stessa domanda.
Queste canzoni sono anche giochi del mistero, perché in "Pollen Path", quando chiedi il nome della Madre, ti risponde il silenzio.
Uh huh, yeah. Di nuovo, ci sono molti modi di interpretarlo e preferirei lasciarla aperta.
Mi chiedevo chi fosse il chitarrista che suona in questo brano
Io suono tutte le chitarre elettriche e Marc Ribot suona le parti di chitarra acustica.
Quindi suonavi tu quelle chitarre così rumorose e nervose?
E nella traccia seguente "All My Mother's Names"?
Quello è Marc Ribot.
Mi ricorda il suono strangolato di Arto Lindsay.
Giusto, yeah. Ci godemmo una meravigliosa session a New York, un pomeriggio. Mi diede un sacco di materiale su cui lavorare, fu davvero una session fantastica.
Quando campioni la voce di altre persone, come Joseph Beuys e JG Bennett, hanno la funzione di autorità, voce di saggezza?
Nel caso del campione della voce di Bennet si, di sicuro. Dato il contesto in cui fu usato, fu come un momento di chiarezza in un mondo altrimenti caotico e stava ad indicare, in qualche modo, la possibilità dell’intuizione divina, se vuoi. Beuys fu usato per ciò che era detto, ma è anche il riferimento a Beuys come uomo ed alle sue teorie ed alla sua filosofia, tutto collegato nell’uso della sua voce, che è qualcosa a cui mi sento fortemente connesso. Trovo che Beuys sia uno degli artisti più affascinanti ed autorevoli del XX secolo.
E su "Praise" hai Shree Maa. Che cosa canta?
La canzone che lei canta in Praise è una canzone alla Madre Divina. Ogni verso affronta i diversi aspetti della Madre Divina. Di base è una canzone di lode ad ogni aspetto. Normalmente si canta dopo la pratica del culto. Il primo verso sarebbe: “al mattino mi inchino…” e poi viene menzionato il nome del particolare aspetto e continua elencando quegli aspetti.
Fu un problema musicare la canzone di Shree Maa, che presentava scale indiane?
Proprio no, è stato molto facile. Lei cantò senza accompagnamento ed aveva una magnifica intonazione. Così no, fu davvero piuttosto facile creare una sequenza di accordi per il pezzo.
Come scrittore trovi stimolante che i concetti mistici che stai tentando di descrivere siano resi meglio con immagini che vanno oltre le parole?
Noi tendiamo a rispondere a certe immagini in modi molto similari. Penso che quando ci troviamo di fronte un particolare tipo di relazione, un particolare tipo di paesaggio, condividiamo una risposta piuttosto simile, in qualche modo. C’è un particolare potere nella natura che ci attira o agisce dentro di noi. Ci sono momenti, a volte, dove possiamo percepire una moltitudine di sensazioni quasi simultaneamente. Anche emozioni contraddittorie. Un sentimento di isolamento, di unità, tristezza, gioia. A causa di quella reazione che ci accomuna tutti, se vuoi, io provo ad usare un immaginario che ha una qualità similare, che potrebbe avere, se possibile, una risposta universale. È difficile, perché noi trattiamo un argomento che è oltre il linguaggio ma io ho il lusso aggiunto di lavorare con la musica, che può parlare in modo più ampio. Aggiunge moltissimo ad una frase, sai, semplicemente attraverso il potere dell’accompagnamento.
Sembra difficile. In "Wanderlust" tu dici "I'm taking no sides now that I recognize you" che significa che non ci sono parti perché la forza della vita è una totalità
Si,è vero ma io posso scriverlo da una prospettiva ma comunque sono versi aperti all’interpretazione. E le persone possono vederla in modi differenti. Mi piace lasciarli aperti il più possibile perché le persone possano trovare se stesse nel lavoro – relazionarlo alle loro vite e a ciò che potrebbe significare per loro.
Stai pianificando un tour?
L’abbiamo messo da parte fino a che non completerò il lavoro che voglio fare, prioritario al tour. Così inizierà alla fine del 99 o a febbraio 2000.
Hai già messo insieme una band?
Non ancora, no.
Sakamoto ha fatto una nuova versione di "Forbidden Colours"?
L’ha fatta. Non sono sicuro di quando la pubblicherà, probabilmente prima di quanto io immagini. Forse Maggio.
Hai cantato la nuova versione?
Pubblicherai le registrazione dello Slow Fire tour?
Si, l’ho registrato ma non ho in progetto di realizzarlo.
Stavano per ripubblicarlo prima di questo album. Credo avessero perso parte dell’art work e faticavano a ritrovarlo, questo è successo. Sarebbe stata una cosa magnifica se l’avessero rimesso in circolazione.
Rimasterizzando quegli albums?
Quella sarebbe una buona idea. Quello che sta succedendo è che Virgin, per qualche tempo, mi ha chiesto una compilation. Io ho rimandato perché volevo prima volevo pubblicare quest’album. Così il prossimo lavoro sarà quello. Saranno pezzi ricantati e remixati del passato, mettendo insieme i lavori di collaborazione in cui sono stato coinvolto, ed il lavoro fatto da solo.
Così le cose che hai fatto con altre labels saranno nella compilation?
Prenderai parte all’album di Robin Guthrie?
Al momento è di Russell Mills. Robin è coinvolto, forse come produttore, non ne sono sicuro. C’è una possibilità che io partecipi, si. Al momento sto lavorando al materiale.
Altri progetti?
Ci saranno I remixes di God man, il secondo singolo, ma non sono sicuro su chi se ne incaricherà. Poi ci saranno altre collaborazioni ma non posso parlarne perché ancora ne stiamo discutendo.
commenti
Re: [1999] Meetings With Remarkable Women di C. Twomey
Che intervista! Non so che dire...mi viene voglia di cantare insieme a Shree Maa!
David e' davvero l'incarnazione della sapienza esoterica!
PS. Un inglese che dice "yeah" non esiste! Colpa di Ingrid!
Grazie Cristiana
Re: [1999] Meetings With Remarkable Women di C. Twomey
Beh, allora canta insieme a lui il siddha kunjika stotram (The song which gives the key to perfection).. è più potente.
Ciao
Re: [1999] Meetings With Remarkable Women di C. Twomey
non so che dire... yeah :)
Camp Fire