[1984 - Rockerilla] Dietro all'artista dovrebbe esserci qualcuno

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[1984 - Rockerilla] Dietro all'artista dovrebbe esserci qualcuno - pag.5
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DIETRO ALL'ARTISTA DOVREBBE ESSERCI QUALCUNO. POSSIBILMENTE LUI STESSO. (S.J.LEC.)

Scansioni gentilmente fornite da Barbara.

Entra in te stesso senza bussare. Entra in te stesso e dimentica il mondo. Entra in te stesso ed inventa degli specchi nuovi. Entra in te stesso e scopri. Musica. Suoni nello spazio. Suoni che fendono ciò che esiste, ciò che ci è dato. Fotografie. Ghiacciare il tempo in una immagine. Fermare e cristallizzare un sentimento; appropriarsi del mondo. Sentirsi nella realtà capaci di vedere l'usuale inusualmente. Voler mettere un dito nella ruota instancabile che non si ferma per accorgersi dell'individuo. Accorgersi di esistere perchè i sensi percepiscono l'esterno attraverso il proprio interno. Tutto da scoprire, tutto da esplorare, per immetterci nella realtà, nell'esistenza senza esser risucchiati o ingoiati. In silenzio. "Suono la mia chitarra rossa è il diavolo nella carne, è il ferro nella mia anima" da 'RED GUITAR'.

L'arte, simboleggiata da una chitarra rossa, in un mondo quasi picassiano, il vizio nella carne e la volontà nello spirito. L'arte come unica soluzione genera le maggior gioie e le più profonde sofferenze. Pochi versi, un linguaggio semplice per dichiarare un'esperienza momentanea, non una rivelazione su qualcosa di conosciuto, di risaputo. Scopri, ricerca, esprimi, lascia dei segni del sapere, del conoscere di più, senza le garanzie del trovare, senza la sicurezza del definito, dell'ottenibile.
David Sylvian riappare svelando due anni di ricerca, di esplorazione introspettiva e nel suo mondo reduce dal megasuccesso "troppo rassicurante" - come dice lui con il periodo Japan. Una ricerca per i rischi, la sfida...
"Non riconosco alcun metodo per vivere che già conosco vedo solo i materiali di base che posso usare , se mi chiedi posso risponderti che è stato cosi per anni", ancora da RED GUITAR. David Sylvian non ama la stampa, non ama vendere un'immagine di se stesso, troppe volte accusato forse di sfruttare il suo dolcissimo e delicato volto! David Sylvian è cresciuto molto, dai tempi di "adolescent sex" ora impegnato in una mostra di polaroids, che s'aprirà a Londra il 18 giugno, un libro che deve uscire contemporaneamente, e il nuovo LP "Brilliant trees", (Red Guitar è il 45 tratto dall'LP).
Il mese è giugno, l'inizio dell'anno per molti, l'inizio dell'estate, comunque. Se per sei mesi ci si è rintanati nei propri rifugi, buche nella terra, caverne con porte di pietra, ora ci si risveglia, ora si rivedono i colori del mondo alla luce del sole, ora ci si può stringere le mani senza esser filtrati da tre paia di guanti... Il mese è giugno, e finalmente riesco a incontrare David Sylvian, il mito associato ad isolamenti e solitudini creative. Una bellezza eterea, un fascino intangibile... Siede, con un sorriso, nella sala "cafe" di un hotel. La sala è vuota, ovviamente, sono le due di pomeriggio e raggi di sole fendono le tende bianche, e offrono una luce più bianca. Tutto è bianco in questa saletta, i tavolini, le poltrone, le tende, l'aria... David Sylvian siede, sorride e dà la schiena ad un grande specchio, posso vedere la sua schiena e il suo volto contemporaneamente. Mi siedo anch'io e sto in silenzio per un attimo.

Serena: Sono trascorsi due anni dalla rottura con i Japan, e tu li hai passati in silenzio. Cosa hai inventato, scoperto, creato in questo lasso di tempo, come ti sei sentito?
David: Japan rappresentava un mondo sicuro, senza più rischi. Il successo era confermato, assicurato. In quella situazione, non mi ci trovavo più. Tin Drum fu più un'esperienza musicale, una ricerca di suoni, collettiva ma non rappresentò per me una sfida nello scrivere, nell'apporto parole-testi, lo sono sempre stato affascinato dallo scrivere, esprimere i miei sentimenti attraverso parole, concetti, giochi di parole. Quando Tin Drum fu finito sentii che ciò che scrivevo era superficiale, non era vero, non rifletteva come mi sentivo interiormente. Allora decisi di smettere di scrivere, e nella crescente frustrazione del non scrivere sentii l'esigenza di ricercare in altri campi, di imparare nuove forme diespressione dove avrei potuto ritrovare la sfida, le difficoltà, dove mi sarei potuto sentire insicuro, per immettermi più intensamente. Non volevo più scrivere canzoni pop, non mi sentivo più di nascondermi dietro immagini pubbliche, false immagini; ma seppi anche che per cambiare ci sarebbe voluto tempo, un lungo periodo per essere pronto a cambiare. Cominciai a disegnare, ad essere più interessato alle arti visuali. Poi cominciai a giocare con una polaroid, fotografie...

S.: Hai mai pensato che queste nuove forme d'espressione avrebbero potuto diventare più importanti della musica? Pensavi di ritornare eventualmente al mondo/musica?
D.: Sì, sapevo che sarei tornato a lavorare in quest'area. Rappresenta il mondo in cui ho più esperienza, in cui sono più libero di esprimermi perchè ho maggior conoscenza della tecnica, ma il disegno e la fotografia non li ho mai voluti considerare come un hobby (orribile parola e concetto). Se intraprendo delle discipline devo sempre crederci, devo considerarle importanti. Non avevo fiducia nei risultati immediati, è difficile comunque essere oggettivo verso il tuo lavoro, ma trovai la sfida, i rischi, e quindi la spinta necessaria per stimolare la mia creatività interamente.

S.: Quindi ritorni solo. Come ti trovi lavorando solo, senza il "tetto" Japan, sei più vulnerabile?
D.: E' una situazione molto più eccitante, molto più scoperta, insicura e mi piace molto. Japan era garantito dal successo e gli stimoli si erano affievoliti.

S.: Il nuovo album, Brilliant trees (alberi brillanti), parlamene.
D.: E' stato registrato a Berlino e a Londra. Da tempo ascoltavo altri tipi di musica, al di fuori del pop, soprattutto jazz, musica avanguardistica, musica sperimentale... e contattai alcuni di questi musicisti per quest'album. Pensavo che sarebbero stati interessati alle mie idee, come io mi stavo interessando e stavo capendo la loro musica. Fortunatamente accettarono. (Alcuni nomi del nuovo disco di Sylvian: Holger Czukay, John Hassell, Wayne Braithwaite) Cercai di creare un'atmosfera molto rilassata nello studio cosicché potessero improvvisare su delle idee che proponevo. Si sono create delle vere e proprie performances nello studio, dove appariva l'inaspettato, la maggior parte del disco è improvvisato; cercai di coinvolgere gli altri musicisti passionalmente, umanamente, non ad un livello di session men. Questo con Japan non è mai successo non si improvvisava mai, anche perchè non c'era la competenza tecnica per fare questo, tutto era sempre pre-arrangiato. Ma questo era un altro stile, un altro periodo.

S.: I tuoi testi sono sempre stati una riflessione/analisi di te stesso, delle tue emozioni, spesso celate da giochi di concetti e simboli, il fascino per te stesso...
D.: Sì è vero, ed ora più che mai ciò che scrivo riflette la mia esistenza. Forse ora sono più diretto, più chiaro. Ho sempre avuto problemi nel rivelare me stesso, ma con la collaborazione con Riuichi Sakamoto, dove lui mi chiese di scrivere il testo per Merry Christmas Mr. Lawrence, sono riuscito a liberarmi; quel pezzo, rappresenta per me la miglior riuscita, proprio perchè mi sono denudato, ho scritto come in una lettera, un diario (sta parlando di Forbidden Colours) per la prima volta non mi sono nascosto dietro concetti od immagini, e il testo è così aperto così rivelante, riflette un'esperienza che accade allo stesso momento in cui è scritta, una serie di domande, senza aver le risposte; e questo è cambiato molto nel mio modo di scrivere; documentare il momento, immediatamente, senza che sia chiaro o analizzabile, invece di parlare di qualcosa che ho già passato, che conosco, che controllo. Avere meno controllo.

S.: Forse questa può essere la differenza che distingue la ricerca nello scrivere su di te e un egocentrismo di cui puoi essere accusato ingiustamente.
D.: Si sono d'accordo, un egocentrismo che avviene se tu esprimi ciò che già sai, o un'osservazione d'un sentimento. Mentre creo mentre sto scoprendo e non posso essere sicuro dei risultati. Il pubblico però trova più facile accettare e rapportarsi all'affermazione, alla sicurezza in una canzone, perchè è meno personale, più standardizzata.

S.: Cocteau dice: "L'ammirazione mi lascia freddol La mia opera esige l'amore", tu?
D.: (Sylvian sorride, tace e pensa). No, non credo che mi interessi il responso del pubblico. Ciò che sto eseguendo ora, il mio lavoro è puramente una terapia. E' per me stesso. Ciò che mi fa più piacere è sentire come un mio lavoro possa essere un effetto per un individuo. A volte ricevo lettere dove mi è spiegata una interpretazione individuale personale. E' successo molto con Forbidden Colours, ed è molto bello. Ma creo per me, per sortire dal mio interno delle emozioni; c'è una specie di incalmabile burrasca in me, e il creare mi permette di capire, di liberarmi...

S.: Non pensi però che al momento dell'esteriorizzare e dell'esporre tali gesti, scoperte, segni, lì avviene la comunicazione? Il bisogno di comunicare appare quando esponi, no?
D.: Forse hai ragione, ma non credo di esserne conscio, quando lo faccio. Il diario è soggettivo, e forse con il tempo posso rianalizzarlo. Mi succede anche che quando un lavoro mio diviene pubblico, non riesco più ad ascoltarlo o a sentirlo mio. Diviene quasi impersonale, se ne va, e mi ci trovo al di fuori.

S.: Infatti un'altra questione che voglio porti è: come riesci a separare la vita pubblica (stampa, concerti, ecc.) dalla vita creativa personale? Questa situazione non è un po' contrastante?
D.: E' molto difficile. Questa schizofrenia anche se volessi non potrei cambiarla. Mi imbarazza molto posare davanti a una macchina fotografica, fare interviste, ma cerco di fare quanto è necessario, senza prostituirmi. Non è facile essere te stesso in situazioni forzate come la stampa eccetera, però cerco di presentare me, non un'immagine di me. E' anche molto facile adattarsi a ciò che vende bene e cerco d'allontanarmi da ciò (non mi piace la copertina del 45 RED GUITAR. è troppo accettabile, di buon gusto).

S.: Cercare di tradirsi ogni giorno, tradire il proprio gusto...
D.: Sì, è una buona affermazione. Mi sento nel mezzo. Ti spiego: sono molto interessato ai musicisti d'avanguardia, infatti ho più cose in comune con loro che con le popstars, ma trovo che la musica d'avanguardia sia troppo concettuale, si basa troppo sugli stessi concetti, mentre il pop è, al contrario, senza
concetti forti, è una macchina per vendere, e così il sistema di distribuzione, lo mi sento nel mezzo tra un genere e l'altro, con elementi dell'uno e dell'altro.

S.: E per quanto riguarda i concerti, in che modo vuoi tornare al pubblico?
D.: Per ora non sto pensando a concerti. Se per la fine di quest'anno riesco a finire un LP con Sakamoto, allora si parlerà di concerti il prossimo anno. Vorrei riunire i musicisti che lavorano con me al momento, ed avere una performance musicale improvvisata sul palco. Lasciar che l'inaspettato avvenga, dalla riunione di questi musicisti.

S.: Pensi anche ad un aspetto visuale della performance?
D.: Penso che spesso quando si usano immagini o film nei concerti è pretenzioso; mi piacciono i giochi di luce, cose abbastanza semplici. Anche perchè l'avvenimento è musicale e dev'essere valorizzato in quanto tale. Penso che un concerto è come una celebrazione, e dev'essere un momento di piacere, di divertimento. Questo vorrei evocare: un feeling di gioia, un evento irripetibile.

S.: E questo mito di Sylvian: solitario, recluso, isolato... C'è una differenza in come la solitudine è considerata nel nostro mondo e nel mondo asiatico... cosa ne pensi?
D.: Certamente è molto differente. Nella nostra cultura essere soli o solitari è considerato malato, non salutare, ma anche nello ZEN ci sono molte controversie. Ad esempio in Giappone pochi eletti possono stare in solitudine e trascendere il mondo per migliorarsi; la massa è basata sull'unione: lavorare assieme, collettività, e chi si isola è perduto, non rispettato. Per me lavorare da solo, isolarmi è il modo più soddisfacente e necessario che mi permette di crescere, verso me e verso il mondo. Ho bisogno a volte di contatti umani, perchè a volte è troppo intensa la solitudine, il confrontarsi sempre con se stessi... Molti pensano che la conoscenza e l'esperienza si sviluppino attraverso viaggi, conoscere persone, contatti e luoghi, per me non è così, la sensibilità e la percezione che si sviluppa nella solitudine aiutano a conoscere il mondo; si riconoscono e si analizzano le proprie reazioni verso l'esterno, non l'esterno direttamente. "Si può conoscere il mondo senza lasciar la propria casa... Il saggio conosce senza viaggiare, percepisce senza vedere, ottiene senza fare..." dal "Libro del TAO".

S.: E questa passione per il disegno e le polaroid, me ne parli? Ha cambiato il tuo modo di vedere il mondo?
D.: Senza dubbio quando cominci a disegnare o comunque a esprimere le tue reazioni verso ciò che ti circonda, cambi il modo in cui guardi ciò che ti circonda. Sei più attento a vedere, a scegliere di vedere... Ora vedo tutto come delle fotografie! Incornicio! Ho sempre voluto far lavori grafici o di design, ma il disegno è più espressivo. E le polaroids sono state un metodo per ricordare dei luoghi, dei momenti, come disegnare. Ho cominciato nel tour con i Japan, ero sempre nella camera dell'hotel, e mi sono divertito con una polaroid, autoritratti, scene dalla TV, interni... mi piace come con la fotografia si possono violentare, cambiare le prospettive, e creare delle immagini impossibili, attraverso il collage. Penso che la mia fase Polaroid sia finita ora che ho la mostra. Forse mi comprerò una macchina fotografica decente ed imparerò a fare delle foto vere!

S.: Ho visto il tuo video, mi è piaciuto perchè è qualcosa in se stesso, non va CON la musica...
D.: Il video realizzato con Anton Corbijm è stato un divertimento. Non mi piace l'idea del video che segue la musica, l'immagine che illustra la canzone o che ha la stessa velocità del ritmo della canzone. Abbiamo voluto gettare una serie di immagini indipendenti... come fa la musica, e la nostra collaborazione con un fotografo ottantenne che fece parte dei surrealisti, negli anni trenta, è molto interessante. Mi piace molto il regista Tarkowskj, e l'idea di fissare la stessa immagine per lungo tempo viene dai suoi film. E' per scindere l'immagine e i tempi dalla musica. (Il video ci presenta Sylvian seppellito fino al collo in un paesaggio surrealista...).

S.: E la canzone RED GUITAR?
D.: La chitarra rossa simboleggia in un linguaggio molto semplice la creatività, l'arte. L'arte come soluzione che ci allontana da una vita naive e semplice; che crea le maggior gioie ed i maggiori dolori...

S.: E per divertirti che fai?
D.: Uh... è una domanda difficile! Penso che mi diverto quando mi allontano da me stesso, mi ubriaco, vedo amici, viaggio; ma il maggior piacere, che è diverso dal divertimento, è quando lavoro.

S.: Le depressioni....
D.: Le vere depressioni avvengono quando non riesco ad usarle. Se quando sono depresso riesco a trarre creatività da questi momenti, a produrre qualcosa, allora la situazione diviene positiva. Ma la vera tragedia è quando non riesco a funzionare, a creare, allora mi impaurisco.

S.: Ancora ti cito Cocteau : "Il poeta è abitato dall'angelo (l'angelo custode, la musa, l'ispirazione) che spinge all'uscita di sè per ritrovare i propri simili, per liberarsi".
D.: Piace molto anche a me Cocteau. Forse lo interpreto in un modo romantico, romanticizzo la figura dell'artista, ma i suoi lavori sono molto eccitanti. A volte uno si crea il proprio mondo dove le proprie immagini divengono la propria realtà...

S.: Parli di te?
D.: No, non avviene molto nella mia vita, se mai io tendo a perdermi nel mio mondo... Ma l'opera, siano canzoni, sia disegno e fotografia, dovrebbe distaccarsi dall'artista e diventare qualcosa in se stesso. Penso di sentirmi distaccato dalla creazione quando è completa, quando non posso aggiungerci più nulla. Non è più una proprietà, è indipendente, e se si continua a riallacciarsi a questa è difficile progredire.

S.: Questa è anche una questione che riguarda la religione e le responsabilità. La religione Cristiana presenta un Dio a nostra immagine, per identificarci, a cui affidiamo il giudizio, le responsabilità, mentre ad esempio nel TAO, la divinità non ha forma, è tutto e ovunque, non la si può immaginare, e l'unico modo per avvicinarvisi è capendo te stesso, ed il mondo in cui sei, quindi le responsabilità sono su te, e sulla tua percezione e sensibilità.
D.: Mi affascina molto il fatto, anzi la filosofia nello ZEN, dove l'uomo per avvicinarsi alla divinità, il tutto, l'universo, debba conoscere se stesso ed imparare a fluire con il mondo, l'atmosfera, i cieli, la natura e gli esseri umani. Forse è il comprendere l'elemento spirituale in noi.

S.: Non pensi però che devi anche capire il tuo elemento fisico, per poter relazionarti alla fisicità che ti circonda, alla materia, e ultimamente raggiungere un'unione, un'armonia fisico/spirituale?
D.: Si, forse hai ragione, ma è così difficile conoscere te stesso che ci vogliono delle discipline. I Buddisti, in Giappone si distaccano dal mondo terreno, mondano, verso un eremitaggio che ha per scopo la conoscenza e la percezione della spiritualità. Poi subentra la questione fisica, materiale, la cui funzione è di supportare, di permettere l'esistenza spirituale. Si chiudono in monasteri per raggiungere questo stato, mentre nel mondo in cui viviamo cresci costruendoti delle difese, continuamente, bombardato dal materialismo, e da necessità di sopravvivenza, e ci vuole molto coraggio nel distruggerle, nel ripiombare nell'insicurezza, che è una condizione molto creativa e salutare, ma estremamente difficile da affrontare. Devi frammentare il tuo essere, dubitare di te stesso, le tue reazioni, perfino gli istinti... La religione cristiana invece ti pone delle leggi delle colpe che puoi scegliere d'infrangere o meno, ed è già più facile...

S.: Stai per andare in Italia?
D.: Sì sto cercando un posto per vivere in Europa, e voglio proprio vedere l'Italia... Quando viaggio tendo a ritornare negli stessi luoghi, stessi ristoranti, stessi hotel, perchè mi fa sentire molto insicuro e scomodo essere in un paese straniero. Vorrei sempre cercare di capire le mie reazioni a luoghi nuovi...

S.: Il tuo nuovo album Brilliant trees... ami gli alberi?
D.: La canzone Brilliant trees parla della crescita. Alberi come simboli di crescita fisica incredibile, di vita, in ogni direzione... in paragone alla crescita interiore umana, ancora ricerca, conoscenza, imparare senza fine in tutte le direzioni...

S.: Non hai mai invidiato un albero, per il fatto che non deve muoversi per sopravvivere, che non deve aver sentimenti, paure, depressioni, e resiste a lunghi inverni, imperterrito nello stesso posto?
D.: No. No. E' troppo importante e troppo prezioso ciò che ci concede la mente.

Così sfuma la nostra conversazione... sfuma schiarendosi nel bianco della sala cafe dove tutto è bianco... David Sylvian sorride, sembra una fotografia... fuma sigarette francesi e lo specchio illustra la sua schiena... è elegante... crema su bianco... luce di sole su tinta crema e bianco... argento dello specchio... oro nei riflessi dei capelli di lui... bianco indosso io... stretta di mano... ed eccomi a rituffarmi nei colori, nella confusione di verdure, frutta e colori del mercato fuori dell'hotel.

"CHI SOGNA TRASCORRE NOTTI INSONNI" S.J. Lec.

Di Serena Nono

 

commenti

Re: [1984 - Rockerilla] Dietro all'artista

"S.: Non hai mai invidiato un albero, per il fatto che non deve muoversi per sopravvivere, che non deve aver sentimenti, paure, depressioni, e resiste a lunghi inverni, imperterrito nello stesso posto?
D.: No. No. E' troppo importante e troppo prezioso ciò che ci concede la mente."

Penso che questa sia stata la visione dell'uomo che David ha avuto fino a Gone to Earth, una percezione materialista dell'esistenza che dà spazio solo alla ragione e ai frutti che dona.
Scommetto che se adesso gli facessero una domanda del genere lui risponderebbe in modo più enigmatico, in base alla sua esperienza esoterica passata, che in un certo senso gli ha aperto gli occhi sull'immensità della vita nell'universo. A mio parere il suo nuovo approccio escatologico alla condizione di essere umano è rispecchiato nei testi a partire da DBOAC.

 

Re: [1984 - Rockerilla]

La prima volta in Italia che una rivista musicale dedicava la copertina a David, e sbagliarono il cognome scrivendo SYLVAIN !!!