Japan (prima parte)
Inglese del Kent, nato (con il vero nome di David Batt) il 23 febbraio del 1958, David Sylvian si è fatto notare giovanissimo nel mondo musicale. A soli 19 anni, nel '77, firmava il primo contratto discografico con un'etichetta tedesca, la Ariola Hansa, superando una selezione di oltre 300 bands (tra cui i Cure di Robert Smith). Intorno a lui bruciava la stagione migliore del punk (Clash, Sex Pistols, Buzzcocks) e il ragazzo invece registrava le sue prime canzoni mescolando influenze differenti, dalla musica d’arredamento di Eric Satie alle coloriture soul della Motown. E quando cantava sfoderava una voce calda alla Bryan Ferry che da allora è stata il suo marchio di fabbrica, il suo miglior strumento. Intorno a lui aveva riunito altri ragazzi che la pensavano (e la suonavano) come lui: il fratello Steve Jansen alla batteria prima di tutto, Mick Karn al basso e infine il tastierista Richard Barbieri. Per quattro anni i Japan, grazie alla lungimiranza di Richard Branson che li mise sotto contratto con la Virgin nel 1980, sono stati una band di culto nota in tutto il mondo senza mai però sfondare completamente. Forse troppo avanti o forse troppo indietro rispetto ai tempi. Eppure i loro album ancora oggi suonano eleganti e magnetici. I primi lavori non trovarono il consenso di pubblico e critica, c’erano idee e buone intenzioni, ma l’etichetta puntava più sulla loro immagine che sulla musica, e Adolescent Sex e Obscure Alternatives presentavano una miscela di idee in divenire ma nulla più. Dopo aver collaborato con Giorgio Moroder per il singolo Life In Tokyo, registrarono il terzo album nel 1980, Quiet Life. Al lavoro con il produttore John Punter, che già aveva collaborato con i Roxy Music, i Japan intrapresero un viaggio verso nuove sonorità. Abbandonate le chitarre rock e messe in evidenza le tastiere di Richard Barbieri, Sylvian riuscì a rilassare il suo canto in uno stile più soave e laconico, e il basso di Karn iniziò a pulsare nello stile inconfondibile che da allora lo distingue. Brani come The Other Side Of Life e Despair, con l’aggiunta della cover dei Velvet Underground All Tomorrow's Parties, mostrarono come i fino ad allora sfacciati Japan avessero preso contatto con la loro malinconia interiore. Allo stesso tempo il look della band era ora meno sfarzoso, più affabile; stavano mettendo le basi per il nascente movimento New Romantic, sebbene non avessero mai sentito di farne interamente parte. L'album ottenne recensioni più generose, e riuscì ad entrare nelle parti basse delle classifiche. Tutto questo non bastò, la casa discografica perse fiducia nella band, con conseguente non rinnovo del contratto, una decisione che rimpiansero presto.
