

Traduzione in italiano a cura di Cristiana. Leggi la versione inglese.
Gli ultimi due anni sono stati un periodo di transizione per David Sylvian ma ora è impegnato in una nuova collaborazione con Holger Czukay, un nuovo singolo da solista ed una retrospettiva delle sue registrazioni post-Japan, prevista per Novembre. PAUL LESTER fa un resoconto di una delle più enigmatiche figure del rock.
“Mi piace introdurre un elemento provocatorio nella mia musica, qualcosa che ti scuote. È troppo semplice creare un suono di qualità fluida che non ti disturba. Il punto è creare disagio laddove possibile. Ho scritto canzoni sulla sofferenza dove la mia preoccupazione è stata quella di produrre un senso di disagio. Perché il disagio è là, è dentro di me. C’è senza dubbio un importante cambiamento nella mia vita. Gli ultimi due anni sono stati molto difficili, un periodo di transizione. I cambiamenti sono sempre dolorosi ma non ho perso di vista le convinzioni di base e ciò che ho compreso, che mi hanno permesso di superarlo del tutto. Ci sono giorni in cui mi sveglio e mi chiedo se ne vale la pena, che cosa sto facendo qui, e così via. Ma subito rinsavisci. Adesso ciò che per me è importante è avere uno scopo e ed essere attratto da tutti gli aspetti della vita”.
Se David Sylvian si sente a disagio o affascinato, oggi è difficile dirlo. Forse entrambe le cose. Comunque sia, ci sono molte nuove uscite che ci aiutano a risolvere l’enigma Sylvian. Aspetto la sua prima intervista dal 1987 nel delicato grandeur di una stanza da letto del West London Hotel, Sylvian mi parlerà di una serie di dischi che per lui costituiscono uno scoppio di attività senza precedenti. Nei negozi c’è "Flux And Mutability", seconda collaborazione di Sylvian con Holger Czukay, il seguito di "Plight And Premonition" del 1988. Ottobre vede l’uscita di "Pop Song", un single notevole anche per gli standard di Sylvian, mentre in novenbre uscirà Weatherbox", una collezione su CD degli album di Sylvian ed un eccellente modo di indagare sulla sua storia post-Japan.
Mentre sta alla finestra della camera da letto, Sylvian non mostra somiglianze con il ragazzo agghindato dai lunghi capelli biondi che ingentiliva la copertina di "Adolescent Sex", Lp di debutto dei Japan del 1978, niente a che fare con il ragazzo intellettual-glamour che decora "Tin Drum" o il professore-Adone di "Brilliant Trees", dell’ultima delle copertine con un’immagine o una foto di Sylvian. Oggi ha capelli castano cioccolato, lunghi fino alle spalle, che non hanno uno stile identificabile; indossa scarpe tipo ciabatta, pantaloni beige ed una camicia fantasia verde e crema. È tanto lontano dalle sue precedenti incarnazioni quanto la sua musica attuale lo è dai primi album dei Japan. Solo una vaga traccia di accento della south London rimane nella sua voce.
Con "Weatherbox" che assembla la serena bellezza di "Brilliant Trees" (1984), la versione solo su cassetta di "Words With The Shaman" (1985), la pienezza e la profondità di un fiume di montagna del doppio "Gone To Earth" (1986), ed il torturato monologo di "Secrets Of The Beehive" (1987), chiedo a Sylvian come considera adesso la sua storia.
“Quando abbandoni qualcosa, è facile dimenticare quanta passione ci è voluta nel farlo. Così ti guardi indietro con occhio critico, pensando quanto alcune cose potevano essere fatte meglio, come ti sei ingannato o ti sei scoperto coinvolto nel gioco. Il tempo dà al mio lavoro una prospettiva nuova. Inoltre, lavorando con il materiale live nel nostro "Around The World In 80 Days", il tour dell’anno scorso, ho dovuto riascoltare di nuovo quei dischi, ed è stato piacevole dopo che erano diventati così familiari. Il mio entusiasmo per, diciamo "Nostalgia", "Weathered Wall" o "Before The Bullfight" si è rinnovato. D’altra parte, ho notato che c’erano terribili punti deboli, cose che avrei potuto fare molto meglio. Però non mi sorprende, perché so di poter migliorare. Mi rattrista un po’ tornare indietro, ascoltare di nuovo quei brani e sapere che ho sempre avuto ragione”.
Come fruitori, in noi c’è sempre la tentazione di scavare nei testi dei nostri artisti preferiti, per avere alcune informazioni personali sulle loro vite. Se le parole appaiono eccessivamente imperscrutabili, ci rivolgiamo ai giornali per estrarre le verità che abbiamo faticato a scovare. Ma Sylvian ha ricevuto un trattamento poco gentile dalla stampa durante i suoi dieci anni sotto l’occhio pubblico, comprese le sciocchezze di un po’ di anni fa, quando si disse che era stato coinvolto in un terribile incidente d’auto che, a quanto si diceva, aveva sfregiato “il più bell’uomo del mondo”, rendendolo irriconoscibile. Lui è, pertanto, giustamente esperto nello schivare le domande indiscrete dei giornalisti.
Ancor meno rivelatore, perché privo di parole, è “Flux And Mutability". In parte riposante e drammatico, tranquillo ed emotivo, il disco è diviso in "A Big, Bright, Colourful World" e "A New Beginning Is In The Offing", un coinvolgente pezzo strumentale, in cui l’interferenza di tempesta quieta è organizzata da Sylvian and Czukay. "Flux And Mutability" usa atmosphere ambient e ripetizioni, come anche contributi dai Can, Michael Karoli e Jaki Liebezeit. Anche Markus Stockhausen (figlio di Karlheinz) è là, da qualche parte.
Quali idee o pensieri stavi esplorando in "Flux And Mutability"?
“Dal punto di vista emozionale, i sottotitoli danno un indizio su come io personalmente ho risposto a ciò che stava succedendo sul disco. La musica in origine aveva dei testi, che Holger ed io avremmo narrato. Per Holger, il pezzo rappresenta la sua attrazione per l’ignoto, quando, da giovane, si sintonizzava su stazioni radio di posti lontani, ascoltando cose che non capiva. Tutto questo accendeva la sua immaginazione, ed io ho raccolto rapidamente questo stupore per i mondi reali ed immaginari dell’infanzia.
Holger lavora in modo molto differente da me. Non cerca la performance buona, tecnicamente forte. Preferisce il momento precedente a quello stadio, quando stai cercando, insicuro, perdendoti e poi ritrovando la via. Lui lo registra! Holger tira fuori una certa onestà, una autenticità che, come musicisti professionisti, noi mascheriamo molto.
Sotto questo aspetto, io e Holger abbiamo molto in comune. I nostri dischi sono fatti in modo intuitivo, non intellettuale. Flux" non è scoraggiante ed inaccessibile. La gente dovrebbe decidere ciò che vuole prendere senza aver paura che sia troppo astratto. Se ne ottengono qualcosa di “superficiale”, bene. Non devi rispondere in un certo modo. Inoltre, non è assolutamente pretenzioso. È una cosa che odio”.
Eludendo le domande sulle “difficoltà” degli ultimi due anni, Sylvian tende a parlar poco anche della musica che fa, del suo lavoro su "Flux And Mutability", della sua (mancanza di) abilità di strumentista. Ansioso di togliere via le etichette di “prezioso” e “pretenzioso” che hanno inseguito la sua carriera, Sylvian è molto più beffardo ed auto-disapprovante di quanto si possa supporre. Così, se vogliamo apprendere qualcosa sul dolore privato di David Sylvian, i cambiamenti impliciti nella sua vita e gli sconvolgimenti che ne conseguono, dobbiamo leggere attentamente fra le righe, studiare i dischi, capire che, dietro il tranquillo umorismo di Sylvian e la sua noncurante affabilità, si cela un mondo complesso ed intrigante come il nostro.
Questo è un periodo eccitante come pochi per Sylvian. Un box-set retrospettivo, una seconda preziosa associazione con Holger Czukay, e "Pop Song". Essendosi allontanato dai successi mainstream che portarono Sylvian in cima alle classifiche, in TV ed alle pose sulle riviste nei primi anni 80 ed avendo apertamente espresso la sua insoddisfazione per quel successo, ora, dopo anni, fa uscire il suo disco più deliberatamente commerciale(!). "Pop Song" è un single altamente contagioso che apertamente dimostra la sua padronanza della forma pop, un ritmo morbido e insistente ed un testo sesso e sardonico che dovrebbe far tornare Sylvian nel posto che ha entusiasticamente lasciato nell’ultima decade – la Top 40. "Pop Song" sarà eccezionale alla radio.
“E’ un pezzo strano, davvero unico. Molti interessi differenti lo hanno generato. In primo luogo, ha riacceso l’attrazione che provavo all’inizio facendo musica, e mi ha riportato a lavorare di nuovo con i sintetizzatori. Dal punto di vista del testo, è una specie di scherzo, tratta di ciò che vedo nella cultura popolare che è, essenzialmente, una perdita di potenziale creativo ed una disponibilità, da parte del pubblico, ad esservi coinvolto, a credere più alla cultura popolare che alle proprie vite.
Mi spaventa che la gente dipenda così tanto da quelle icone vuote che non danno niente in cambio. 'Pop Song' non va così tanto in profondità. In un certo senso, è parte del gioco, è sovversiva da dentro.”
Nel 1981/82, quando ABC, Human League, The Associates ed i Japan stavano, in qualche modo, terrorizzando il mainstream con le loro provocatorie granate pop, si parlò di sovversione, di atteggiamento furbesco, di elementi che creavano disturbo. David Sylvian si lasciò tutto questo alle spalle quando lasciò i Japan oltre 6 anni fa, per intraprendere una carriera solista stupefacente per il suo relativo silenzio, comparata al furore che circondava i Japan. Che Sylvian voglia rituffarsi in tutto questo nel 1989, sia pure per un’immersione critica e breve, è piuttosto incredibile.
Cosa succederebbe se "Pop Song" andasse in classifica e, ancora una volta, , il pubblico ti considerasse un idolo?
“Forse mi sbaglierò, ma non credo che permetterò che questo accada, non mi permetterò di diventare un’icona popolare. Inoltre, non credo ci sia nessuna chance, in termini commerciali!”
Ti piacerebbe?
“Si, naturalmente, perché il punto della questione è fare un’asserzione da dentro i media che sto criticando”.
L’idea di disturbare il normale flusso delle cose con un disco arguto ed amorevolmente costruito come "Pop Song" ti sembra molto eccitante?
"In realtà, non traggo molta soddisfazione dallo scrivere canzone pop. Per farlo devi stare completamente al gioco, creare un’immagine fisica, ed io non sono assolutamente interessato."
"No, è sbagliato ed indebolisce la forza del lavoro. Lo so, ci sono passato, sento che è sbagliato."
Pensi che la vita sarebbe vuota senza la libidine che proviamo per i nostri eroi?
“Perché la libidine dovrebbe scomparire se le icone scomparissero? Non sto dicendo che tutta la cultura popolare sia sbagliata, semplicemente ci vorrebbe equilibrio. Ci sono aspetti della vita che sono totalmente ignorati, la cui conoscenza non viene messa a disposizione di persone di una certa età, quando si interessano ad altri aspetti dell’esistenza, diversi dalla loro vita sessuale.
Si può agire positivamente lavorando dentro i media popolari, ma la gente è pronta a sfuggire, a riempire con quello un vuoto nello loro vite, che va contro ciò che la cultura popolare davvero rappresenta”
Se non abbiamo scoperto tutto quello che c’è da sapere sul trucco emozionale di Sylvian, è perché lui è molto più difficile della maggioranza dei suoi pari. Non è da lui un’ammissione improvvisata o complice, quelle illuminanti banalità che sono intelligentemente progettate per sembrare rivelatorie ma che sono, in realtà, architettate settimane prima. Un’ora con David Sylvian e non mi ha detto niente… e tutto ciò che avevo bisogno di sapere.
“Sto arrivando più vicino al centro delle cose” dice finalmente “Noi probabilmente abbiamo idee differenti su dove è il centro, ma mi sto avvicinando alla verità, o almeno ci sto provando. Sto mirando a qualcosa che sia più in contatto con la realtà. Non presto molta attenzione agli affari o ai media in generale. Non sono più in contatto con quel mondo, senza dubbio. Mi colpisce occasionalmente e, quando succede, sembra strano… e più che leggermente penoso”.