

Traduzione in italiano a cura di Cristiana.
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Bill: Prima di tutto, come mai hai deciso di fare un tour, un grosso tour, dopo tutti questi anni?
David: Mi sto divertendo! Mi sto divertendo più di quanto abbia mai fatto in passato, perché sto lavorando con un gruppo di persone che… l’alchimia fra noi cinque è molto buona. Anche le persone che lavorano dietro le quinte eccellono nel loro lavoro. Sono in buona compagnia. Così, c’è lo spirito giusto in questo tour, ed è spesso mancato nei tour precedenti. Il progetto con Robert cominciò proprio come tour. Nel 92 siamo andati in tour in Giappone ed in Italia e questo fu principalmente voluto da Robert, per cui scrivemmo il materiale, lo portammo in tour e poi lo registrammo. Lui preferisce lavorare in questo modo. Era un’esperienza nuova per me, così ho pensato “beh, perché no”, sai com’è. Mi interessava tornare a far concerti. Non mi piacque particolarmente l’esperienza dell’88. C’era una band davvero buona ma dietro le quinte c’erano talmente tanti problemi che ci impedivano di svilupparci musicalmente, anche se eravamo già oltre lo standard della decenza. Abbiamo portato le cose un po’ troppo in là, temo. Eravamo anche molto pressati, ed era questo a creare impedimento. Fu un passo naturale, avendo registrato The First Day, portarlo nuovamente al pubblico ma con una formazione più ampia. Il materiale resta ragionevolmente flessibile, perciò lo show è rimasto comunque fresco, per quanto sia possibile in una situazione di concerti che vanno avanti per due o tre mesi, notte dopo notte. Robert sul retro: Lo dici a me, Dave! (Risate)
Bill: Hai provato a reintepretare le canzoni, man mano che il tour andava avanti? Hai provato a rinfrescarle per te, per trovare nuovi modi di…?
David: Um, alcune si sciolgono. Alcune si prestano all’improvvisazione più di altre. Credo che 20th Century Dreaming e Firepower si siano sciolte man mano che il tour andava avanti. L’obiettivo non è sempre riarrangiare i pezzi. Anche Darshan è uno dei pezzi piuttosto flessibili.
Bill: In questo tour si nota che i tuoi brani più vecchi hanno dei testi. Stai provando coscientemente a fare lavori con più testi, dopo aver fatto albums di ambient, etc.?
David: Non ho mai abbandonato il lavoro vocale. È sempre stato molto, molto importante per me. Direi che ha la precedenza sul lavoro strumentale, e l’ha sempre avuta, ma forse il pubblico non l’ha capito a causa della sequenza in cui i dischi sono stati pubblicati. Il lavoro con Holger, il primo album, Plight and Premonition, capitò più o meno per caso. Non era un progetto pianificato. È successo che ero a Colonia e venne fuori quell’album, una faccenda di tre giorni. Con Flux and Mutability più o meno la stessa cosa… eravamo preparati a registrare un album, quella volta. Ma fu un lavoro di due settimane. Erano dischi a basso budget ed erano entrambi progetti che mi piacevano ma non mi presero molto tempo. Con Rain Tree Crow io volevo mescolare il lavoro strumentale con quello vocale, principalmente perché vedevo i benefici del lavorare con quella particolare costellazione di musicisti, per trar fuori da loro performances che non avevo sentito nei loro lavori personali ma che ero sicuro fossero in grado di dare. Credo che, nei lavori a cui si stavano dedicando, si stessero concentrando maggiormente sulla scrittura di assolo, piuttosto che sulle performances strumentali, così pensai che fosse una buona opportunità per esplorare il materiale strumentale con quella particolare impostazione, qualcosa che avevamo sempre voluto fare, in modo che fosse naturale. Penso che i pezzi strumentali siano quelli che giustificano l’album, in quanto mostrano noi quattro che improvvisiamo insieme sullo stesso piano, sviluppando un linguaggio unicamente nostro, di quel preciso momento. Le canzoni, che mi piacciono moltissimo, sono strutturalmente legate al mio lavoro solista, perché io avevo il controllo della strutturazione di quei pezzi, molto più che in quelli strumentali. Ma comunque, sono interessato ad entrambe le cose ed intendo seguire entrambe le strade, in futuro.
Bill: Fu molto sfortunato ... – ci fu molto astio— il progetto Rain Tree Crow , alla fin fine. Ti sorprese o ti seccò il fatto che questo atteggiamento venisse da quei ragazzi?
David: Mi deluse. Prima di tutto, sulle prime ero sorpreso. Poi, fui deluso. Non pensavo fosse necessario rendere noto il tutto al pubblico. E comunque una gran parte era falsa. E mi rammarico del fatto che quell’album fu fatto con grande amore, passione, eccitazione, fino alle ultime fasi di… beh, la registrazione era già finita prima che litigassimo, eravamo in fase di missaggio. Perciò la qualità musicale è molto positiva. È un lavoro molto appassionato. Ed ancora io lo sento così. In nessun modo poteva essere sminuito, comunque, perché ho missato i brani con Steve ed ho provato a rispettare i desideri di tutti. E so che ognuno di loro era soddisfatto. Parlarono dopo che l’album era completato. Finché il lavoro era in corso, tutti erano soddisfatti. E tutti erano consapevoli di aver fatto un buon disco, almeno credo. Ma comunque hanno ritenuto necessario mettere in giro queste notizie negative, e credo che questo abbia creato una tale aura intorno a quel disco che la gente non avrebbe voluto neanche toccarlo. E… Robert sul retro: Non devi per forza rispondere alle domande, se non vuoi! D: (ride e gli urla) Grazie, Robert!
Bill: E’ spiacevole che tu abbia ottenuto questa immagine di mostro del potere, di quello che vuole il controllo totale e che non permette a nessun altro di dare spunti.
David: Si, quell’immagine apparve principalmente nel mio lavoro con i ragazzi della band, sai com’è. Dovrei andare a ricordare e spiegare come e perché mi vivano in quel modo e non sono preparato a farlo, perché dovrei puntualizzare certe, come dire, loro debolezze e non sono preparato a farlo. In passato tendevano ad aver bisogno di consigli e penso che adesso, avendo vissuto l’esperienza Rain Tree Crow, siano molto più determinati a cavarsela nel lavoro. Sono stati senza far niente per molto tempo, aspettando che gli altri li aiutassero e facessero qualcosa per loro ma adesso credo che abbiano fatto un passo avanti nel fare qualcosa per se stessi, ed il lavoro lo rispecchia.
Bill: Fino a che punto pensi, in realtà, sia necessaria una persona che prenda il controllo di un progetto, per realizzarlo? Credi veramente che, con diversi punti di vista, si finisca con l’ottenere una mediazione soddisfacente ma non un album con una direzione vera e propria?
David: E’ molto difficile con un gruppo. È difficile con un gruppo, è proprio vero sai? Se ci sono troppi elementi disparati, diverse opinioni e così via, allora si, la potenza del lavoro si disperde enormemente. Io ho capito che nel progetto RTC non c’era una gran comprensione del materiale, c’era sempre qualcuno nella band che non era convinto da un brano particolare, e quindi bisognava sedersi, spiegare cosa succedeva, sai, parlare della direzione del pezzo in relazione a pezzi conosciuti, dove sarebbe andato e così via. Ci vuole un sacco di pazienza. Se si rende necessaria la leadership… io non ho cominciato, per esempio, come produttore del progetto; cominciammo con Michael Brook come co-produttore e poi ci rendemmo conto di non averne bisogno. Micheal cortesemente accettò di ritirarsi. Ma allora, più o meno, mi trovai impegnato con la produzione e non era qualcosa di cui volevo occuparmi. Avrei smesso volentieri se qualcun altro fosse stato in grado, a quel punto, di assumersi la responsabilità del materiale ma nessun altro lo era. Tutti si fidavano di me, avevano molta fiducia in me. Voglio dire, Mick arrivò al punto di chiedermi di produrre il suo prossimo album, dopo aver visto i risultati del lavoro che avevo fatto con RTC, prima che tutto succedesse e lui decidesse che, sai, l’avevo accoltellato alla schiena o qualunque altra cosa abbia detto. È tutto molto complicato e non molto piacevole. Um, mi dispiace che se ne sia venuti a conoscenza in quel modo, perché la maggior parte di quel che si è detto era completamente inutile e falso.
Bill: So che c’era molta confusione tra i fans che aveva tenuto d’occhio la tua carriera e quella degli altri, sai com’è, e specialmente attraverso Bamboo, venivamo a conoscenza di tutti quei resoconti degli altri membri della band che dicevano che avevi preso il controllo del video e volevano sapere cosa stava succedendo. Questo ci sconvolse. E allora naturalmente Medium cercò di riprendere un po’ il controllo della situazione ed i gestori dei fan club si riunirono con gli altri ragazzi per fare questa nuova etichetta, il che ci lasciò sempre più perplessi su quello che era davvero successo. E noi abbiamo cercato di ottenere da te delle interviste radiofoniche da allora (David- mmm) per capire cosa stavi facendo. Riguardo il nuovo album con Robert, molti dei brani che stai facendo dal vivo, principalmente quelli più lenti.. voglio dire, "The First Day" in special modo, sembra aver avuto una buona reazione di pubblico… perché non sono stati inseriti su quest’album e noi dovremo aspettare per averle?
David: Non funzionavano nel contesto di The First Day, pertanto le abbiamo messe da parte per un ulteriore progetto. Così, si, saranno alla fine pubblicate.
Bill: Così avremo cose come Ascension, etc.
David: Ah, no. No, quelle no. Io penso a Damage… immagino che molto del materiale che abbiamo eseguito nel primo tour non sarà registrato, eccezion fatta per i vari bootlegs che sono disponibili.
Bill: Si, di quelli ne abbiamo tutti una copia! E la conserviamo gelosamente. Bene, la prossima? Bene, qualcosa di un po’ più personale. Sei appena diventato padre. I roadies ci hanno detto che ti vedono raramente, perché scappi sempre da Ingrid e dalla bimba. Ti condiziona questo? Pensi un po’ più…. Sai, dicono tutti che diventare padre sia una cosa molto speciale. Come influisce su di te? Nella tua testa si formano dei versi spontanei su questo?
David: (tranquillo) Ah, no. No.
Bill: C’eri alla nascita?
David: Si, fu un’esperienza incredibile per.. per tutti e tre (ride). Fu un’esperienza davvero incredibile ed è meraviglioso essere padre ed essere così innamorati di un bambino come io lo sono di Ameera. Mi sta cambiando? Si. Um, ma è un processo lento. Si possono vedere i cambiamenti arrivare e vedere anche molti dei propri difetti; ti rendi conto di quanto lavoro c’è da fare, perché ti sei accollato un’enorme responsabilità.
Bill: Ti dà più che un obiettivo nella vita, per il futuro, devi pensare di più al futuro.
David: Non esattamente. Non sono il tipo di persona che guarda così avanti, per essere onesto. Ho un’enorme fede e questa fede mi guida nel risolvere le situazioni che mi si presentano, le risolve per me. No, è più su una base quotidiana, cerco di circondare Ameera con quello che io penso sia il giusto ambiente e le giuste condizioni emotive e così via.
Bill: Chi ha scelto il nome per tua figlia?
David: Ingrid ed io, lo abbiamo scelto insieme.
Bill: Non è un nome comune, non è un vezzeggiativo o roba del genere.
David: Ameera ... Veramente entrambe le parole sono hindu. Ameera è un nome santo e significa anche miracolo. Daya significa cortesia. Stavamo cercando il nome giusto quando Ingrid si svegliò una mattina con il nome Ameera impresso nella mente. Un po’ di tempo dopo io stavo leggendo un libro e trovai il nome Daya. Li mettemmo insieme e ci piacquero e capimmo che era il suo nome. Questo è accaduto prima che nascesse, prima di sapere che era femmina, ma nel nostro intimo sapevamo con certezza che avremmo avuto una bambina.
Bill: Ma l’ecografia? ...
David: No, quello non l’avevamo controllato...
David: Per la verità, abbiamo appena iniziato a mettere su lo studio a casa.
David: Yeah. Ci vuole un po’. Avevamo cominciato a scrivere e a registrare alcuni demo. Adesso Ingrid non è più legata alla Paisley ed ha cercato nuove opportunità. Così metteremo insieme alcuni demo, li abbiamo cominciati e continueremo a farli, penso verso febbraio. Li faremo ascoltare e nel frattempo probabilmente lavorerò su materiale mio, fino a quando l’accordo non sarà fatto. E continueremo a registrare il suo album.
David: In parte vocale, in parte recitato.
Bill: E chi farà cosa, piuttosto. Cioè, presumo lei farà tutti i testi. Tu contribuisci alla parte musicale o… Robert di nuovo dal retro: Questa è una domanda di merda! D e B ridono
David: Um, Vediamo. Alcune canzoni le ho scritte io al 100%. Alcune saranno scritte da tutti e due. E alcune includeranno altri artisti che stiamo tentando di coinvolgere musicalmente. Perciò, Ingrid ed io scriveremo i testi, sia insieme che separatamente, ed io scriverò le musiche con una serie di collaboratori.
Bill: Hai girato un po’ Minneapolis? Io ci sono stato un paio di anni fa, ad una convention su Prince. (David--Hmm Mmm) Sono rimasto immediatamente colpito dalla varietà di musica che c’è là.Per essere una città così piccola,ci succede di tutto! Se vai a First Avenue puoi vedere rock bands, grunge, se vai a Fine Line trovi i gospel brunches la domenica. Voglio dire che c’è un gran miscuglio musicale là. Hai potuto andare ed ascoltare tutta quella roba?
David: Yeah. Non sono rimasto a lungo a Minneapolis. Ci sono stato circa un anno, ma il tempo che ho realmente passato là è globalmente di circa tre mesi, perché ho lavorato a questo album e a molte altre cose che mi hanno tenuto lontano. Ma conosco i posti che hai citato ed ho visto della gente esibirsi là… là io sono felice. C’è una buona atmosfera e molti giovani. È una specie di società dedita ai café, ne aprono tanti. Ne apri uno ed il successo è garantito. È bello, così io e Ingrid abbiamo passato molto tempo passando da un café all’altro, sai, di posto in posto. È una vita molto rilassata, che io amo. La velocità della vita è più lenta rispetto a Londra e questo è proprio quello che mi ci vuole. Infatti, ho dovuto lavorare lentamente sulle mie abitudini per vivere in posti più isolati. Adesso Ingrid ed io sentiamo che siamo pronti per andarcene dalle città
Bill: Ho parlato di recente con Julian Cope, e lui sta prendendo un posto a Callanish, per via dei dolmen. Sai, lui ha a che fare con i Druidi, la cultura dei Druidi. (D: Si) Quello è il suo ideale, una mezza dozzina di cottages e sarà lontano da tutto.
David: Yeah, sembra bello.
Bill: Penso sia per via della cultura. È interessato alla preistoria, alla differenza con la cultura di oggi che lui respinge totalmente, sembra trovarla molto alienante.
David: Yeah, Credo che, se stai parlando di argomenti spirituali di vario genere, o se stai cercando di sviluppare una vita spirituale, sia molto importante rimanere nel mondo perché non è possibile separarsene, è un tutt’uno, appartieni a tutto. Non c’è separazione, non ci sono confini. Ed in quel senso, penso ci sia una responsabilità nel restituire ciò che ricevi. Abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro. E sebbene ci sia questo desiderio di andarsene e vivere in qualche modo isolati, è principalmente a causa di questo che faccio un lavoro pubblico, riporto il lavoro indietro da quel posto. Non voglio scappar via dal mondo, voglio capire molto meglio me stesso, voglio andare più a fondo, voglio sviluppare la mia consapevolezza spirituale, e voglio essere in grado di riportare ciò che affiora nel lavoro, di nuovo nel mondo. Credo che avrà qualità positive, in grado di aiutare altre persone.
Bill: L’ album solista a cui stai lavorando... tra quanto sarà finito e che direzione avrà?
David: Non posso davvero dire di aver iniziato un nuovo album solista, e non lo farò fino a che non sarà uscito quello di Ingrid. Ho le idee chiare su ciò che voglio fare ma non posso ancora esprimerle perché cambiano piuttosto spesso. Non vedo l’ora di fare il prossimo disco solista. Avrà una natura più intima, dopo così tante collaborazioni.
Bill: Un paio di notti fa parlavo con Robert e mi diceva che c’è la possibilità di tirar fuori cinque album da questo tour. (D: Hmm Hmm) Pensi che il materiale sia buono? Voglio dire, l’ultimo album live che hai fatto era con i Japan. Ti piacciono davvero gli album live..? Pensi che diano una buona impressione?
David: In passato non mi piacevano. Da quello che ricordo, non ero molto contento di Oil on Canvas, al tempo, e da allora non l’ho più sentito. Registrai lo show Shaman, con un’idea di pubblicarlo, ma alla fine ho deciso per il no. C’è un’energia nello spettacolo che bisogna essere capaci di trasmettere su disco. Vuoi che sia onesto?.. passerei questo progetto a Robert… è campo suo più che mio. Io ho condotto la produzione di The First Day e penso sarebbe interessante vedere cosa tira fuori Robert con un album live, se ha il tempo per farlo. Non vorrei alterare il materiale. Vorrei che i pezzi fossero ripresi dalle esecuzioni dal vivo, senza sovra incisioni di nessun genere. Si potrebbe fare. Come ho detto, è più settore di Robert che mio. Ovviamente, dovrei supervisionarlo in qualche modo, ma…
Bill: Perché hai modificato il tour, dai piccoli tour dell’Italia e del Giappone, con solo tre persone, a questi con una band più ampia?
David: Per via della natura di The First Day, l’album. Ossia, abbiamo sempre avuto l’intenzione di lavorare con un batterista, per esempio, in un secondo momento. Questo avvenne in studio. Così, per portare in tour il materiale, avevamo bisogno di un batterista ed io ero convinto che avessimo bisogno anche di un quinto membro per coprire tutte quelle parti che non potevo suonare dal vivo. Perciò ci fu un naturale sviluppo. Non significa che non torneremo a lavorare come trio o come duo. Quella possibilità c’è sempre e quel che è bello in questo rapporto è che è flessibile, ed io penso che questo contribuirà alla sua longevità.
Bill: Ci sono due paesi in cui tu sembri passare una gran quantità di tempo, l’Italia ed il Giappone. Da un punto di vista esterno, sembrano essere culturalmente totalmente differenti. Però entrambi, per qualche ragione, sembrano avere un’attrattiva su di te e sembrano apprezzare la tua musica molto più degli States o della Gran Bretagna, paesi che parlano la tua lingua. Perché queste due culture così diverse ti attirano, perché dall’esterno una sembra molto rigida e l’altra molto anarchica?
David: È difficile dirlo. Non sono una persona che promuove ciò che fa ad ampia portata. La gente deve andarsi a cercare il mio lavoro. Tendo a pensare che forse I giapponesi hanno una grande curiosità e quindi cercano differenti fonti d’interesse. Tendono ad essere piuttosto fedeli agli artisti a cui si attaccano. Se apprezzano il lavoro di qualcuno, tendono a non mollarlo per un po’. Questo accade se non lavori in Giappone con un pubblico adolescente, che è invece piuttosto incostante. Forse gli italiani hanno una simile… gli italiani sono gente molto aperta. Quando vai su un palco italiano ottieni un calore immediato dal pubblico; è incoraggiante fin dall’inizio e questo è molto buono per un musicista, che si può rilassare ed essere totalmente assorbito dalla musica stessa e dare, come risultato, la migliore performance. Se vai sul palco e c’è un’accoglienza fredda e poco naturale, c’è una sorta di disagio che può cominciare a farsi sentire. E questo non va bene; tu cominci a pensare troppo a come sta andando, se stanotte sta funzionando, perché il pubblico non reagisce anche se suoniamo molto bene, c’è qualcosa di sbagliato nel suono del teatro, e così via, e così ad un certo punto sei distratto. Ma davvero, brancolo nel buio. Davvero non so perché certe persone nel mondo accolgono il mio lavoro ed altre nazioni sembrano essergli indifferenti. Molto ha a che fare con la mancanza di promozione che ho ricevuto dalle compagnie discografiche in certi posti, in passato, negli States in particolare. Ora ho curato dei rapporti molto più forti con Virgin America e spero che la popolarità del mio lavoro ne risenta.
Bill: Si, ho notato un promo cd che è uscito ed è stato abbastanza ben distribuito ed è arrivato anche qui attraverso le riviste, con "God's Monkey" e l’intera retrospettiva del tuo lavoro… (D: Giusto…)…“Forbidden Colours” etc. Sembra molto diverso, una compagnia discografica che fa promo cd per sbatterti sui media.
David: Si, era necessario. Era necessario. C’era bisogno di far sapere a molte persone là fuori chi fossi, intendo le persone che gestiscono gli affari piuttosto che il pubblico. L’anno prossimo realizzerò una compilation, che includerà un sacco di remixes, ri-registrazioni e tracce inedite. Penso che sia tempo, particolarmente in America, di farlo. Se vai in un negozio di dischi in America, non trovi il catalogo precedente di un particolare artista, trovi l’ ultima uscita e quella precedente. È difficilissimo trovare l’intero catalogo di un musicista particolare, così voglio, principalmente per gli States, far uscire una compilation e spero sia così interessante che la gente la comprerà in tutto il mondo.
Bill: Ascoltando i fans che parlano dopo lo show – io sono stato solo ai primi due, quelli in Gran Bretagna – abbiamo riscontrato che molti di loro erano delusi dal fatto che non era un concerto tipo David Sylvian Greatest Hits, principalmente a causa dei pezzi con Robert, perché solo un pezzo apparteneva al passato e poi erano tutti pezzi nuovi. Non è difficile ottenere una buona reazione dal pubblico, visto che ascoltano un brano per la prima volta?
David: Yeah ... naturalmente. La gente preferisce che gli sia offerto qualcosa che già conosce, ed io posso capirlo. Ma questo è un tour Sylvian/ Fripp, non un Sylvian tour. Nello stesso modo i fans di Fripp vorrebbero sentire brani dei Crimson o del lavoro solista di Fripp e così via… noi siamo qui per lavorare come duo. Qualcuno dal retro: Pronto a lasciar perdere?
Bill: Uh, domanda finale allora.. c’è qualche possibilità, visto che stai facendo una compilation per l’anno prossimo, di vedere Sylvian che la porta in tour?
David: Non sarà l’anno prossimo. Sfortunatamente, sono troppo impegnato. Mi piacerebbe fare un tour da solo, e lo farò, ma non prima del 95.
David: Grazie