[1998 - 5FM South Africa Radio] Intervista di Derek Richardson (traduzione)

Traduzione in italiano a cura di Cristiana. 
Leggi la versione inglese.


Intervista radiofonica realizzata nell' Ottobre del 1998. David Sylvian, in quel momento a Londra, risponde alle domande di Derek Richardson durante una conversazione telefonica.




DR: Il nuovo album, Dead Bees on a Cake, di Virgin: quando uscirà – lo sai?
DS: Penso per il 2 febbraio, con un singolo che uscirà a gennaio.

DR: Come è stato realizzato – è stato un processo lungo?
DS: Sono occorsi più di tre anni. Non saprei dirti quanto ci volle per registrarlo. Voglio dire, se tu condensi il tempo che ho speso per lavorarci sopra, potrebbero essere sei mesi; davvero non lo so. Non fu un processo semplice perché… beh, le cose non sono andate lisce fin dall’inizio, suppongo. Stavo anche lavorando su un sistema chiamato Pro Tool, che è un sistema basato sul computer. 

DR: Yeah – lo conosco bene (risate).
DS: Bene, allora sai che ha un sacco di difetti e va continuamente in crash e poi, lo sai, problemi di hardware/software… e così c’erano un sacco di cose da tener d’occhio. E in più la mia vita stava diventando davvero interessante. Stavano accadendo tante di quelle cose che dovetti accantonare l’album per mesi alla volta, prima di ritornarci. Perciò, per una combinazione di queste tre cose, ci volle tutto questo tempo per completarlo.

DR: Nei termini della tua vita privata, deve essere stata la nascita di tua … figlia? Giusto?
DS: In parte parlavo di quello – adesso ho due figlie.

DR: Oh davvero?! bene, congratulazioni!
DS: Grazie. Allora… yeah – quello fu ovviamente uno dei momenti chiave della mia vita. Credo che i cinque anni passati a Minneapolis, Minnesota, furono i più felici della mia vita e molto pieni di eventi – mi sono successe tante cose mentre ero là. Davvero molti eventi chiave. Si verificarono importanti punti di svolta durante quel periodo, e durante la registrazione di questo album. In qualche modo, l’album include tutto questo, così tanti aspetti differenti della mia vita – penso sia per questo che è così ricco - e per questo ero piuttosto felice di continuare a tornarci su. Voglio dire, ovviamente tre anni sono un periodo molto lungo per continuare a tornare sullo stesso materiale ma ne ero felice, perché era talmente forte che ero contento di continuarlo. Gli altri continuai a riscriverli, volevo metterli sull’album. Questo rallentò un po’ il processo, questo continuo aggiungere materiale nuovo. Quindi ci volle tempo per completarlo e tutto il resto, ma ha documentato un importante periodo della mia vita e questo conta su tutto (ride). Tre anni ma ne è valsa la pena – ho imparato tantissimo su come si fa un disco in quei tre anni, così il tutto è stato educativo e molto gratificante, alla lunga, sebbene alle volte frustrante.

DR: Sono sicuro che i tuoi fans saranno molto contenti, considerando che l’album ha 14 tracce
DS: Yeah …

DR: E deve essere… come hai detto, deve essere successo molto nella tua vita per uscire con tutto questo – e nuovi singoli. Sono sicuro che ce n’è un paio in più che non sei riuscito ad infilare.
DS: Si, certo. Molto del materiale era già stato iniziato – cominciai a scrivere con mia moglie Ingrid – stavamo lavorando insieme su dei pezzi prima che Ameera, la nostra prima figlia, nascesse. Lei non sentiva adatta a sé parte del materiale che avevo scritto per lei, così lo presi e ci lavorai per me. Pezzi come ‘I Surrender’ iniziarono come pezzi per Ingrid… anche Pollen Path’. Così, parte del materiale ha girato per cinque anni ma in questo tempo sono stato in grado di vederne la forza o la debolezza e lavorarci fino a quando non ne sono stato soddisfatto. Lavorando a casa, che è ciò che ho fatto principalmente, mi diede quella libertà di lavorare sui brani fino a che non ne fossi soddisfatto. Non c’erano davvero molte pressioni su di me per completarlo.

DR: Cosa ti ispira a creare musica che ti piace.. evidentemente, c’è molta della tua…. vita personale in quest’album, diciamo?
DS: L’esperienza personale, niente può sostituirla. E penso che sia l’impeto primario che ti porta a scrivere. Ovviamente, non vuoi semplicemente scrivere un pezzetto di autobiografia, tu vuoi che sia – vuoi andare oltre quello – tu vuoi che gli altri lo colleghino alle proprie vite e che diventi prezioso per loro. Così, l’idea non è solo scrivere sulla mia vita in senso stretto, così da non poter essere interpretata in nessun altro modo. È senza dubbio l’impeto per scrivere, di sicuro. E spero di scrivere in modo tale che le persone possano collegarlo alla propria vita.

DR: Come confronteresti le canzone che scrivi oggi alle cose che scrivevi ai tempi dei Japan
DS: (pausa) … è talmente differente – è difficile compararle. Posso raccontarti il processo di crescita dai primi tempi dei Japan ad oggi. Ma è… non posso davvero confrontarli. È che la persona che scriveva il materiale per i Japan non era pienamente formata, sai – ancora in crescita, non era pienamente consapevole. Ed era in realtà conscia, se era conscia di qualcosa, che stava consapevolmente nascondendo il suo vero sé, così…. Mi avviai in un processo che lentamente mi rivelò, attraverso i miei scritti,  sempre più a me stesso, facendomi sentire sempre meno vulnerabile nel farlo – essendo abbastanza forte da scrivere direttamente delle mie esperienze e rivelare alcuni aspetti del mio stato mentale e del mio stato emotivo verso il mondo, attraverso le canzoni. All’inizio non fu facile ma ora ho… ho superato il problema molti anni fa e trovo molto, molto naturale scrivere direttamente dalla mia esperienza.

DR: Giusto per tornare un pochino indietro – solo per un po’. Sono solo curioso di sapere come era al tempo dei Japan – erano tempi divertenti, piacevoli?
DS: (lunga pausa)… alle volte erano piacevoli, si. C’era… voglio dire, eravamo molto vicini, vivevamo appiccicati. Non andavamo da nessuna parte da soli, senza gli altri, eravamo una famiglia. Così, si, stavamo benissimo insieme, ci furono periodi molto difficili e molto sgradevoli. Insieme vivevamo l’intero range di emozioni. Insieme abbiamo vissuto un periodo molto intenso, specialmente quando lavoravamo in studio… era piuttosto intenso.

DR: Yeah, certo – succede ad ogni band?
DS: Penso di si, ma c’era anche molto senso dell’umorismo. Cioè, prendi Rain Tree Crow, un caso pertinente. Poiché c’è stata una certa acrimonia conseguente al completamento dell’album, credo che la gente possa aver avuto l’impressione – quelli che hanno ascoltato l’album – potrebbero aver avuto l’impressione che l’intera faccenda fosse acrimoniosa, quando in realtà non lo era. C’era tanto buon umore mentre facevamo l’album.

DR: Ci fu molta stampa negativa. Lo dico dalla mia posizione, stando in Sud Africa e semplicemente leggendo le notizie. Ho raccolto molte.. c’erano molte sensazioni negative durante la registrazione di Rain Tree Crow. Noi eravamo dall’altra parte del mondo e semplicemente leggevamo e vedevamo delle cose, ma non si sa mai la verità. Rain Tree Crow per me fu eccitante, francamente, perchè voi ragazzi eravate tornati insieme, ma con una prospettiva differente.
DS: Bene, sono sicuro che le cose che hai letto hanno “colorato” la tua impressione sull’album. Almeno, forse l’ha fatto.. il che è spiacevole, perché non fu fatto in quello spirito. C’era tanto amore, tanto buon umore e – e tantissima eccitazione nella creazione del disco. La litigata accadde in una fase successiva, durante il missaggio, e certo non influì sulla qualità del disco.

DR: Certo, yeah …
DS: Era già tutto su nastro. Per quanto possa essere rattristato dalla litigata, davvero non influì su quello che avvenne prima. È divertente vedere come funzionano queste cose ed il tipo di impressione che le persone traggono dal processo di registrazione. E pensare che "Tin Drum" fu davvero molto più difficile da realizzare – a causa delle tensioni fra noi – fu davvero difficile fare quel disco. Stavamo imparando nuovi modi di scrivere, di arrangiare i pezzi ed anche Rich ed io stavamo lavorando su come programmare i nuovi sintetizzatori ed ottenerne il meglio. Fu un processo lungo e laborioso e, penso, aggravò le tensioni nei nostri rapporti reciproci. Quello fu davvero un album difficile da fare.

DR: Beh, è bello essere illuminati su alcuni aspetti, perché la stampa può davvero distorcere i fatti – e normalmente lo fanno sempre…
DS: mm-hmmm …

DR: Sai, è bello sapere. Sei in contatto con Steve Jansen?
DS: Yeah …

DR: Ti mantieni in contatto con lui?
DS: Ah, yeah – sono in contatto con Steve ma non con Mick o Richard.

DR: Bene. Allora, Dead Bees on a Cake – dove hai registrato l’ album?
DS: Per la maggior parte a casa mia.

DR: Vivi in U.K. o negli States?
DS: Negli States.

DR: Ah, bene. A Minneapolis, come hai detto?
DS: Minneapolis. Ho cominciato a Minneapolis, adesso vivo in California. Fu registrato a Minneapolis ed in California. È stato anche registrato nella cantina di Sakamoto a New York, dove ha lo studio. È stato registrato a Real World Studios. Ci siamo spostati parecchio ma la maggior parte è stata fatta a casa.

DR: Sono sicuro che avrai spaccato il capello in quattro – sotto l’aspetto tecnico, come stavi dicendo …
DS: Yeah – certo. Nonostante i continui crashes e tutto il resto, finalmente si è raggiunto il punto in cui quasi tutto si è risolto e - ….semplicemente imparando – mi diverte molto lavorare con ProTool. Ci furono inconvenienti, soprattutto perché molte sessions non andarono bene, all’inizio. Questo mi diede l’opportunità di ritornare e manipolare le performances fino a quando non ne fossi soddisfatto, usando sistemi che non sarebbero possibili usando i nastri, così mi considero fortunato di aver potuto lavorare con ProTool. Infatti, avrei avuto molte perplessità sul cosa fare con il materiale che avevo, e adesso non lavorerei con nessun altro sistema – mi piace davvero questo metodo.
 

DR: Hai citato Sakamoto; Ryuichi Sakamoto è tuo amico da molto tempo.
DS: Yeah.

DR: Che cosa ha fatto nel tuo ultimo album??
DS: Abbiamo lavorato insieme sugli arrangiamenti delle chitarre. Ha contribuito all’album con dei Fender Rhodes ed alcuni sintetizzatori.

DR: Le persone con cui hai lavorato in passato, sai … se dovessi considerare Virginia Astley …
DS: Uh-huh …

DR: E Holger – Non voglio nemmeno provare a pronunciare il cognome di Holger (risate). [Czukay='Shoe-k'eye]
DS:
Lavorare con Holger fu importante. Lavorai con lui su Brilliant Trees e quella fu la prima volta che lo incontrai. Era stato chiamato senza un ruolo specifico ma solo per ravvivare il lavoro, portare l’inaspettato. E lui lo fece – davvero… fu meraviglioso! Ci trovammo molto bene e continuammo il nostro rapporto su un EP che titolai "Words with the Shaman". Si sviluppò da lì ed infine lo terminai a Cologne, lavorando con lui ed improvvisando musica insieme, e ciò che realizzammo fu "Plight and Premonition". Ottenemmo molto lavorando insieme, dal mio punto di vista, anche solo l’aspetto dell’improvvisazione del lavoro era affascinante. Era meraviglioso sedersi in una stanza ed avere accesso ad ogni strumento disponibile, sceglierlo ed iniziare a registrare da quel momento in poi. Non avevo mai lavorato in quel modo prima: improvvisare direttamente su nastro. Così, volevo esplorare ulteriormente e questo mi ha condotto verso Rain Tree Crow: lavorare con la band seguendo lo stesso concetto. Imparai moltissimo lavorando con Holger e, il più delle volte, trai sempre qualcosa quando lavori con altri musicisti… sia che funzioni o no, c’è sempre qualcosa da guadagnare dall’esperienza. L’influenza di Holger nella mia vita è stata davvero vantaggiosa.

DR: Con chi altri hai lavorato su Dead Bees on a Cake? O eravate tu e Sakamoto?
DS: No …Per lo più ho lavorato da solo, ma ho avuto degli input da Bill Frisell, Marc Ribot, Talvin Singh, Kenny Wheeler. In più, un batterista di nome Jed Lynch, Scooter Warner a New York, Chris Bandobie che ha suonato il double bass su un pezzo… ma, come ho detto, per lo più ho lavorato da solo.

DR: Cosa ascolta David Sylvian quando è a casa?
DS: Sai, ascolto molta musica.
Sono una di quelle persone che compra un sacco di CD… circa una volta a settimana. Non sento radio o TV. Questo è il mio modo di sapere cosa succede nel mondo – nel mondo della musica. Io ascolto a tutti i livelli, che sia jazz, world music (come la definiscono), pop – qualsiasi cosa. Ascolto tantissima roba.

DR: Ascolti la tua musica? Dici che Dead Bees on a Cake uscirà a Febbraio in U.K. –lo metterai nel tuo CD player? Oppure lo lasci semplicemente perdere, come un pezzo che hai creato?
DS: Non lo ascolto. Voglio dire, il giorno in cui uscirà sarà probabilmente l’ultimo in cui lo ascolterò. Tendo a considerarlo il giorno in cui lo lascio andare, non mi appartiene più, così… è un po’ l’ultimo giorno in cui sono in intimità con il mio lavoro e, da quel momento in poi, non mi appartiene più, perciò… quello è generalmente il giorno in cui smetto di ascoltarlo.

DR: Hai in progetto un tour per l’ album, il prossimo anno?
DS: Mi piacerebbe – moltissimo. Sto cercando i musicisti. È qualcosa che davvero mi piacerebbe fare e, se possibile, vorrei cominciare in Marzo dell’anno prossimo.

DR: Verresti in Sud Africa?
DS: Mi piacerebbe arrivare ovunque si sia interessati ad avermi, per essere onesto.

DR: Bene, noi lo siamo in modo particolare!
DS: OK – bene. Glielo faro sapere – può darsi che si faccia.

DR: Quali sono i tuoi hobbies, allora? Hai qualcosa che ti interessa particolarmente? Sono sicuro che la tua famiglia è quello principale (entrambi ridono).
DS: La famiglia lo è di sicuro. La famiglia prende molto tempo ed energia ed è qualcosa a cui – ovviamente – amo dedicare tempo perché… noi siamo molto raramente separati. Siamo una di quelle famiglie che semplicemente godono moltissimo della compagnia reciproca e condividiamo tutto, così… facciamo le cose insieme. Cioè, dipingiamo insieme – ci sediamo e dipingiamo. Amo dipingere con mia figlia – quella di cinque anni, che è interessata alla pittura. Così… hobbies… non saprei davvero descrivere cosa faccio come hobby, ma probabilmente rientrerebbe in quella categoria. Quando non scrivo, tendo a trovare altri spazi per il desiderio creativo – e può essere la fotografia o la pittura o… qualsiasi cosa sia in arrivo. Sai, creare installazioni, come ho detto, fu un lavoro davvero piacevole.

DR: Sei stato con Virgin per anni e anni e anni. Com’è il rapporto? Da un punto di vista esterno, trovo che loro ti rispettano molto come artista, per le cose che fai. Perché sei ben lungi dall’essere un artista convenzionale, ‘main stream’; penso tu non abbia mai voluto esserlo. Come descriveresti il rapporto che hai con loro?

DS: Um … è stato buono – nel corso degli anni mi è stato permesso di fare esattamente ciò che sceglievo di fare e di seguire le strade che sceglievo di seguire – senza nessun intervento. Non ho mai subito pressioni dalla compagnia discografica durante il processo di fare o consegnare un lavoro. Avrei potuto consegnare questo lavoro fra altri cinque anni, e a Virgin sarebbe andato bene, ne sono sicuro. Le pressioni arrivano quando è tempo di promuovere (ride) l’album, cosa che sono riluttante a fare…

DR: Yeah – questo è difficile per te, vero?
DS: Yeah; lo è sempre stato.

DR: Forse anche di più adesso, con una famiglia …
DS: Adesso di più perché ne sono stato lontano – e mi è piaciuto stare un po’ lontano. Sai, mi è piaciuto creare il lavoro, ma ho anche gradito l’anonimità e la privacy che mi sono potuto permettere in quel periodo così… è sempre difficile risaltare sul ring. Forse diventa più difficile anche per via dell’età (ride) – non so. Ma come dicevo, penso ci sia un mutuo rispetto ed ha funzionato bene fino a adesso.

DR: Bene, noi speriamo che ritorni in tour e che l’anno prossimo arrivi in Sud Africa.
DS: Lo farò certamente, non preoccuparti.

DR: (ride) David Sylvian, i nostri migliori auguri per Dead Bees on a Cake e grazie mille per aver trovato il tempo per chiacchierare con noi.
DS: Piacere mio.

DR: Grazie. Abbi cura di te.