

Traduzione in italiano a cura di Cristiana. Leggi la versione inglese.
Questa intervista con David Sylvian è tratta dal Melody Maker UK del 12 Maggio 1984
Una volta descritto come “il più bell’uomo del pop”, DAVID SYLVIAN questa settimana esce dall’ombra con un nuovo singolo, "Red Guitar". Nella sua prima intervista importante dopo lo scioglimento dei Japan, parla con Steve Sutherland di Picasso, paranoia, dell’arte di improvvisare e del suo album in prossima uscita, "Brilliant Trees". Sceglie di sedere vicino alla finestra, in un alone di luce, riscaldato dal sole. Io siedo nell’ombra. Strano, ho pensato, avrebbe dovuto essere il contrario.
Volevo parlarti da un sacco di tempo.
“Si, lo so. Spero di non deluderti”.
Oh, ma poi sorseggia latte freddo, fuma sigarette francesi e indossa colori scuri; l’apparizione di David Sylvian è adeguatamente graduale, come si addice ad un eremita contento.
L’ho inseguito per quasi due anni, telefonando religiosamente alla Virgin ogni due settimane per sentirmi dire “David è qui, David è là, non sappiamo dove sia” o “David non crede di aver niente da dire, al momento” così spesso che era diventato quasi uno scherzo.
Dalla rottura con i Japan, si è parlato poco di lui. C’è stato un trafiletto su The Sunday Times Magazine, notevolmente fuori tempo con le sue prudenti manovre, una retrospettiva con un taglio tipo interrogatorio in Blitz, con una fotografia per comprovare le chiacchiere che si stava nascondendo dietro una barba ispida – e appena poco altro.
E poi, all’improvviso, un nuovo singolo, un nuovo album e poi questo tête-à-tête al Portobello Hotel. È di nuovo ben rasato ed io sono brulicante di teorie, così mi perdonerai se comincio con una grandiosa contraddizione, un preconcetto, che ho fedelmente nutrito, riguardo i potenti impulsi che stimolano le deboli risposte di David Sylvian. Come uno di quei nativi che approcciano timidamente le macchine fotografiche per paura che una foto rubi loro l’anima, David Sylvian appare terrorizzato dall’emozione; crea arte, costruisce strutture, ricerca disciplina, fa qualsiasi cosa che gli eviti di rivelare se stesso.
Ascolta attentamente, sorride ed annuisce approvando.
Però c’è anche orrore, un sospetto taciuto, che il prezioso sé deve essere cercato ed estinto per rendere manifesta la verità. E cosa succede se, quando tutte le influenze esterne ed irritanti sono state asportate, quel sé essenziale si rivela essere niente altro che un vuoto agito dal suo ambiente, una "Apocalypse Now" dell’anima, colpevole soltanto di una pazza, lieve colpa nelle circostanze giuste o sbagliate? Ha senso?
“Si, lo ha, lo ha! È un’ottima osservazione. Non ne ero consciamente consapevole, era qualcosa che io avevo respinto in un angolo remoto della mia mente. Devi sperare che non sia vero, altrimenti rende qualsiasi cosa tu stia facendo totalmente priva di valore”.
I Japan sfoggiavano una dubbia sicurezza di sé, una bellissima simmetria fragile come un guscio d’uovo. Loro non esistono più ma io sospetto che David Sylvian ci stia ancora lavorando, perché vuole convincersi che c’è un punto di svolta. Tutto deve essere importante.
Annuisce di nuovo: “Uh huh. Tu sei uno dei pochi con cui ho parlato del nuovo album, così le tue domande mi fanno pensare alle canzoni un po’ di più di quanto vorrei. Sono ancora troppo vicino a quei brani per vederli con distacco, perciò qualsiasi cosa dica rappresenterà un’interpretazione molto superficiale di quei brani. Il che non vuol dire che non siano validi, sono semplicemente troppo recenti”.
Il nuovo album si intitola "Brilliant Trees" (uscirà a giugno) ed ha come protagonisti un ispirato schieramento di talenti, incluso l’eccentrico Tedesco Holger Czukay, il trombettista jazz John Hassell, il fratello di David, Steve Jansen, e Richard Barbieri dei Japan ed un nucleo di funk di New York.
Da Narziss a John Martyn's Goldmund, monastico piuttosto che il percorso rabbioso a "Solid Air". Subisce l’influenza del Tao Te Ching e Lao Tzu e la Nausea" di Jean Paul Sartre. Potrebbe essere un album di Nick Drake. Nutre rispetto per Robert Wyatt, Joni Mitchell e Brian Eno e non sopporta paragoni con nessun posto, nessun tempo, eccetto la contemplazione dell’anima di David Sylvian. Il brano che dà il titolo si chiede: “Is this grip on life still my own/When every step I take leads me so far away/And every thought should bring me closer home?"
“Sono estraneo a tutto quello che sta accadendo. Semplicemente prendo idee ascoltando differenti aree musicali di diverse epoche, per cui le mie influenze non possono essere facilmente indicate con esattezza, come forse tu sei abituato a fare”.
"Brilliant Trees" è stato registrato a Berlino e Londra.
“Volevo lavorare in Europa perchè volevo che tutti fossimo in un posto estraneo, incluso me stesso, in modo che fossimo tutti stranieri che lavoravano in uno studio, con un certo senso dell’avventura – sai, riunire tutti in un posto per fare qualcosa. Non mi ero mai sentito in quel modo, registrando un album. Con i Japan era normale per me avere una struttura di lavoro aperta ma questa era molto aperta. Musicalmente, non c’era un obiettivo principale, tutto quello che avevo in mente era che i musicisti sarebbero venuti ed avrebbero suonato ciò che sentivano. Volevo creare per loro un ambiente rilassato in cui lavorare, in modo che si sentissero totalmente a loro agio per fare qualsiasi cosa volessero sui brani. L’intero concetto dell’album era proprio ottenere performances dalle persone che stavo utilizzando, mentre, con i Japan, non era mai una performance, normalmente era un arrangiamento, una composizione. Su questo album le composizioni sono molto semplici e l’idea era di lasciar lavorare la gente con una struttura molto aperta, su cui improvvisare”.
Deve essere stato affascinante, non da esaurimento, scoprire come gli altri hanno interpretato le sue idee di base?
"Yeah. Mi era familiare la maggior parte del lavoro dei musicisti che hanno suonato nell’album perciò, in un certo senso, sapevo cosa aspettarmi e nessuno di loro mi ha deluso. Nessuno mi ha deluso, erano esattamente come io li pensavo.
“L’idea dell’improvvisazione era molto importante, perché non sentivo più la necessità di mettermi alla prova come compositore. Non sento più il bisogno di sedermi a casa e scrivere canzoni. L’avevo fatto in precedenza con i Japan e non c’èra ragione di continuare a farlo; così, andavo in studio virtualmente con niente, con qualcosa di totalmente non provato. Questo portava una grande eccitazione, ad ottenere molta più emozione da un pezzo, come non avevo mai fatto prima.
“Con i Japan mi ci voleva molto tempo per registrare la voce ed eliminavo tutte le piccole idiosincrasie, nella voce, che non mi piacevano ma questa volta non l’ho fatto. Forse è un segno di coraggio, forse mostra una sicurezza che prima non avevo?” Non darò nessuna retrospettiva degli ultimi giorni dei Japan, del loro posto nello schema delle cose. Sono esistiti, è tutto, e qualsiasi attrattiva del momento è stata puramente accidentale. Non hanno offerto motivazioni per Tin Drum, solo qualche ispirazione. Non hanno offerto scuse per il requiem live "Oil On Canvas". Solo la loro ossessione per se stessi era causa di interesse, specialmente l’approccio di Sylvian al linguaggio, che era sempre attentamente, quasi ossessivamente, obliquo.
Ma dove, diciamo, "Tin Drum" si accontentava di proteggersi dietro un concetto, lussureggiando in Visions of China, "Brilliant Trees" sembra molto più vivido, molto meno soggetto a impiegare un immaginario deciso ad oscurare, quanto invece a rivelare i suoi significati. Sylvian traccia il suo miglioramento in "Forbidden Colours", la colonna sonora scritta per "Merry Christmas, Mr. Lawrence" con la YMO di Ryuichi Sakamoto.
"Con 'Forbidden Colours' ho raggiunto qualcosa che mai avevo raggiunto prima scrivendo un testo: un testo su me stesso che non aveva risposta. Era una domanda sulla religione. La religione in generale mi intriga. Sono interessato alle filosofie dei popoli e perché ci si aggrappino. Hanno bisogno di qualcosa su cui fare affidamento perché non sono forti abbastanza o ci si aggrappano perché c’è un valore reale che a me sfugge?
“In quel periodo, ero ossessionato dalla religione cristiana e in 'Forbidden Colours', per la prima volta, avevo raggiunto quel tipo di scrittura, mettendo nei testi qualcosa che fosse espressione di ciò che stavo passando, che non aveva un finale. Ancora non ha un finale e la musica non era colorata in nessun modo. Era molto onesta e questo mi ha fatto decidere di continuare a scrivere. Non posso tornare indietro. Ero semplicemente incapace di tirar fuori, così ora scrivo direttamente di me stesso”.
La scrittura di Sylvian con i Japan era più riflessiva che relativa agli avvenimenti, se non l’ideale romantico della poetica dell’emozione rammentata con tranquillità, almeno l’emozione temperata dal pensiero. Le sue canzoni erano più sedute frigide che situazioni brulicanti di vita. La sua nevrosi era unica. Era passivo e tranquillo dove il pop trovava gusto nell’esagerazione scatenata.
“Si, tendevo a scrivere dopo averci riflettuto, dopo aver superato qualcosa, piuttosto che scrivere di una certa cosa ancora in atto, perché ero abituato a pensare che non puoi avere il miglior punto di vista, in quel modo. Io vorrei provare a farlo sempre, forse in modo che sembri meno personale, così che le persone vi si possano rapportare di più…”
Verifica se stesso e scopre qualche dubbio: “…o… forse volevo camuffarle, non ne sono sicuro. Forse avevo troppa paura di mostrarlo apertamente o forse non ero capace di mostrarlo apertamente. Su questo album, penso di essere stato più diretto. Anche se non vi ho eseguito granché, sento di aver creato qualcosa, sia musicalmente che a livello di testi, con uno stile molto più personale di quanto abbia mai fatto in passato. Ho scritto, su alcune cose, proprio mentre ero nel mezzo dell’esperienza – non avendo una soluzione o un punto di vista molto chiaro.
“Questo album è accompagnato da un sentire confuso – lo sai, c’è sempre un momento nella tua vita in cui ti senti totalmente sicuro di te stesso e improvvisamente succede qualcosa e l’intero quadro di te stesso va in pezzi? Bene, questo è quello che mi è successo dopo la rottura con i Japan ed ora sto scrivendo come una persona confusa, che costantemente fa delle cose e si comporta in modi che lo sorprendono, piuttosto che come una persona che sta tentando di mantenere il proprio controllo. Penso che lo scrivere sia molto prezioso, in queste circostanze.
“La gente dice ‘la tua musica è così personale, non ti senti imbarazzato quando sei in una stanza con altra gente che l’ascolta?’ Ed io rispondo sempre no, perché era più che un’osservazione e non pensavo che la gente davvero si rapportasse ad essa come ad una mia esperienza ma che la relazionasse a sé. Beh, è un po’ più difficile per me sedere con altra gente in una stanza quando si suona l’album, perché un paio di canzoni sono dichiarazioni molto personali su cose personali, che probabilmente sto ancora affrontando”. Le migliori canzoni dei Japan - "Ghosts", "Gentlemen Take Polaroids" – erano punti di stasi perfettamente bilanciati, consapevoli della propria costruzione come delle cose che rappresentavano. Erano come statue di eventi, da essere apprezzate per ciò che erano, oltre che per ciò che rappresentavano. Erano notevoli ma fredde al tatto, come l’emozione sospesa nella gelatina.
“Penso di essere stato un po’ insicuro mentre scrivevo per i Japan” ammette Sylvian. “Non volevo fare errori in pubblico. Forse perché i primi due album dei Japan era davvero terribili, eravamo così spaventati di fare ancora quegli errori che andavamo all’opposto, manipolando tutto. Io volevo che ogni cosa fosse precisa, e sono ancora un perfezionista nelle cose, ma allora influiva negativamente sulle composizioni, stava diventando troppo sterile.
“La mia esistenza, a quel tempo, era così strutturata intorno alla band che non permettevo a nessuna nuova esperienza di raggiungermi, mi stavo proteggendo davvero troppo. Adesso mi consento di gustarmi di più la vita. Trovo piacere nel fare cose che prima non mi sarei mai permesso di fare, perché avrei pensato che fossero perdite di tempo. Ora ho il coraggio di prendermi in giro, se vuoi.
“La mia vita è dedicata al lavoro che faccio ed ho perso molto, quando ero più giovane, quando non volevo essere seccato dal godermi la vita ma solo continuare a lavorare. Tutto doveva avere un valore, e questo aveva sempre a che fare con la band, e forse questo ha fatto apparire alcune delle cose che scrivevo superficiali”.
David Sylvian divenne sinonimo di malinconia come Mac [Ian McCulloch] di arroganza e Bono di Dio. Lo lasciò perplesso.
“È nella mia natura. Devi saperti usare nel modo migliore possibile – tutte le cose che pensi sono colpa tua, sia le buone che le cattive. Io uso la mia depressione e l’isolamento che tanto amo a mio beneficio ma quando stavo sperimentando qualcosa che pensavo non fosse valida per me, mi fermavo, la chiudevo fuori qualunque cosa fosse, persona o altro. Non avrei permesso che entrasse in quel che stavo facendo e quello fu senza dubbio un errore.
“Sono ancora consapevole di ciò che provo – forse questa è una delle mie colpe – ma dopo lo scioglimento dei Japan, ho vissuto situazioni che non volevo, un sacco di brutte esperienze, che io pensavo inutili per me ma che, invece, si rivelarono gratificanti, alla fine, ed io sento che, grazie a loro, sono diventato una persona migliore.
“Non ero esattamente spaventato da queste situazioni ma pensavo che, se le avessi sperimentate, non avrei avuto niente da dare. Temevo potessero portarsi via la mia voglia di dare – e questa è una cosa che mi ha sempre spaventato, perdere la voglia di scrivere, e l’ho perduta dopo "Tin Drum" e temevo fosse permanente. Voglio dire, si sentono storie di persone, in ogni tipo di affari, che dicono ‘Ho paura di fermarmi anche per una settimana perché, se lo facessi, non ricomincerei più’ – e questo è ciò che provavo anch’io. Lo sentivo fortemente ma, quando mi sono fermato, tutte le frustrazioni che avevo, per la mancanza di creatività, scivolarono su altre aree ed io divenni una persona più ricca, tanto che adesso ho più sbocchi di quanti ne avessi prima”.
Con sua sorpresa riprese a disegnare e a scattare polaroids, scoprendo un nuovo impulso da un casuale incontro con una pittura speciale.
“Non ho mai apprezzato particolarmente l’arte, li vedevo solo come dipinti su una parete e non riuscivo ad aprirmi. Poi vidi i dipinti di Frank Auerbach (una testa attorcigliata come un pugno di granito in movimento) che, alla fine, comparve sulla copertina di "Oil On Canvas" e quello arrivò dritto a me. Fu scioccante perché prima non avevo mai provato niente davanti ad un dipinto e, da allora, ho imparato rapidamente, andando da un dipinto all’altro, finalmente in grado di provare qualcosa.
“Non credo che i miei disegni si possano prendere seriamente, da un punto di vista critico, ma mi fa molto bene al momento, è come imparare nuovamente qualcosa. Disegnando si tende a vedere le cose in maniera diversa e questo aiuta la scrittura. Osservo molto di più rispetto a prima, vedo chiaramente le cose, vedo immagini in molte cose che prima non avrei visto e so che arricchisce la mia vita e deve, di conseguenza, arricchire il mio lavoro.
“I disegni e le polaroids mi hanno ridato un’ingenuità che avevo perso – ricominciando da capo – e che tende a tradursi nella musica. Ho pensato ‘Si, mi sentivo in quel modo facendo musica, come faccio a tornarci?”
Ascoltando "Brilliant Trees” sembra di passeggiare in una galleria, vedendo un assortimento di immagini – qualche fragilità stile Japan, alcuni segni, più sontuosi, che una nuova sicurezza stia permettendo alle cose di emergere da dentro. C’è uno struggente desiderio di intuizione nei testi, che completa l’improvvisazione, ed una canzone, "The Ink In The Well", è eccezionalmente vivida, un percorso impersonale verso la scoperta del sé.
"Picasso is painting the ships in the harbour/The wind and sails/These are years with a genius for living"… si usa "Guernica", la documentazione pittorica di Picasso della Guerra Civile spagnola, in un modo molto più intenso di quanto, diciamo, "Tin Drum" usasse l’influenza della musica cinese. Sylvian considera l’ultimo album di studio dei Japan un esercizio riuscito, fruttuoso ma "The Ink In The Well" è decisamente più espressiva. .
“Sono sempre stato influenzato dalle cose visuali e di recente è stata la pittura – Picasso era probabilmente in cima alla lista. 'The Ink In The Well' non si basa sul dipinto ma sui sentimenti che ho provato davanti al dipinto”.
Mi chiedo cosa avrebbe pensato Picasso della vita segreta di "Guernica". Mi chiedo quanto piaccia a Sylvian avere persone che interpretano le sue canzoni.
“Oh, mi piace. Ricevo lettere che esaminano i testi verso per verso, e mi chiedono “che significa? Io credo che significhi che…” ed io riscrivo la stessa cosa – secondo me è sbagliato spiegare cosa provavo mentre scrivevo la canzone. Il valore di un pezzo è interpretarlo come l’individuo lo vede. Allora diventa una cosa personale e tu lo incastri nella tua vita come una cosa di valore, qualcosa di personale. La musica pop non è mai di valore, è intrattenimento, è qualcosa che passa per brevi periodi e ti diverte ma un buon pezzo musicale, o qualsiasi altro lavoro artistico, è qualcosa con cui hai un’affinità ed a cui ritornerai sempre. Credo non sia giusto trarre arte da arte ma, se le mescoli con le tue emozioni, senti un’affinità con lo stato d’animo dell’artista e lo prendi e lo usi a tuo vantaggio”.
Le altre canzoni dell’album, come il singolo "Red Guitar", ancora giocano a nascondino con le emozioni, ma non sono paragonabili alla maggior parte di cose grossolane che si troveranno sugli scaffali di dischi. Non è ovviamente facile farlo aprire.
"Yeah, sono una persona molto sensibile ma si può diventare un po’ più sensibili. Puoi essere consapevole di ogni nervo del tuo corpo così che, non appena ti toccano, anche fisicamente… in realtà, non amo affatto essere toccato da estranei, anche adesso è una cosa che non riesco a superare.
“Mi sento molto a disagio sotto l’occhio pubblico, ad essere intervistato… o essere fotografato, ancora peggio, strano a dirsi. Non so davvero perché, semplicemente mi sento a disagio di fronte alla macchina fotografica. Forse perché sono timido ed è una cosa innaturale da fare, per me, ma sento di essere peggiorato, sono più nervoso rispetto alle cose con cui mi sentivo abbastanza sicuro. Ero abituato a nascondermi dietro alle cose, ero abituato a tirar fuori una specie di spavalderia che mi permetteva di realizzare interviste e sedute fotografiche ed andavo avanti così, piuttosto facilmente, ma ora non ci riesco più, perché lo sento falso. Sto tentando di essere più… no, non provando perché è qualcosa che deve venire naturalmente. Sento che sto diventando più vero a me stesso.
In ogni modo, sto provando a non ingannare me stesso con cose sbagliate per il vero me, quello reale. L’immagine che avevo prima non era proprio un’immagine, veniva da me – riuscivo a mettere una facciata per occuparmi di tutto e adesso non posso farlo. Molti artisti, gente dello show business, appaiono sulla stampa, si può scrivere di tutto su di loro, su qualsiasi tipo di rivista, e non lo vivono come un abuso personale perché riescono a far tacere quella parte di loro quando se ne vanno a casa. Io non riesco a farla tacere ed è per questo che così tante cose mi offendono, specialmente i quotidiani. È nella loro natura scrivere in quel modo e lo capisco ma non posso sopportare di essere ritratto in quel modo”. La sua antipatia verso la stampa ha raggiunto proporzioni fobiche quando i Japan si sciolsero ed un certo tabloid tirò fuori un caso da un piccolo incidente d’auto, con un titolo di prima pagina: “Il più bell’uomo del mondo del pop sfregiato”.
“Dopo che quell’incidente finì sui giornali, volevo separarmi da quell’immagine ma, mentre la maggior parte delle persone se lo sarebbe lasciato alle spalle, io non potevo, perché si trattava di me. Quella che avevo costruito non era un’immagine pretenziosa, così provare a lasciarsela dietro era come cercare di scappare da me stesso. Alla fine, dovetti smettere di fare interviste”.
Come se i pericoli dell’essere bello non fossero abbastanza, c’erano altri insormontabili preconcetti che lo forzarono all’ibernazione. Uno fu la supposizione che, se solo avesse avuto un disco in classifica, sarebbe stato un intrattenitore. Sylvian aveva ben altre idee.
“E’ quel qualcosa che viene immediatamente messo a forza su di te, perché sei un musicista pop. Qualcosa che mi è diventato sempre più scomodo. Sto lavorando nel campo del pop ma, essendo categorizzato come un artista pop o quel che ti pare, sono mischiato insieme ad un intero gruppo di persone che non ha affatto valore”.
Sebbene Sylvian confessi che si sente meno minacciato, ora che ha scelto di ritirarsi dietro al suo lavoro, c’è una ragione pratica per il suo rifiuto di abbellire il suo profilo. Crede che l’arte essenziale debba restare distaccata dal suo creatore per poter assumere una potente vita autonoma.
“è impossibile quando lavori nel pop, perché tu costantemente stai di fronte al lavoro e dici: ‘Questo è mio, l’ho creato io’ – agisci costantemente in quel modo, riempiendo il lavoro e la gente ti guarda e legge le interviste ed ascolta la ragione prima del lavoro stesso. È davvero il modo sbagliato e così, di conseguenza, la gente non è apprezzata se non dopo morta, quando si ritirano e lasciano che il lavoro viva per se stesso”.
Se l’arte del pop è l’autopromozione, gli interessi di Sylvian si trovano altrove.
“Tom Conti fece un’intervista molto, molto tempo fa, in TV, e gli fu chiesto perché non rilasciasse più spesso interviste e lui disse “Perché se la gente mi vede in TV, troveranno il personaggio che interpreto meno credibile. Vedranno solo Tom Conti” ed ha ragione. Non puoi non vedere l’immagine delle pop stars, la gente non se la scampa. Non credo che gli attori dovrebbero rilasciare interviste perché tu poi sei coinvolto nei ruoli che recitano. E lo stesso è con i musicisti”
E la gente?
“Credo che si cerchi di trovare l’elemento umano nella gente, qualcosa di cui puoi impadronirti, in un certo senso. Quando incontri qualcuno, speri che sia una persona aperta, una persona onesta, che non stia cercando di frapporre una barriera, sia per nascondere se stesso o per ingannarti. Credo sia lo stesso con la musica.
“Prima non ho mai avuto molti contatti, se non con le persone della band, ed incontrare un sacco di gente nuova – di solito persone più grandi di me, da cui sento di poter imparare molto – allarga i miei orizzonti. Con i Japan sentivo di essere in cima ad una scala, e non c’era nessun altro posto dove andare, ma ora sento di essere ai piedi di una nuova scala di creatività, che ha tantissime possibilità, ed io voglio continuare a lavorare per salirla”.
A quale scopo?
"Non ci penso. Spero che avrà un qualche valore ma non posso nemmeno cominciare a dire se e quanto ne avrà”
Saggezza?
"Imparare. Devi continuare sempre ad imparare, acquisendo esperienza, istruendoti sulla vita. Ti permette di capirti. Credo che, tramite la comprensione di se stessi, si comprenda molto di più il mondo e gli altri – che è poi quello che ho sempre cercato quando ero più giovane. Si cerca di spiegare il sé e vedere quanto lontano puoi andare. Lo trovo necessario per andare avanti”.
commenti
Re: [1984 - Melody Maker] This brilliant carreer
Grande traduzione. Garzie Cristiana...dovremmo chiamare la sezione interviste con il tuo nome!
Curiosità: ma come si chiamano le sigarette francesi che fuma(va) David? Non è la prima volta che saltano fuori in un'intervista...
Re: This brilliant carreer di Steve Sutherland (traduzione)
Di nulla, Riccardo.
Le sigarette francesi potrebbero essere le gitanes o le gauloises, le stesse che fumava David Bowie.. quelle che ti spaccano i polmoni, insomma! Però davano quel leggero arrochimento alla voce che faceva tanto bello e dannato!
Invece, posso farti una domanda relativa al commento che hai fatto all'altra intervsita? Hai detto, rispetto all'approccio mentale alla vita, che forse adesso avrebbe dato una risposta differente... ne sei certo? Forse la domanda ti sembrerà strana ma... io ho un po' lo stesso problema, vorrei tanto approcciare la vita solo con il cuore ma la testa spesso prende il sopravvento e questo, per quanto io tenti di non farlo, mi rende una persona molto mentale. Sono migliorata, con gli anni, ma le situazioni di crisi mi riportano alle vecchie "abitudini". Io credo che per lui sia lo stesso ma il mio giudizio potrebbe essere falsato da una proiezione personale. Perciò (perdonami la prolissità) vorrei sentire il parere di un altro, magari non afflitto da un eccesso di bagaglio: pensi che, da blemish in poi, il suo approccio non sia tornato ad essere piuttosto mentale?
Ciao
Re: [1984 - Melody Maker] This brilliant carreer
Ciao Cri e grazie per l'informazione (solo una curiosità! Non intendo iniziare a fumare sigarette francesi per farmi la voce roca da Bad Boy!
).
Per quanto riguarda la tua domanda, penso che David abbia da pochi anni aperto le porte ad una certa razionalità che aveva perduto conoscendo Ingrid, Shree Ma e diventando padre. L'amore, la pace dell'anima e la cultura induista lo affascinano ancora, ma il divorzio e la ricerca di una spiegazione per giustificare e dare un senso al dolore ha fatto sì che la mente, nella sua limitatezza, avesse il sopravvento. Vedi, è naturale che l'uomo desideri rendere a portata della ragione qualsiasi cosa incontri nella vita; dunque è facile capire che in una situazione in cui le forze e la determinazione sono gravate dall'emotività, si cerca la via più istintiva, che in un certo senso ti dia sicurezza. Dal momento che io so di essere imperfetto come essere umano, non cerco conforto in altra imperfezione, ma in ciò che mi dice di sedermi, calmarmi e aprire la mente ad un universo dove tutto ha un motivo e nulla è certo. Questa è la mia soluzione per essere felice, sapere che tutto accade per una ragione, e che io devo imparare a comprenderla, affrontarla e riconoscerla. Devi provare, sforzarti e quando sarai davanti ad una situazione tale, capirai di avere compreso o meno l'insegnamento che ti sei coraggiosamente imposta. Basta volerlo.
Ciao
Re: This brilliant carreer di Steve Sutherland (traduzione)
Ciao Riccardo, vedo che la pensiamo allo stesso modo!
Mi piace molto questa tua capacità di approfondire la comprensione.. in realtà, ritrovo in te l'adolescente che ero io.. medita, medita, visti i risultati, potrebbe non convenirti continuare su questa strada!!
Baciotti, ciao