

Traduzione in italiano a cura di Cristiana.
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La seguente intervista è stata fatta nell’Ottobre del 94 alla P-3 Gallery vicino a Shinjuku, uno dei molti centri commerciali di Tokyo. La galleria è situata nel seminterrato di un tempio. Non è spirituale come uno si aspetterebbe, dal momento che è circondata da brutti uffici ed edifici residenziali. Il frastuono della vita moderna a Tokyo ti attacca da tutti i lati. L’installazione che Sylvian e Fripp stavano presentando era ‘Redemption’. In netto contrasto con il tour dell’anno precedente, il lavoro ricevette scarsa attenzione dalla stampa straniera e poco di più da quella giapponese. L’installazione in sé era costituita da un’ampia stanza delimitata da monitors sul pavimento che mostravano la faccia di un feto, nei toni del beige e del rosso. Il centro del pavimento era coperto di specchi, sopra i quali delle candele tremolavano nella brezza artificiale. Tre sedie, circondate da candele, ospitavano teschi e pannelli grafici, mentre dietro c’era una vasca da bagno illuminata da una lanterna. Un passaggio portava ad un’altra stanza, piccola e buia dove, sotto ad un bagliore rosso, un monitor mostrava il testo di Robert Fripp e altoparlanti nascosti diffondevano una registrazione del suo recitato. La musica era spettrale ed avvolgente, il suono di un’orchestra passava avanti e indietro sopra di te, ad intervalli sempre crescenti. Sylvian era vestito con un’elegante t-shirt nera di Issey Miyake e pantaloni neri. Sembrava felice e sano, non la figura smunta del passato che fumava una stecca di Gauloises. Questa è la conversazione.
Dopo aver visto ‘Ember Glance’ nel 1990, sembra che, a confronto, questa volta tu stia tentando di esercitare maggiore controllo sull’ambiente che l’osservatore sperimenta.
Trovai ‘Ember Glance’ un po’ confusa, alla rinfusa. Non vorrei sminuirla. Avrei voluto lavorare con l’area finale di ‘Ember Glance’, la parete suddivisa. Penso che non fosse sufficiente per quello spazio. Quando mi fu chiesto di lavorare su questa installazione, volevo mantenerla giustamente semplice. Come hai detto, avere più controllo della composizione stessa. Come per il lavoro musicale, si ha bisogno di mettere insieme i giusti elementi, assicurandosi che siano quelli corretti e scartando tutto ciò che non è necessario.
Quale fu il ruolo di Haruki Kaito in questa installazione?
Haruki Kaito ha curato l’illuminazione. Adam Lowe, un artista inglese, l’ artwork.
Robert (Fripp) ha contributo con il testo per l’ installazione. Il testo sostiene che il concetto di redenzione sia “il riscatto dell’umanità”. Come hai fatto ad aggiungere uno strumento visuale a questo concetto?
È questione di creare un’esperienza in cui ci sia il potenziale per aprirsi a quella possibilità fino ad un certo punto. È una cosa enorme in cui impegnarsi, quando si lavora su scala così piccola. È la stessa cosa con il potere che redime nella musica e nella poesia. Tu passi del materiale, il potenziale esiste nel lavoro e speri che qualcuno ci si possa imbattere e trovarci una specie di catalizzatore verso un’esperienza più grande. Per portare l’ascoltatore o l’osservatore in un posto dove essere a proprio agio con il silenzio, così che non ne sia spaventato e che la profondità di quel silenzio, e tutto ciò che esso include, non sia schiacciante; ove ci sia una tranquillità a cui si può dare un’occhiata per un po’. Se riuscissimo ad andare così oltre, sarebbe incredibile. Da quel punto in poi, il lavoro può prendersi cura di se stesso. Una volta che sai, non c’è ritorno dalla conoscenza, non puoi negarla e ti assumi una responsabilità maggiore. Io la chiamo responsabilità volontaria. Non si può semplicemente camminare come ciechi attraverso la vita, si deve essere responsabili di ogni azione.
Questo è sempre stato un tema a te caro. Hai spesso parlato del tuo lavoro come di un “catalizzatore” per l’ascoltatore, per poter scoprire qualcosa dentro se stesso o negli altri.
Assolutamente.
Il sottotitolo di questo lavoro è ‘Approaching Silence’. Basandomi sui pochi minuti che ho trascorso osservando l’installazione e le persone che l’osservavano, direi che hai centrato un obiettivo. Tutti qui sembrano davvero in pace.
La musica per l’installazione è notevole e qualche volta schiacciante. Come si è sviluppata la musica – mi pare che Holger Czukay c’entrasse qualcosa.
Per la verità, stavo lavorando su dei brani per l’album di mia moglie, Ingrid Chavez, e chiesi ad Holger di mandarmi un gruppo random di samples da poter usare per il suo album e, tra quelli, mi ha mandato questo, che è quello predominante che tu senti, una sorta di insieme orchestrale. Non appena l’ho sentito, ho pensato che sarebbe stato il mio punto di partenza. Costruii la composizione intorno ad esso, usando una serie di altri samples da fonti di varia natura.
La musica per questa installazione è molto più sviluppata e meno spontanea rispetto a quella usata per ‘Ember Glance’.
Yeah, direi di si. È più controllata, il pezzo si sviluppa in 40 minuti, l’apparizione del sample del brano orchestrale diventa sempre più sporadica, in modo da creare una percezione di rallentamento e diminuisce la dinamica.
Ho notato che molte delle persone che erano là si sedevano e trascorrevano del tempo per incorporare tutto.
È interessante, non me l’aspettavo. È bello saperlo. Mi aspettavo che la gente ci sfrecciasse intorno e se ne andasse, e non penso che sia un male, la gente ha poco tempo da perdere. Fortunatamente, è ancora in grado di portarsi via qualcosa.
Spostandoci sul nuovo album live che uscirà presto (Damage), Robert ne sembra estremamente soddisfatto, dice che ti hanno preso in una notte davvero buona. È vero che Robert è molto più una persona da ‘live’ e tu una persona più da ‘studio’?
Sicuramente, nonostante mi sia davvero goduto l’ultimo tour. Questo si deve al mio rapporto con Robert. Mi sentivo più a mio agio, non solo sul palco ma anche nella vita. Sto anche crescendo e mi sento meglio di fronte al pubblico. In confronto, ‘In Praise of Shamans’ era un casino, io ero un casino. L’intero entourage era assillato da molti problemi.
Si, non sono sicuro di aver scelto tutti i musicisti giusti, ma non era tanto la band, era dietro le quinte che c’era il caos. Non abbiamo mai affrontato bene il materiale. Riuscimmo a gestirlo durante le prove e si intendeva svilupparlo ulteriormente sul palco, per aprirlo di più. Ma cominciò ad uscire di rotta e non c’erano buone basi, perché non ero in grado di concentrarmi a sufficienza per poterlo portare allo stadio successivo. Non fu una famiglia felice di musicisti.
Avevo virtualmente abbandonato l’idea di suonare dal vivo dopo, fino a che non saltò fuori Robert ed il trio. Non c’erano affatto pressioni, fu un totale piacere.
Il concerto che fu registrato per l’album si tenne a Londra, molto rilassato ma dinamico. Mi pare che abbiamo ottenuto una buona registrazione. Come Robert mi lasciò la produzione di The First Day, io lascio le redini a lui per questo album perché, come hai detto, è più territorio suo che mio.
Ho avuto la fortuna di vedere il trio (Sylvian, Fripp & Gunn) a Osaka nei primi del 1992. Ricordo di aver letto, al tempo, che secondo te quello fu lo show migliore del tour.
Possibile, ora non ricordo.
Mi manca l’atmosfera del trio, c’era qualcosa di personale nella formula tastiera/chitarra/stick.
C’era intimità nel trio.
C’erano anche delle esecuzioni di splendide ballate . Riusciremo mai a sentirle di nuovo?
Um, è improbabile. Abbiamo ‘The First Day’ sull’album live ed anche ‘Damage’ (nota: ‘Damage’ non fu eseguita dal trio tour). Robert disse che gli sarebbe piaciuto rifare il trio, probabilmente ne aveva parlato con te (ride). Quando facemmo il trio, avevamo una settimana per scrivere ed una per provare, e vedemmo cosa saltava fuori. Ovviamente alcune cose funzionavano ed altre no. Quelle che non funzionavano, le abbiamo escluse dal repertorio.
Ho un bootleg di quello show – non una gran registrazione – ma ci sono affezionato. Devo tenermelo stretto?
Robert ha detto che stai lavorando all'album di Ingrid. Il suono sarà molto diverso da quello del suo ultimo album?
Mi piace il suo ultimo album ma lei non ne era soddisfatta, perché non era riuscita a metterci molte delle sue idee, fu molto controllato da Prince. Prima di quello lei era in una band, facevano dei nastri, e quello era molto più vicino alla sua musicalità. Il recitato è ancora una parte importante di ciò che sta facendo e la musica è ancora molto piena di sentimento. Credo ci sia maggiore enfasi sulla texture e l’atmosfera.
Si, ma lì c’è anche il suo cuore. Ovviamente la mia influenza c’è ma vediamo la cosa comunque come un sodalizio. Una mia compilation uscirà il prossimo anno e si spera che l’album di Ingrid abbia trovato il suo spazio, per quel tempo. Mi piacerebbe portarli insieme in tour.
La tua compilation riguarderà il lavoro solista?
Si, solista e di collaborazione. Mette insieme tutte le diverse cose che ho fatto negli ultimo dieci anni, più o meno. Salverà le persone dall’andarsi a pescare questo o quel brano che ho fatto con Sakamoto o altri.
Perchè non fai un bonus CD di rarità? Ci sono delle bellissime tracce come ‘Blue of Noon’ che non dovrebbero essere perse nel vinile per sempre
Yeah, mi piacerebbe che Virgin accettasse di aggiungere un CD di rarità, qualunque fosse il numero di copie, e naturalmente ‘Blue of Noon’ ci sarebbe. Anche a me piace quel brano.
Giusto. È stata la mia prova con il jazz, al tempo. Ci provai una seconda volta e divenne ‘Wave’ su Gone to Earth. Ho un’altra versione di quella traccia con John Taylor al piano, Steve (Jansen) alla batteria e Ian Maidman al basso…… mi chiedo se potrei recuperare qualcosa da là. È una cosa carina e nella stessa vena di ‘Blue of Noon’.
‘Wave’ aveva un interessante arrangiamento nell’esecuzione live dell’ultimo tour.
‘Wave’ fu una grande delusione per me, sul disco. Volevo provarci di nuovo. E penso che stavolta ci siamo andati più vicino.
Anche ‘River Man’ ha guadagnato un’altra dimensione.
Si, sono d’accordo. Secondo me, entrambe le tracce fallivano nella sezione ritmica. Come ho detto prima, ‘Wave’ era cominciata più come una ballata con un pizzico di jazz, ma non funzionava. Iniziammo a suonarla con ritmi differenti, fermandoci su quello che ascolti adesso, ma non mi ha mai soddisfatto, era troppo rigida ed era difficile lavorarci sopra. Ad un certo punto, aveva melodia e testo totalmente differenti, a cui tutti i musicisti si adeguarono. Però la ricambiai e Robert era davvero scocciato (ride).
Lo farò alla fine del 1995. Lo so che sembra lontano ma mi sto costruendo uno studio a casa e voglio che sia pronto, prima di iniziare.
Adesso vivi a Minneapolis. Com’è la vita là?
Per me va molto bene. Non so se ci resteremo a lungo ma è molto tranquilla ed è una buona base a cui tornare. Mi sento tagliato fuori da molte cose ed è ciò di cui ho bisogno adesso. Prima di incontrare Ingrid, vivevo a Londra e mi sentivo perduto, ero molto confuso. Avevo bisogno di allontanarmi dai ricordi. Troppe relazioni difficili stavano terminando, inclusi i membri dei Japan (Karn, Jansen and Barbieri). Tutto era molto doloroso. Ora la mia vita è semplice, come piace a me.
Capisco. Hai parlato degli altri membri dei Japan. Hai ascoltato il loro lavoro dopo Rain Tree Crow?
Ho sentito un bel pezzo dell’album di Mick e alcune delle cose che Steve e Rich hanno fatto. Penso che l’album di Mick (Bestial Cluster) sia la cosa migliore che abbia mai fatto. È una bella cosa. Durante le registrazioni di RTC, ho sentito tante volte che Mick e Steve erano sul punto di mollare.. è bello sapere che Mick è tornato con positività.
Nel 1984 hai figurato come DJ su Sound Street di Sakamoto su FM Tokyo. Le canzoni che suonasti erano di Joni Mitchell, Scott Walker, Bill Evans e Robert Wyatt. Che cosa ti ha colpito in questi ultimi 10 anni?
Probabilmente potrei farti gli stessi nomi che hai menzionato (ride). Gli evergreen, che sono sempre con me, come Nick Drake e Tom Waits e così via. Ascolto moltissime cose, sono un avido compratore di dischi, ma non molto si mette subito in comunicazione con me. Mi piace John Taverner, per lo spazio, così posso respirare nella musica. Mi ritrovo meno nel jazz, di questi tempi. Pop music…hmmm, mi piace quel che ha fatto Michael Brook con Nusrat Fateh Ali Khan, è un bel disco.
Robert ha parlato della sua recente collaborazione con The Grid e The Future Sound of London, che hanno rimixato ‘Darshan’ per te. Eri contento dei remixes?
The FSOL non fecero un remix, ricostruirono(ride)!
Penso abbiano fatto un gran lavoro. Non rimasi colpito dal lavoro di The Grid ma era innocuo. È difficile affidare un pezzo ai remixer, devi aver fede in loro. Sentivo che ‘Darshan’ si prestava. Penso che i FSOL si siano divertiti un mondo a farlo.
Mi aspettavo lo allungassero! (ride).
In effetti, pensavo che i FSOL lo allungassero a 60 minuti! Però erano interessati, e lavorano in modo simile a The Aphex Twin sui remixes.
Yeah, non credo ne tirerei fuori granché se dovessi farlo io, neanche se me lo chiedessero.
Probabilmente vero (ride)! Mi piace quello che ha fatto The Aphex Twin e mi piacciono gli FSOL, sono il miglior esempio di musica elettronica moderna che ci sia in giro.
Parlando di buone novità musicali, hai sentito l’ album di Jeff Buckley? Al momento, è uno dei miei favoriti.
No. pensavo di comprarlo perché ho letto un pezzo su di lui che ne riportava una buona impressione. Sono contento che tu l’abbia nominato, lo comprerò!
Tornando all’ album live, Russell Mills e Shinro Ohtake si sono occupati dell’ artwork. Come lavori con artisti come Russell and Shinro, e graphic designers come Vaughan Oliver?
Il mio rapporto lavorativo più stretto è con Russel. Ma ora, a causa della distanza, non c’è comunicazione. Ho una gran voglia di creare una comunità di artisti a Minneapolis, con cui lavorare. Ho trovato un ottimo designer là, si chiama Scott Makela. Io e lui lavoreremo insieme per la compilation e per altre cose. (Nota: Makela progettò il tour program di ‘Slow Fire’.). Con Vaughan comunichiamo unicamente via fax, ma il suo lavoro mi piace e mi fido di lui, so che farà un buon lavoro.
Anni fa mi mandò alcune immagini, per lo più nudi che trovavo attraenti. Poi mi mandò le composizioni astratte e quelle erano bellissime.
Hai visto la trasmissione del video del ‘Graceland’ tour?
Oh si. Non sono rimasto seduto a guardarlo tutto, impossibile… insopportabile (ride). Il sound mix… speravo che Seigen (Ono) lavorasse un po’ di più su alcuni pezzi… la batteria era davvero troppo alta (ride). È come quando si riascoltano le performances, io non riesco a farlo ma Robert e Trey (Gunn) lo fanno sempre.
No, l’avevamo previsto, originariamente, ma il budget non ce l’ha permesso.
È un grande disco. È uno di quei musicisti a cui puoi chiedere qualsiasi cosa e ce l’hai, non importa quanto astratta sia la richiesta. Il modo in cui domina lo stick.. è uno strumentista incredibile ed un ragazzo molto gentile.
Grazie, è stato bello parlare con te.
commenti
Re: The first day 1992
Nelle interviste che ho tradotto si parla molto del tour con Fripp. Ora, il maestro a volte fa un po' di confusione e mi ha definitivamente ingarbugliato le idee!!
Qualcuno di voi era presente al tour The First Day del 1992? Io mi ricordo di essere uscita impressionata dalla pulizia del suono e dalla perfezione di quei musicisti.... sembrava un lavoro da studio più che un live, per quanto era pulito! Però non riesco assolutamente a ricordarmi se c'era un batterista... Sylvian parla di Trio (e dice che Mastellotto era presente nel tour successivo), ed anche la brochure che ho riesumato presenta i tre musicisti, ma.. santo cielo, ci sarà stato qualcuno alla batteria. Non riesco a ricordare, qualcuno che ha una memoria migliore della mia può aiutarmi? Ciao a tutti
Re: The first day 1992
Dai un'occhiata alla sezione "tour".
Re: Tour the first day
Non c'è niente neanche nella sezione tour.
Re: [1994] Approaching Silence di Craig Peacock (traduzione)
Camphor si riferiva ai musicisti:
David Sylvian : Voce, Tastiera, Chitarra
Robert Fripp : Chitarra
Trey Gunn : Stick
Ospiti : The California Guitar Trio (suonavano nove brani prima del concerto di Sylvian e Fripp)
Re: [1994] Approaching Silence di Craig Peacock (traduzione)
si, esatto. :-)
Re: [1994] Approaching Silence di Craig Peacock (traduzione)
Voce, chitarra, stick... e chi era il batterista?
Re: [1994] Approaching Silence di Craig Peacock (traduzione)
Non c'era :-)