Traduzione a cura di Cristiana.
Molti artisti evitano deliberatamente di assumersi dei rischi, facendo dei cambiamenti piuttosto che optare per la salvezza, ma David Sylvian non è tra questi. In tutta la sua illustre carriera, Sylvian ha sempre cercato di portare gli ascoltatori fuori dalle comodità. L’autocoscienza e l’introspezione permeano ogni angolo dei suoi lavori. Le sue canzoni più affascinanti hanno esplorato molti argomenti, inclusa la spiritualità e la ricerca dell’anima nel mondo moderno. Le sue canzoni sono evocative e fragili, mettono l’ascoltatore a confronto con le sfide insite nell’essere umano. Negli anni ’80 David Sylvian fu lanciato tra le celebrità con la tuta spaziale insieme alla sua band, i Japan, che lui sciolse al vertice della popolarità nel 1984. La fine di quel gruppo segnò l’inizio della reinvenzione di un artista, lanciato nella sfida di una visione molto più personale. Dal suo album di debutto, Brilliant Trees, Sylvian ha costruito una notevole carriera, miscelando la sua voce profonda e vibrante con stregonerie da studio. Gli album successivi, come Gone To Earth, Secrets of the Beehive, Plight and Premonition, Flux + Mutability, Rain Tree Crow (la breve riformazione della sua band, i Japan), The First Day, and Dead Bees on a Cake, non erano da meno. Per farla breve, Sylvian trova infinita gioia nella diversità. Le sue uscite come solista o collaboratore attraversano universi musicali multipli, che includono jazz, pop, soul, world, progressive, elettronica e avant garde. Il livello delle produzioni e dei musicisti di supporto ai suoi albums sono di altissimo livello: Holger Czukay, Ryuichi Sakamoto, Jon Hassell, Evan Parker, Bill Frisell, Marc Ribot, Bill Nelson, Robert Fripp, Mark Isham, Michael Brook, Arve Henriksen e Derek Bailey. Gli album di Sylvian occupano un posto unico nel rapporto tra le arti visuali e auditive. Lui stesso un pittore, conosce l’impatto dell’artwork sulla percezione della musica.