Nel 1980 i Japan firmarono per la Virgin, che non aspettava altro. La loro stella stava sorgendo. Diffidenti verso la moda ma essendo essi stessi di moda, il gruppo realizzò l’album Gentlemen Take Polaroids. Il disco stazionò per oltre dieci settimane nella Top 40. Tutto questo mentre la vecchia etichetta cercava di approfittare del loro momento di popolarità facendo uscire vecchio materiale (Quiet Life e una cover di Smokey Robinson, I Second That Emotion, raggiunsero la Top 10 dei singoli). Fu comunque l’album Gentlemen Take Polaroids a diventare il loro nuovo manifesto musicale. L’album portò ai Japan molti nuovi ammiratori, anche tra quelli che avevano snobbato la loro più vistosa, prima incarnazione. Da allora Sylvian cominciò ad accompagnare Barbieri alle tastiere in studio, la batteria di Jansen si evolse fino ad utilizzare le percussioni elettroniche, e il molto applaudito e non convenzionale modo di suonare di Karn si estese oltre al basso senza tasti, anche ad altri strumenti. Se Gentlemen Take Polaroids abbattè il muro di diffidenza popolare e della critica, fu l’album Tin Drum del 1981 a decretare il raggiungimento del successo della band, un’esplosione di suoni e colori in spazi aperti, presentati con dignità e grazia estetiche notevoli. Nel novembre '81 raggiunse la dodicesima posizione delle classifiche ingesi, dove rimase per oltre cinquanta settimane. I Japan ora cercavano di ottenere rispetto come seri musicisti, e lo fecero ottimamente con il loro testamento di rara eleganza e dall’ampia gamma emotiva. Ovviamente il loro ultimo disco fu il più venduto: The Art Of Parties, Visions Of China e Cantonese Boy furono buoni singoli, Ghosts, che aveva potenzialmente meno possibilità di passare a Top Of The Pops, raggiunse la quinta posizione in classifica. Proprio Ghosts, con le sue eccentriche tastiere gorgoglianti, con i suoi sottofondi silenziosi e con il suo sereno racconto di disperazione, rimane uno dei più coraggiosi e sbalorditivi hit dell’era del pop. I concerti di quel tempo vedevano scene di culto da parte dei fans, che cercavano di imitare lo stile di Karn (etichettato come "sdrucciolevole" dalla stampa) e soprattutto di Sylvian. In verità, non appena i Japan divennero una delle band più grandi e rispettate del paese, i ragazzi si resero conto che volevano qualcos’altro. Per loro, in quel momento, la musica era tutto. Poi lo scioglimento per contrasti interni.